domenica 28 aprile 2013

PRECURSORI;L’OCCHIO DI GIADA DI FERGUS HUME





Della gloriosa collana della compagnia del giallo Newton (della quale ho già parlato) uno dei romanzi che da ragazzino mi erano piaciuti di più e che ho riletto con inalterata soddisfazione ieri sera è l’occhio di giada del neozelandese Fergus Hume,un caro estinto oggi ricordato solo per il suo “Il mistero della carrozza chiusa” (Titolo originale; the mistery of hansom cab),il quale  superò per vendite anche i romanzi con Sherlock Holmes figurando tra i best-seller assoluti del diciannovesimo secolo.In realtà Hume scrisse molti altri polizieschi,oggi caduti nell’oblio;sono storie molto avventurose,melodrammatiche e piene di melensaggini,molto vicine a Leroux e Gaboriau e lontanissime dai maestri della Golden age.Ma nei romanzi di Hume vi è sempre un delizioso understatement che porta a smorzare le tinte fosche,che invece i Francesi enfatizzavano enormemente,cosa che ha reso molti di questi testi irrimediabilmente pesanti per il lettore odierno.


Peccato che quest’autore sia oggi così obliato,perchè l’occhio di giada (conosciuto anche col titolo "l'idolo cieco",potete ammirare qua sopra la copertina della precedente edizione nei gialli economici Mondadori anni trenta) è un libro che ho trovato adorabile,perfino  COMMOVENTE.In che modo un poliziesco può commuovere?perchè è un libro così genuinamente feuilletonistico e improbabile e così dannatamente divertente che mi viene da piangere nel pensare che libri così non se ne possano scrivere più,perchè abbiamo ormai perso per sempre quella verginità spirituale che ci portava ad apprezzare storie tanto teneramente ingenue.
Fate attenzione se vi viene voglia di leggerlo;pensate solo che al confronto i libri più spericolati di Edgar Wallace sono rigorosi come un Whodunit di Queen;si deve prendere com’è,e se pensate che sia datato vi sbagliate;infatti è datatissimo.Ma,come dire?è talmente datato che finisce per avere la sua forza nella sua stessa vetustà.
In questo libro abbiamo un idolo proveniente da un’isola del mare della Cina che  ha un occhio solo (che anche in Cina conoscessero Polifemo?) e questo occhio (di giada) è stato rubato.Molte persone,tra cui un principe Russo che forse è un avventuriero,un Persiano vendicativo,una ballerina sensuale e cinica,una vecchia governante dal passato misterioso,un usuraio ebreo e una dolce fanciulla bionda  vorrebbero ritrovare quest’occhio per un motivo ben preciso.Protagonista della storia un giovane pittore che si ritrova ad arbitro della contesa tra questi bizzarri personaggi da operetta.I colpi di scena sono talmente tanti che si finisce col perdervisi,e il tono enfatico alla Collins persino nei convenevoli tra amici è un qualcosa di assolutamente amabile;l’autore vuole tenerci sempre sulla corda,si fa in quattro per lasciarci senza fiato e per quanto mi riguarda ci riesce egregiamente.Quindi ve lo consiglierei di cuore,ma siccome ADORO  le storie d’antan (il romanzo è del 1903) con gioielli favolosi,principi equivoci,donne fatali e biondine innocenti finisco con l’essere tremendamente di parte e sopravvaluare il tutto.

Per puro completismo cito anche gli altri titoli di Hume che sono a suo tempo usciti nella benemerita compagnia del giallo Newton;
-Il mistero della carrozza chiusa (è il suo libro più famoso e celebrato e io non l’ho ancora letto..sono un tipo strano)
-L’enigma della donna errante (favolosooo!!!)
-Come una morsa
-L’uomo dai capelli rossi (fantasticooo!!)

