E' esistita un'epoca che oggi inizia ad essere meno
ricordata di quanto meriti e che forse non sarà mai mitica come la Londra di
Sherlock Holmes o le metropoli USA durante l'epoca del proibizionismo e dei
gangsters, ma che per il sottoscritto esercita un fascino irresistibile; parlo
dell'America degli anni cinquanta, quella dell'ultima epoca veramente felice prima
del Vietnam, con i Drive-in e i Drugstore, con automobili chiassose lungo
statali interminabili, con i grandi magazzini dove lavorano commesse graziose
ed emancipate dalla vita sentimentale e sessuale libera: l'America che si può
vedere in "Psycho" di Alfred Hitchcock, capolavoro anche come
testimonianza di un'epoca, oppure in tanti episodi di "Ai confini della
realtà" o "Alfred Hitchcock Presenta" ; piccole città linde e
operose, gente appagata e felice (all'apparenza, ovviamente) in quegli anni fatati di Boom economico, che
qualche anno dopo raggiunse anche l'Italia.

Erano anni di grande fermento anche per la narrativa
poliziesca; dopo gli esordi ultra-deduttivi fedelissimi alla scuola Inglese di
Van Dine, Queen e Carr, il giallo Americano cominciò a prendere coscienza delle
potenzialità offerte da un tale variopinto Background culturale, e a iniziare a
volare con le proprie ali; prima Hammett, poi Chandler, senza dimenticare
l'importantissimo apporto di Erle Stanley Gardner, resero il poliziesco made in
U.S.A. mitico e inconfondibile quanto il Rock'n roll e gli Hot dog.
Ma in questa "rivoluzione culturale giallistica"
Presero egregiamente parte anche le donne, contribuendo in maniera massiccia (anche
se meno ricordate dei colleghi uomini...) a definire il genere; le autrici, in
particolare, si specializzarono in quel sottogenere che sono le storie di
Suspense psicologica, racconti sul filo del rasoio basati soprattutto sullo
sgretolamento delle certezze della donna
del ceto medio-alto, che di solito, sposata o meno che sia, conduce una vita
serena e protetta e di colpo si trova ad affrontare minacce sconosciute e
terrorizzanti spesso originate da insospettabili, da coloro che dovrebbero
proteggerle e garantire loro quella vita serena a cui anelano; in pratica una
variante dell'eroina in pericolo di stampo Vittoriano, ma in un mondo rassicurante
in modo quasi artificioso nel quale la destabilizzazione dell'ordine risulta
ancora più amplificata.
Questo filone, chiamiamolo del "female
suspense" prese piede negli anni sottilmente inquieti del secondo
conflitto mondiale, durante i quali la vita della provincia Americana scorreva
tranquilla e placida ma molti giovani erano a morire come mosche al fronte,
pericoli lontani e parzialmente ignoti ideali per alimentare più o meno vaghe
apprensioni, e terminò alla fine degli anni sessanta quando il giallo venne
prepotentemente riportato a una dimensione più violenta e metropolitana e dove tensioni e conflitti ben più palpabili sostituirono
le sottili inquietudini degli anni precedenti.
Come in ogni sottogenere, ci furono alcuni capolavori,
qualche decini di ottimi romanzi, molti altri discreti o pessimi. E ci furono
le grandi specialiste, con alcuni calibri davvero importanti.
Ma andiamo a vederle con ordine, le autrici chiave. Per
chi scrive, la prima grande esponente fu la misconosciuta Elizabeth Sanxay
Holding, che scrisse non il primo romanzo di suspense ma il primo capolavoro assoluto, ossia lo
splendido "The Blank Wall"
tradotto come "Una barriera di vuoto" , romanzo del 1947 che
costruisce l'archetipo perfetto della situazione ideale del genere; tipicissima
moglie e madre Americana con marito al fronte che, sola e indifesa, per colpa
di una leggerezza dell'irrequieta figlia si trova a fronteggiare personaggi
loschi e pericolosi dei quali non avrebbe mai, fino a quel momento, nemmeno
sospettato l'esistenza. Tensione sempre
mantenuta altissima in modo magistrale, situazioni al limite dell'assurdo,
continui colpi di scena e voltafaccia e finale catartico da manuale; questo romanzo, amato da Alfred
Hitchcock che lo incluse nella raccolta nota in Italia come "I terrori che
preferisco" e pubblicato anche da Sellerio, DEVE essere letto dagli
appassionati.