INTRECCIO E SOLUZIONE FINALE;  8/10
-LEGGIBILITA’  8/10
-ATMOSFERA  10/10
-HUMOUR   5/10
-SENTIMENTO   9/10

MEDIA VOTO; 8

venerdì 26 aprile 2013

IL PRIMO ROMANZO DI ANNE PERRY ; IL BOIA DI CATER STREET

IL PRIMO  ROMANZO DI ANNE PERRY ; IL BOIA DI CATER STREET



Ammetto che ero molto diffidente verso Anne Perry,così come verso Georgette Heyer e altre autrici che ricostruiscono il passato senza averlo vissuto di persona.Fortunatamente un amico meno prevenuto di me mi ha consigliato alcuni titoli,ed è stato amore a prima lettura.Soprattutto per la grande Heyer,ma ho molto apprezzato anche questo primo romanzo di Anne Perry.
Ho avuto la fortuna di trovare a un mercatino i primi 3 romanzi con l’ispettore Pitt,uno dei personaggi ricorrenti della Perry assieme all’altro ispettore Monk.I primi 3 libri con Pitt sono anche i primi 3 romanzi dell’autrice ,e posso per fortuna leggerli in ordine cronologico.Il primo è “Il boia di Cater street” ,il secondo “i peccati di Callender square” e il terzo “I misteri di Paragon Walk”,primi di una serie di titoli che evocano zone di Londra più o meno note nelle quali avvengono terribili e sordidi misfatti.
Questo primo libro di Anne Perry,anno 1979,è certamente un esordio di altissimo livello.Per la lunghezza ben maggiore di quella di un normale giallo (e i libri della maturità saranno ancora più corposi,fino a passare le 500 pagine),per la struttura a “episodi” con i personaggi principali  che nel primo libro iniziano a conoscersi,amarsi e odiarsi e che torneranno anche nei prossimi libri;nella letteratura gialla questa è una consuetudine con l’investigatore protagonista,ma non con i comprimari che di solito cambiano romanzo dopo romanzo.
E soprattutto,per l’epoca doveva essere una novità non da poco il ritorno delle atmosfere della Londra Vittoriana  contemporanea a Sherlock Holmes (siamo nel 1881)e soprattutto a una scrittura molto retrò,ricca e piena di particolari e soprattutto molto romantica;tenete presente che si era negli anni settanta e andavano per la maggiore i romanzi di Ed MacBain,i Thriller di Chase e il giallo snello e nervoso,non certo libri dove si dedicano 20 pagine alla descrizione di un ballo dell’epoca e ai sentimenti della giovane protagonista di esso.
Infatti per le prime 50-60 pagine il romanzo somiglia quasi a uno dei regency romance della Heyer,con fanciulle perbene ma determinate e volitive,vecchie nonne petulanti,gentiluomini  compiti e affascinanti.Solo che,dal primo delitto in poi,la Perry sembra voler strappare di colpo la maschera a tutti quei perfetti esemplari di gentiluomini e gentildonne,e infatti,come un cielo che si rannuvola nel bel mezzo di una giornata di sole,il romanzo diventa sempre più grigio,cupo e minaccioso.I personaggi maschili sono piuttosto credibili come esponenti di una società perbenista e ipocrita,soprattutto per il loro indulgere alle relazioni extraconiugali,visto che avere l'amante per un gentiluomo facoltoso era quasi una consuetudine (uno di loro si giustificherà candidamente affermando che quando la moglie è incinta o indisposta per qualche malattia un uomo deve pur continuare a godere della propria virilità)e ovviamente alla donna non era permesso lo stesso comportamento.
I personaggi femminili sono ben più intensi e la loro caratterizzazione sfiora la perfezione;è facilissimo affezionarsi alla giovane protagonista Charlotte,ingenua ma non troppo,alla sua frivola sorellina Emily e alla sua matura sorella Sarah;ma anche altre donne di questo libro non si dimenticano.
L'ispettore di turno è Thomas Pitt,che come detto sarà protagonista di molti altri lavori della Perry;viene presentato non come uno Sherlock Holmes ma piuttosto come un tenente Colombo (che furoreggiava in quegli anni)un uomo dall'aria mite e dimessa che procede nell'indagine a forza di continue domande;ovviamente risolverà il caso e troverà anche il tempo di corteggiare la graziosissima Charlotte.
Dopo questi innegabili pregi,passiamo ai difetti;e secondo me il romanzo è più carente proprio nella parte poliziesca;sinceramente un lettore un attimino smaliziato arriva a capire abbastanza agevolmente  chi  dei personaggi è il brutale assassino di donne giovani e indifese,e anche il movente è lampante.
In ogni caso il romanzo è assolutamente da leggere per chi come me perdona un intreccio giallo non di primo livello in favore di una storia con personaggi vivi e pulsanti,che affascina e sgomenta creando una tensione palpabile semplicemente descrivendo i conflitti dei membri di una famiglia.
Spero che i prossimi romanzi della Perry siano belli quanto questo esordio,sarei già felicissimo.

lunedì 22 aprile 2013

GLI OMNIBUS CAPOLAVORO ;

DELITTI  A LONDRA di EDGAR WALLACE




Per chi non lo sapesse,quella degli omnibus gialli era una meravigliosa collana Mondadori composta di libri rilegati e in veste editoriale piuttosto pregiata che raccoglievano più romanzi di uno stesso autore (magari con un tema conduttore che li accomunava l’uno all’altro) o più raramente antologie di autori diversi.
Pubblicati fin dal secondo dopoguerra,raggiunsero il loro massimo splendore negli anni settanta,quando si cominciava a pensare a un collezionismo più ortodosso della letteratura poliziesca;quindi ecco varie edizioni di questi meravigliosi tomi tutti di un solo colore e con la copertina quasi sempre del grande Ferenc Pinter (tranne che per un caso,il primo Omnibus dedicato a Sherlock Holmes,la cui immagine di copertina era opera di Karel Thole),che evocava al massimo l’essenza di ciò che vi si stava per leggere.Inoltre i primi omnibus storici erano corredati di ampie prefazioni (anche di grandi esperti come Alberto Tedeschi)e in qualche caso perfino della presentazione di ogni singolo romanzo o racconto pubblicato.Bei tempi.
Gli omnibus gialli sono continuati a uscire fino ai primi anni del nostro secolo,ma in vesti editoriali sempre più sciatte e con sempre meno criterio nella scelta dei testi.Per la legge del collezionismo i mediocri omnibus (stampati però in poche copie)degli anni novanta raggiungono prezzi da capogiro (Ho venduto sfida al lettore di Ellery Queen a 155 euro e ho visto vendere Bencolin della polizia di Parigi di Carr a 260!)mentre quelli più belli e significativi se non sono prime edizioni vanno via anche a 5 euro.
In ogni caso ora questi libri eccezionali non si stampano più,anche se gli speciali del giallo curati da Mauro Boncompagni che escono 3 volte l’anno sono dei degni nipotini.
Ora, io ho sempre sostenuto che ci sono scrittori geniali,ma anche antologisti geniali. E l’antologista geniale riesce a valorizzare al massimo lo scrittore di cui cura l’opera,anche se esso si chiama Edgar Wallace e non ne ha bisogno.
Ora,una premessa;io amo Wallace incondizionatamente;di solito questo autore o lo si ama visceralmente o lo si considera un irritante pasticcione(non a torto,visto che scriveva,anzi dettava  alle dattilografe fino a 5-6 romanzi contemporaneamente e molti risultano essere magari epigonali o scontati);ma per me è la quintessenza del divertimento puro in letteratura,alla stregua di Conan Doyle o Gianluigi Bonelli. Almeno 4-5 volte l’anno non riesco a fare a meno di quel tourbillon di ingenue segretarie in pericolo,ispettori affascinanti,bande di criminali organizzate,ladri gentiluomini,equivoci orientali,donne fatali,colpevoli insospettabili...e tanta tanta Londra anni venti.
Bisogna precisare però,a parziale giustificazione dei detrattori,che Wallace non somiglia affatto al giallista classico a cui il pubblico è magari abituato e che si aspetta di ritrovare;Ellery Queen e la Christie sono piuttosto lontani sia per tematiche che per modo di scrivere (anche se le prime movimentate storie di Agatha hanno un sapore Wallaciano assolutamente inconfondibile)e per questo il neofita che si approccia a Wallace rimane spesso spiazzato,sconcertato.Wallace appartiene in tutto e per tutto alla vecchia scuola di Gaboriau e del feuilleton a sensazione;enigmi tanti e di qualità ma in una cornice movimentata e amabilmente inverosimile,personaggi intercambiabili e monodimensionali nel loro essere solo buoni o solo cattivi,storie d’amore e tanta azione.Il delitto tra gentiluomini appartiene alla Golden age,mentre Wallace è nella schiera dei precursori anche se quando andava per la maggiore “Poirot a Styles court” era già uscito.
Sia come sia,la scritta “Wallace è irresistibile” esibita sulla copertina delle mitiche palmine corrisponde alla sacrosanta verità.

Il miglior omnibus dedicato a Wallace (assieme a quelli del ciclo dei giusti e delle avventure di mister Reeder,altrettanto memorabili)è secondo me “Delitti a Londra” ovvero tre romanzi e due racconti assolutamente eccezionali ambientati nel variegato,brulicante e ormai mitico mondo della capitale più affascinante del mondo.
Non che Wallace si perda in dettagliate descrizioni dei luoghi o della vita del tempo,non ne ha bisogno; le sue storie sono impregnate di Londra fino al midollo proprio  perché scritte in presa diretta,quindi senza alcun bisogno di ricostruire,cosa che appesantisce e rende irrimediabilmente falsi i romanzi contemporanei che cercano di restituire un’essenza impossibile da rendere se non si era li presenti.
I tre romanzi sono,in un crescendo di bellezza e qualità, “Il pugnale di vetro”, “La compagnia dei ranocchi” e il leggendario “Il cerchio rosso”.

Il pugnale di vetro è uno dei più lunghi e articolati romanzi di Wallace,e uno dei più “rischiosi”;si,perchè mettere in un solo libro un gigantesco negro che uccide su ordinazione  e che crede di essere il re di un paese di fantasia (infatti un titolo alternativo a questo è il re di Bonginda)un investigatore che non sembra tale,un’arma antica costruita a Venezia,echi dell’oriente e dell’Australia,truci delinquenti che si sono costruiti una falsa facciata di rispettabilità,microfoni alle pareti (!) ladri gentiluomini e avventure mozzafiato di vario tipo e chissà che altro ancora...beh,il rischio di un pasticcio era altissimo;e invece tutto è miracolosamente equilibrato,come uno di quei soufflé quasi impossibili da cucinare ma che se riescono risultano divini. Ovviamente il colpo di scena finale non mancherà,per l’ulteriore soddisfazione del lettore già ampiamente soddisfatto.