Gli anni quaranta videro anche l'ascesa di colei che
resta la più importante esponente del genere, ovvero Margaret Millar, immensa e tormentata
narratrice di storie del brivido che sta al pari di Cornell Woolrich per la
capacità di trasformare in un pezzo di ghiaccio la spina dorsale del lettore, ma
che per farlo non ha bisogno di creare situazioni completamente assurde e prive
di ogni logica come l'illustre collega, limitandosi spesso a esplorare i mostri
della mente malata, riuscendo a ottenere situazioni terrorizzanti col minimo
degli artifici. Leggere per credere gli splendidi "Sapore di paura"
(noto anche come "La cancellata" e con questo titolo incluso in un'altra
delle raccolte Hitchcockiane edite a suo tempo da Feltrinelli, ossia
"Racconti per le ore piccole") "Occhi nel buio", "La
porta stretta", "Una torre per il profeta" e quello che forse è
il suo capolavoro assoluto, "Uno sconosciuto nella mia tomba",
romanzo del 1960 che è la summa della
sua poetica.
Margaret Millar
Altra grandissima scrittrice dalla vita problematica
quanto quella della Millar è Patricia Highsmith, maestra del thriller cinico e
fatalista e forse inclassificabile in un qualsiasi filone, della quale non ho
ancora letto moltissimo ma ho nel cuore un suo romanzo, lo splendido
"Carol" di cui è imminente la versione cinematografica con Cate
Blanchett e Rooney Mara, storia forse non di pura suspense (anche se gli
elementi del genere non latitano certo) ma indispensabile, magistrale ritratto
dell'America dell'inizio degli anni cinquanta, con la giovane protagonista che
lavora in un grande magazzino nel quale incontrerà una donna bellissima ed
enigmatica della quale, pian piano, si innamorerà. Eh si, proprio un amore tra
due donne negli USA perbenisti del tempo, libro scottante che fu pubblicato
sotto pseudonimo nel 1952 dalla giovane autrice e che girò in modo "Clandestino"
per molti anni; si spera che il film abbia successo e faccia finalmente
conoscere questa meraviglia al grande pubblico.


Una giovane e bella Patricia Highsmith, e una cover di Carol
Negli anni Quaranta si impose anche il talento
cristallino di Vera Caspary, autrice dell'immortale "Laura" reso
immortale dalle versione cinematografica con Gene Tierney e Vincent Price (da
noi nota come Vertigine) e che scrisse
pochi ma ottimi romanzi dello stesso genere fino al 1979, quando col superbo
"Il segreto di Elizabeth" (devo decidermi a rileggerlo e recensirlo a
parte, perchè merita) chiuse in modo sopraffino la sua carriera; davvero un peccato
che in Italia non si siano tradotti più di
4 o 5 titoli di questa scrittrice davvero notevole.

Negli anni cinquanta, col sottogenere ormai definito,
presero piede altre autrici di grande bravura, tra cui quella che forse, pur
non avendo all'attivo grandi capolavori come quelli sopra citati, rappresentò
al meglio questo filone con molti titoli di qualità medio-alta che non
tradiscono mai; sto parlando di Ursula Curtiss, per la quale ho un vero debole.
I suoi romanzi ad altissimo tasso di suspense, con un dramma che spesso nasce
tra le rassicuranti mura domestiche (demolendo quindi il mito della "Home
sweet home" Americana) tendono a
somigliarsi un poco tra di loro, ma riescono sempre ad essere eccitanti grazie
a una scrittura collaudata in modo egregio. Per chi scrive, il libro del cuore
dell'autrice è "Orrore" ma sono molto belli anche "Uno di noi
deve morire", "I fantasmi della signora Marrable" e "Morte
di un corvo" ma volete un consiglio? se avete in casa un qualunque romanzo
della signora Curtiss provate a leggerlo, sarà comunque un titolo degno di
nota.

Merita una menzione anche Edna Sherry, scrittrice
"arrabbiata" e cinica che negli anni cinquanta e sessanta scrisse
alcuni ottimi romanzi, dei quali il più famoso è senz'altro "So che mi
ucciderai" (Sudden fear) da cui venne tratto il film omonimo con Joan
Crawford e Jack Palance.
Autrice poco prolifica ma molto dotata era anche Lucille
Fletcher, che più che scrivere romanzi collaborò con il cinema (il celebre
"Il terrore corre sul filo" con Barbara Stanwyck e Burt Lancaster, fu
tratto da un suo radiodramma) e la nascente televisione del tempo, regalandoci
vere perle come lo splendido episodio di Ai confini della realtà dal titolo
"L'autostoppista" assolutamente imperdibile.
In Italia sono noti solo quattro suoi romanzi, di cui
il migliore è senz'altro "Ossessione senza fine" angosciante storia
in cui durante una crociera un medico si trova a dover avere a che fare con
un'inquietante fanciulla che avrebbe il dono di ricostruire il passato delle
persone solo guardandole; situazioni assurde e deliziosamente minacciose,
tensione altissima e un finale agghiacciante e perturbante; un must. Anche
"Morte presunta" e "La morte aveva i suoi occhi" sono
buoni, ma non raggiungono il fascino di "The girl in cabin B-54".
Lucille Fletcher
Quelli della Fletcher sono, purtroppo, gli ultimi
romanzi degni di nota del filone, che giustamente avrà una sua fine. Ma
attenzione che il prossimo mese, nella collana dei classici del giallo
Mondadori, uscirà quella che promette di essere una vera chicca di questo
sottogenere, ossia "Incubo" di Anne Blaisdell, pubblicata a suo tempo
nella collana delle tre scimmiette Garzanti e finalmente riproposta; si tratta
di un romanzo del 1962, finalista del premio Edgar, dove a quanto pare c'è una
dolce e innocente fanciulla che finisce nelle grinfie di una diabolica
aguzzina...
...Più "female suspense" di così, che volete?