-INTRECCIO E SOLUZIONE FINALE;  8/10
-LEGGIBILITA’  9/10
-ATMOSFERA  9/10
-HUMOUR   8/10
-SENTIMENTO   8/10

MEDIA VOTO;8,4

La compagnia dei ranocchi è una storia meno esotica e affascinante del pugnale di vetro,ma molto più serrata e raffinata;qui due funzionari di polizia combattono una super-setta criminale abbastanza tipica di Wallace,la quale tiene già più o meno Londra in pugno e il cui obiettivo è la conquista del mondo intero entro le feste natalizie;ovviamente questa setta ha un capo che verrà individuato solo alla fine,con un meraviglioso coup de Theatre.
Un libro impeccabile e dal ritmo implacabile,uno dei migliori lavori di Wallace.

-INTRECCIO E SOLUZIONE FINALE;  9/10
-LEGGIBILITA’  9/10
-ATMOSFERA  9/10
-HUMOUR   8/10
-SENTIMENTO   9/10

MEDIA VOTO;8,8

Era possibile che dopo i ranocchi ci fosse ad attenderci un romanzo ancora più bello?Si, perché il cerchio rosso è forse il capolavoro assoluto di Wallace (anche se io continuo con testardaggine a preferirgli Il mago)sempre sull’abusato tema del super criminale che gestisce una banda organizzata ma nel cui intreccio c’è un equilibrio e una perfezione difficilmente raggiungibile.
Basterebbe solo il memorabile inizio per consegnarlo alla leggenda;durante un’esecuzione mediante ghigliottina in Francia,il boia leggermente alticcio pianta male un chiodo e la lama si ferma a un centimetro dal collo del condannato;secondo la legge quest’ultimo deve essere graziato,ma da pericoloso che era diventerà un vero flagello.
Chi sarà il capo del cerchio rosso? e’ quello che si chiede il lettore divorando questo libro eccezionale che tiene col fiato sospeso fino alla fine,e ti stordisce e annienta con lo strepitoso colpo di scena finale.Oltretutto è il romanzo che lo stesso Wallace preferiva.

-INTRECCIO E SOLUZIONE FINALE;  10/10
-LEGGIBILITA’  10/10
-ATMOSFERA  8/10
-HUMOUR   8/10
-SENTIMENTO   9/10

MEDIA VOTO; 9

Dopo queste tre portate veramente sostanziose,giunge il dessert e il caffè con 2 incantevoli racconti brevi.Proprio come per la Christie e Queen,i racconti brevi di Wallace non hanno nulla da invidiare ai romanzi.

Detto questo,voglio precisare ancora una volta che Wallace va letto contestualizzando la sua opera (e anche le traduzioni vetuste che tuttora circolano non aiutano certo a renderlo più moderno),altrimenti può deludere e spiazzare;quindi non prendetevela con me se non riuscite a entrare nello spirito giusto per leggerlo,la colpa sarebbe solo vostra....

venerdì 19 aprile 2013

MODESTA PROPOSTA PER UN RITORNO IN LIBRERIA DELLA “COMPAGNIA DEL GIALLO” NEWTON.
 

Gli anni novanta erano un bel periodo per i giallofili; i classici del giallo erano nel pieno della loro opera di ritraduzione di opere impietosamente sforbiciate in prima edizione,ovvero quasi tutto il corpus di Carr,della Sayers e di Van Dine,mica robetta.Ed erano anche nel pieno del loro splendore grafico,con le copertine inedite del grande Jacono,che aveva lasciato quelle del giallo inedito a Prieto Muriana per passare ai classici.
Anche i Gialli Mondadori a quel tempo proponevano molti inediti di grandi autori classici (Penso a Ngaio Marsh,Nicholas Blake,i racconti di Woolrich tradotti e curati da Mauro Boncompagni),una tendenza che fortunatamente negli ultimi anni ha ripreso vigore.
Ma in edicola nell’angolo del giallo non c’erano solo le pubblicazioni mondadoriane;si potevano trovare anche i due altre collane;i gialli della Garden editoriale,che sono durati poco ma hanno proposto cose interessantissime come le Wallace stories (raccolte dei racconti brevi dell’autore),i romanzi di William le Queux e la serie di Raffles il ladro gentiluomo scritta da Hornug;non saranno capolavori ma meritano senz'altro una lettura.
Sulle ceneri dell’iniziativa Garden,ormai nel paradiso delle case editrici defunte,nacquero,nell’ormai lontano 1993,i gialli economici Newton,collana detta anche “la Compagnia del giallo” .Erano volumetti stampati su carta riciclata che costavano 1000 o 1500 lire a seconda del numero delle pagine,incollati un po’ precariamente (ma bastava un filo di vinavil per fissarli bene) e con illustrazioni di copertina non precisamente di grandi maestri.
Però a volte sono le intenzioni che contano,e il valore della collana resta altissimo.Era un periodo meraviglioso,da ragazzino con cinque o diecimila lire racimolate aiutando mio padre o mio nonno nei lavori in casa o nel podere potevo comprarmi da leggere per settimane,e per un ragazzino di campagna i cui amici d'estate si dileguavano i libri erano e sono un'ottima compagnia.Considerando che all'epoca oltre ai gialli la Newton editava anche i mitici “100 pagine mille mire” che proponevano a quella cifra irrisoria classici di ogni tempo,e per qualche misterioso motivo l’unica edicola del mio paesello ne era  fornitissima,era un vero spasso mettersi li a spulciare questi volumetti,leggere tutte le trame in quarta di copertina selezionando via via quelli più invitanti e infine tornare a casa con un bel sacchettone non biodegradabile pieno di libri.
Per quanto riguarda i gialli,l’autore più rappresentato della collana era Edgar Wallace e sulle prime compravo solo i suoi romanzi,ma poi mi azzardai a frequentare anche altri autori.
Qualitativamente il livello della collana si può definire medio-alto per il lettore comune e altissimo per l’amante (qualcuno mi chiama?) del giallo classico precedente alla golden age;infatti oltre a quasi tutti i romanzi di Edgar Wallace (praticamente metà dei numeri di una collana che alla fine conterà 176 titoli)si potevano trovare libri di grandi precursori che risultano difficilmente reperibili in altre sedi.
Oltre a Wallace,la collana presentava l’intero corpus di Biggers e Van DIne;se per Biggers consiglio l’eventuale acquisto,fossi in voi eviterei i Van Dine;infatti l’unica grande pecca della collana era quella di assicurare la traduzione come integrale anche quando palesemente non era così;infatti molti dei titoli provengono dalla collana dei gialli economici Mondadori che usciva negli anni trenta (i quali erano un po la serie B del giallo dell’epoca,mentre le rilegate e pregiate palmine erano la serie A) e già in essa i traduttori dell’epoca tagliavano che era un piacere;e anche se sul frontespizio si assicurava che la traduzione era “opportunamente riveduta e aggiornata” tutto quello che veniva fatto era di ripristinare i nomi originali anziché italianizzati e togliere qualche arcaismo,ma certo non si pensava a reintegrare il testo.
Questo per alcuni titoli,per altri il testo veniva presumibilmente tradotto in quell’occasione,e magari in questo caso sono davvero integrali;ma evitate i van Dine perchè sono stati ritradotti integralmente  e pubblicati a prezzi onestissimi dalla Rusconi editore,e sono tuttora presenti in libreria.
I Wallace invece erano stati tutti ritradotti dalla Garden,e queste traduzioni furono poi riprese dalla Newton.QUindi i titoli di Wallace hanno quasi tutti traduzioni recenti e integrali,un vero affare.
Poi ci sono dei veri e propri fiori all'occhiello,libri importantissimi che sono usciti solo in questa collana.Un esempio tra tutti è “Lunga vita al re” “ della Rinehart,sensazionale “Ruritanian romance” (complotti politici in regni immaginari,il cui romanzo di rifermiento è il prigioniero di Zenda) che farà la gioia sfrenata degli amanti del filone (sempre che questo genere conti ancora qualche estimatore...) contenendo abbondanti porzioni di tutti gli ingredienti del genere.Oltre a questo autentico capolavoro la collana presenta altri impeccabili Mystery di questa grande antesignana del genere.
Andando ancora più indietro nel tempo,sono autentiche perle anche i dimenticati romanzi di A.K Green,la grande autrice del “mistero delle due cugine”,la primissima detective story anglosassone.Sono storie ottocentesche melodrammatiche e passionali ,gradevoli nonostante le melensaggini sentimentali.
Nella compagnia del giallo si poteva reperire l'importantissimo “I tre segugi” di Crofts,mai ristampato nei gialli mondadori,e anche altri titoli di questo grande giallista Irlandese.
Importantissimi sono i romanzi del grande Austin Freeman,che Chandler,in uno dei pochi punti condivisibili del suo sgradevole e pomposissimo saggio “La semplice arte del delitto”,definì a ragione “Un vero mago”.
Poi Joseph Fletcher,tipico e rilassante autore anni venti totalmente obliato dalla Mondadori,e che invece è stato opportunamente ristampato nei bassotti Polillo.
E poi Fergus Hume,impagabile autore Neozelandese che presentava super-misteri gotici e Collinsiani,presente con 5 titoli.
E poi il grandissimo A.E:W: Mason,presente con 5 titoli tra cui il famosissimo “Delitto a villa Rose” e il capolavoro “La casa della Freccia”,uno dei miei 10 gialli preferiti.
E ancora Eden Philpotts e l'importante “La camera grigia”,i romanzi profumati d'oriente di Sax Rohmer (godibilissimi),la dimenticata seguace della Rinehart Carolyn Wells,i racconti di Melville D.Post...una vera e propria biblioteca ideale del giallo che fu.
Ora la collana non esiste più da molti anni.Ancora nel decennio scorso nelle edicole di Santa Maria Novella o della stazione di Pisa se ne vedeva ancora qualche copia,ma adesso niente,si trovano solo in bancarelle e mercatini (oltre che su internet,ovviamente).
Io mi auguro vivamente che,visto il successo dei nuovi libri Newton a 0,99 cents,che questa benemerita casa editrice decida di rieditare almeno i titoli migliori allo stesso prezzo;sarebbe fantastico avere ancora modo di aspettare l'arrivo di un treno assaporando quarte di copertina invitanti  nell'angolo di un'edicola,e magari assicurarsi due orette di bella e sana lettura al prezzo di un caffè.Credo che a molti farebbe piacere,in questi tempi di crisi molta gente riassaporerebbe la gioia di comprarsi dei libri,piacere diventato un lusso per troppi.E non mi pare poco.

giovedì 18 aprile 2013

MARGARET MILLAR,LA PORTA STRETTA



Dovevo farmi in treno la tratta Firenze-Viareggio,roba di quasi due ore.Prima di partire,nella miracolosa libreria nel sottopassaggio laterale della stazione di Firenze Santa Maria Novella (l'unica in centro assieme alla bancarelle di piazza Ciompi che venda gialli,Segretissimo e Urania a un euro),ho riesumato questo romanzo di Margaret Millar,nell'edizione dei classici del giallo con copertina (bruttarella,as usually) di Barcilon.
Appena seduto sul treno semivuoto,ho calcolato che mi sarebbe durato esattamente per la tratta che dovevo percorrere,quindi mi sono messo a leggerlo.
Devo dire che già a Lucca lo avevo terminato,tanta è la maestria della Millar nel tenere il lettore col fiato sospeso,in uno stato di angoscia quasi doloroso.Però quest'autrice mi ha sempre fatto l'effetto di alcuni romanzi di Woolrich;divertenti e assolutamente godibili ma che una volta terminati è meglio dimenticarli e passare oltre,visto che a un'analisi un attimino più ponderata risultano essere totalmente assurdi e forzati;ma a dire il vero quasi mai Woolrich mi ha deluso,mentre questo romanzo della Millar si.
Forse perchè la soluzione finale oggi appare prevedibile e inflazionata,e ciò è  una scusante ma fino a un certo punto,visto che se si legge un Christie o un Carr o un Van Dine d'annata ci si accorge di quanto un romanzo veramente geniale può venire anche scopiazzato ma senza essere inflazionato perchè troppo perfetto e irraggiungibile.
La porta stretta per la prima metà è un capolavoro di suspense e d'ambiente,con la sua protagonista ossessionata da telefonate in cui una sua sedicente vecchia amica (dagli amici mi guardi Iddio..) si diverte a precipitarla in uno stato di continua angoscia e paura grazie ad allusioni e minacce mirate a sconvolgerla.La storia è bella e veramente inquietante,e  piena di  personaggi secondari  splendidamente abbozzati ma che poi di fatto spariscono dalla storia,e infatti la seconda parte si sfilaccia perché senza questi comprimari la lista dei possibili colpevoli si assottiglia fin troppo,fino a una soluzione telefonata e prevedibile.
C'è da dire che probabilmente la traduzione oltre a essere vecchiotta non è nemmeno completa,e magari qualche passaggio resta oscuro e irrisolto per questo motivo;fatto sta che a me il romanzo non è piaciuto troppo,esattamente come sapore di paura (o la cancellata)che partiva benissimo e si afflosciava nel finale;probabilmente anche la Millar,come molti giallisti del periodo classico,comincia a essere datata nel senso peggiore del termine,ossia che la sua narrativa non è divenuta un qualcosa di piacevolmente vintage ma  un qualcosa di irrimediabilmente obsoleto.Spero naturalmente di essere smentito dal prossimo suo libro che leggerò.
Una considerazione finale a margine;chi considera la Christie una scrittrice che bara a causa di libri “scorretti”come l'assassinio di Roger Ackroyd,forse non ha mai letto questo romanzo della Millar ;qua infatti il lettore viene preso beatamente per i fondelli fin dalla prima pagina.

-INTRECCIO E SOLUZIONE FINALE;  7/10
-LEGGIBILITA’  9/10
-ATMOSFERA  8/10
-HUMOUR   5/10
-SENTIMENTO   7/10

MEDIA VOTO;7,1

mercoledì 17 aprile 2013

-I DIMENTICATI;

KAY STRAHAN -  LA FATTORIA DEL DESERTO




 Il mio passatempo preferito è setacciare bancarelle e mercatini dell'usato in cerca di libri,gialli e non.Per colpa della crisi questi ultimi sono prosperati in modo incredibile,nella piana Tra Pistoia e Firenze dove risiedo ne sono spuntati come funghi.In quasi tutti questi mercatini nell'angolo libri (più o meno esiguo a seconda di dove si va)si trova sempre qualche libro giallo,soprattutto degli anni settanta-ottanta.
Una regola di molte catene di mercatini dell'usato è che dopo 60 giorni il prezzo deciso per il libro si deprezza della metà,e dopo 90 giorni del 75% ; e mi è successo una volta di entrare in uno di questi mercatini e trovare una pila di classici del giallo scaduti.Già partivano da un euro come prezzo di base (questo per capire che affari si possano fare),deprezzati venivano la bellezza di 25 centesimi l'uno;visto che ho l'ambizione di avere la collana completa dei classici del giallo ho arraffato i molti che non avevo senza nemmeno guardare di cosa trattavano,alla fine con 8 euro ho portato a casa 32 libri e non mi pareva di star li a minimizzare.

Riordinandoli negli scaffali ho notato un volume più corposo degli altri,con una bella copertina di Oliviero Berni riguardanti due fanciulle assorte e somiglianti fra loro (Berni era subentrato da poco al mediocre Roger Barcilon,il primo copertinista dei classici del giallo,le cui copertine sempre uguali con primi piani di gente impaurita non sono assolutamente di mio gradimento)e un titolo bello ed evocativo,”La fattoria del deserto”.
Cercando su internet ho scoperto che il romanzo,scritto nel 1933,è uscito negli stessi anni nella collana delle palmine(i collezionisti le chiamano così perchè il logo Mondadori degli anni trenta era appunto un piccola palma) e poi ristampato solo in quell'occasione nei classici.Una relativa rarità dunque,oltre che l'unico romanzo dell'autrice tradotto in Italia.
Il mio quinto senso e mezzo mi suggeriva di leggerlo subito,e siccome la giornata di febbraio era fatta apposta per far stare i pigri come me placidamente seduti sul divano,ho seguito l'auto-consiglio.
E ho fatto bene,anzi benissimo.Che romanzone sensazionale questo della Strahan,un perfetto giallo – thriller un po alla Wilkie Collins (per i personaggi e lo stile sempre un po’melodrammatico)e un poco alla Edgar Wallace (bande di criminali organizzate,tesori nascosti,sottotrame arzigogolate)ma anche estremamente raffinato nella psicologia dei personaggi,con quelli femminili che per fascino e importanza sovrastano nettamente i maschili,tutti alquanto buzzurri e materialisti.
E poi l'ambientazione è assolutamente originale. Infatti la fattoria del titolo è appunto un immenso ranch tra Nevada e Utah,tra piane desertificate e immensi pascoli.Non proprio un topos del romanzo giallo classico,anzi l'esatto contrario del villaggetto di campagna inglese o della vetusta villa dell'east coast americana;ma non dimentichiamoci che uno dei capisaldi assoluti del giallo,lo studio in rosso di Conan Doyle,è per metà ambientato proprio in quest'America ancora primitiva e misteriosa,ancora “western” per molti aspetti.
Voce narrante è l'anziana governante e tuttofare della proprietà,un vero angelo del focolare che da decenni protegge tutti gli abitanti della casa.La vita scorre tranquilla fino a che non arrivano due enigmatiche gemelle,figlie dell'unica figlia del padrone del ranch (e signore incontrastato di quelle terre)morta da tempo dopo una vita ribelle e turbolenta.
Le due gemelle sono identiche ma una è buona e dolce e l'altra cattiva e sprezzante.Puntualmente il giovane figlio adottivo del proprietario si innamora di una delle due,non sto a dirvi quale.Le gemelle sono apparentemente in visita di cortesia,ma cercano incessantemente qualcosa nell'immensa proprietà.
Poco dopo capita nella tenuta un personaggio equivoco legato alle gemelle,e iniziano le liti,i sospetti,gli equivoci e infine i delitti.
Quando la situazione diventa insostenibile,viene chiamata a sbrogliare la matassa non un Poirot o un Holmes o un Vance,ma una giovane e bella ragazza dai capelli rossi di nome Lynn MacDonald;a detta di tutti è la più eccezionale detective della zona,e seppur con riluttanza viene assunta.Proprio questo tipo di detective donna,che si va ad aggiungere ad altri personaggi femminili deliziosi disseminati nel romanzo,rappresenta un unicum per l'epoca;le Kay Scarpetta e le altre detective in gonnella erano ancora parecchio lontane,ma già la narrativa americana poteva contare su una di esse.Che poi Lynn ovviamente risolverà brillantemente il caso,che presenta una soluzione che il lettore di oggi può certo ritenere inflazionata ( e forse lo era già nel 1933) ma che però calza perfettamente al resto del libro.
Finale poi tutto zucchero e miele,anch'esso perfettamente pertinente a un libro che in un anno in cui Ellery Queen e la Christie stavano riscrivendo le regole del giallo doveva già sapere di vecchiotto,ma che invece regge benissimo proprio per quel suo essere fuori dal tempo.Certo,se amate i gialli scientifici e rigorosi evitatelo,ma se come me siete un po’ Collinsiani e un po Wallaciani fareste meglio a procurarvelo.
La traduzione è molto buona,ripresa da quella anni trenta ma rinfrescata,quindi senza nomi italianizzati o toscanismi vari;si legge benissimo.
Su E-bay ne vedo sempre qualche copia in vendita a pochi euro,quindi è un libro abbastanza ben reperibile.

-INTRECCIO E SOLUZIONE FINALE;  8/10
-LEGGIBILITA’  9/10
-ATMOSFERA  8/10
-HUMOUR   6/10
-SENTIMENTO   10/10

MEDIA VOTO;8,2
"E I CANI ABBAIANO”  DI JONATHAN STAGGE.




Nella vasta foresta della letteratura poliziesca,un bosco grazioso e pieno di radure soleggiate è senz'altro quello dei romanzi di Jonathan Stagge,che poi non è altri che un altro nom-de-plume  di quel collettivo di autori che risponde al nome (si fa per dire)di Patrick Quentin.
I  romanzi a nome Stagge sono 9,e in pratica rappresentano l'epopea del dottor Hugh Westlake,medico quarantenne vedovo con figlia preadolescente a carico,la dolcissima e sveglia Dawn.Una famiglia ai tempi ben poco convenzionale,la cui esistenza è rappresentata con un gusto e un garbo impareggiabili;ci si affeziona al dottore e alla bambina come se fossero persone vere,cosa che ben di rado accade nella letteratura di genere.
Questo dottore vive a Kenmore,una piccola città che è una sorta di zolla britannica trapiantata in America,dove vive una società di gente più inglese degli stessi inglesi.E come i loro epigoni d'oltreoceano commettono delitti con estrema facilità,e ogni volta il povero dottore ci si trova di mezzo,fosse come testimone,detective improvvisato e anche sospetto. Ovviamente verrà sempre a capo della faccenda,magari con l'aiuto spesso involontario della figlia,che con una frase o un gesto indirizza il padre verso la giusta soluzione degli enigmi.

“E i cani abbaiano” è il primo libro della saga e per me il migliore,sia come intreccio che come pittura d'ambiente.
Abbiamo un inizio da antologia;una sera buia e tempestosa,il dottore che deve lasciare controvoglia la figlia da sola per assistere una malata immaginaria e tornando sente abbaiare i cani in modo continuo e furioso;sente che qualcosa non va,ma non da peso alle proprie sensazioni.La mattina dopo,durante una caccia alla volpe (splendidamente descritta anche nella sua barbarie)viene trovato il corpo di una ragazza privo della testa. Chi sarà costei?per saperlo bisognerà conoscere i vari membri dell'high society di Kenmore,i loro odi,amori,passioni;una trama veramente incalzante e impeccabile (ma con i gustosi siparietti tra il dottor Westlake e Dawn a stemperare una tensione palpabile),con personaggi splendidamente caratterizzati e credibili fanno del libro un vero e proprio gioiellino,da gustarsi preferibilmente in una umida e tetra notte di Gennaio,come ho fatto io.

Un consiglio;se decideste mai di procurarvi i libri di Stagge (sono tutti stati ristampati nei classici del giallo,compreso la buona morte che ha esordito nella collana solo lo scorso anno)leggeteli in ordine cronologico,per seguire la crescita esteriore e interiore della piccola,adorabile Dawn.

Questi i titoli in ordine di uscita (fonte;Wikipedia)


Segue valutazione finale di “E i cani abbaiano”;

-INTRECCIO E SOLUZIONE FINALE;  9/10
-LEGGIBILITA’  9/10
-ATMOSFERA  10/10
-HUMOUR   8/10
-SENTIMENTO   8/10



MEDIA VOTO; 8,9