giovedì 3 ottobre 2013

INTERMEZZO; UNA STORIA MERAVIGLIOSA




Come ormai sapete, il mio principale divertimento consiste nell’andare in giro per Librerie antiquarie, bancarelle e mercatini dell’usato, a cercare quei libri obliati e dimenticati dei quali spesso vi propino anche le recensioni.
Ma oltre al libro in se stesso, mi piace cercare dai rigattieri anche pezzi di storia del nostro paese, frammenti di passato; e per me le tracce del passato sono soprattutto su libri, giornali e riviste, utili come nessun’altra cosa per raccontare un’epoca; i gusti, le mode, i pensieri di un determinato periodo non si trovano nei saggi pomposi o nei libri di storia, ma su un giornale o su una rivista a dispense.
Ma tra tutti i ritrovamenti carini che ho fatto, credo che questo di ieri li batta tutti; in uno dei mercatini più caotici di Pistoia ho rinvenuto un romanzo di Willi Dias, scrittrice per signorine ormai dimenticata, anche se assieme alla Peverelli era quella che meglio sapeva scrivere, e non mi vergogno a dire che qualcosa di queste scrittrici ho anche letto.
Quindi, alla modica somma di 1,50, vedo questo “La piccola ragazza”, probabilmente  uno dei soliti romanzi melensi e prevedibili seppur pieni di garbo dell’autrice. 




Lo sfoglio indeciso se prenderlo o meno, e quando sto per decidere di lasciarlo al suo destino scorgo, nell’ultima pagina bianca del libro, una grafia elegante e scorrevole. Inforco gli occhiali e leggo attentamente, e ben presto mi accorgo che in quelle righe sono riportate le emozioni e le paure di una ragazza che sta vivendo in tempo reale IL BOMBARDAMENTO DI FIRENZE DEL TRE AGOSTO 1944, quel giorno terribile in cui durante lo stato di emergenza vennero distrutti i ponti della città e molti dei palazzi attorno al ponte vecchio, preludio a un mese terribile nel quale la città venne liberata a un prezzo altissimo di vite umane.
Mi affretto a fare mio il volume, e dopo cena  lo esamino attentamente. Quello che leggo mi commuove e mi lascia perplesso, ma in ogni caso mi rende conscio che ho appena avuto un’esperienza straordinaria; ho letto una testimonianza in tempo reale di un evento estremamente drammatico che non è in nessun libro di storia.
A scrivere parrebbe una ragazza della buona borghesia Fiorentina ( dichiara di essere nella centralissima Piazza dell’Olio, in pratica uno slargo attaccato a Piazza del duomo) molto giovane e abbastanza colta e timorata di Dio, ma che sembra, in quei momenti drammatici, parteggiare per i Tedeschi, e criticare in modo sicuramente ingenuo e superficiale (ma con garbo e senza toni violenti) gli alleati, che a suo dire stanno distruggendo Firenze e l’Italia, come se i ponti non li avessero minati i tedeschi; da qui si evince di come la scrivente fosse una giovinetta tenuta in una relativa ignoranza dalla stessa famiglia, che molto probabilmente aveva buoni rapporti coi nazisti, e la ragazza stessa cita tra i suoi “corteggiatori” (quanta dolcezza in questo appellativo) un certo Werner, nome di chiara origine Tedesca. Il fatto che si esprima come una debuttante fa pensare che la famiglia sia di ceto medio-alto, visto che le ragazze di umili origini non andavano certo parlando di corteggiatori.
Comunque l’ignota dovrebbe essersi chiamata Maria Luisa( o magari è ancora viva? Chissà), ma il cognome è purtroppo illeggibile; ci sono altre due firme, probabilmente di amiche che sono con lei a condividere questo momento, delle quali si legge un cognome, Corsini. Difficile capire però il cognome della scrivente, che in ogni caso è sicuramente Toscana, viste le locuzioni dialettali talvolta adoperate.
Detto questo, ora riporterò in calce il testo della lettera, con punti interrogativi nei passaggi che non ho saputo decifrare.
So che il contenuto potrebbe essere urtante per molti, ma vi invito caldamente a lasciar perdere, in fin dei conti le posizioni politiche di una fanciulla sognante,inesperta e tenuta nell’ignoranza non sono da prendere in considerazione; cercate invece di immedesimarvi nel momento, nella circostanza, di essere anche voi nella Firenze bombardata dove davvero la prossima bomba poteva essere quella decisiva, a vivere un domani incerto nella tenue luce di una fiammella, facendovi coraggio con un libro sentimentale e la preghiera.



 (metto scannerizzazioni del documento, altrimenti sembra di inventarsele certe cose)


3/8/1944, GIOVEDI

Sono le nove meno diciassette minuti; ho terminato la lettura di questo libro nello stesso istante.
Siamo dalle cinque pomeridiane in stato di emergenza. Una tremula fiammella illumina la stanza. Il cannone tuona terribilmente…ininterrottamente…paurosamente… forse tra non molto in queste nostre strade, in questa sognante Firenze, si svolgeranno dei terribili combattimenti e neppure questo gioiello d’arte sarà risparmiato dalle furia devastatrice della guerra… e anche di questo dovremmo ringraziare gl’ Inglesi che hanno riconosciuto e accertato la domanda fatta dal comando Tedesco  di riconoscere Firenze città aperta ( Come chiaramente descritto nel manifesto ? stamane uscito ) E pensare che questi Italiani stanno innalzando laudi di gloria e festa ai nuovi arrivati, incoscienti ancora del male che hanno fatto a questa bella Italia nella loro poca serietà e mancanza di intelligenza ???....  aspettando il nemico e odiando l’alleato. Io non ho punta paura. E spero che il Signore mi aiuti, assieme alla mia famiglia, a scampare i numerosi pericoli che ci minaccino.
Ad ogni modo sarò sempre fedele alla mia idea qualunque cosa avvenga. Se qualche disgrazia succederà il mio ultimo pensiero sarà alla mia patria e…. ai numerosi e cari amici e corteggiatori ed in special modo a D.L. , F.G.  e Werner. E anche alle mie amiche, prima Amanda e Laura, il mio pensiero affettuoso!
Adesso c’è anche una terribile battaglia aerea …che Dio ce la mandi buona e…senza vento.
Il contegno dei DH ? è perfetto, come del resto fino ad ora è stato.
Con  la speranza di rivederli presto far fagotto….?.... col morale altissimo, chiudo questo sfogo e mi firmo

Maria luisa  ?
Marisa, e anche
? Corsini.
Piazza dell’Olio, Firenze.

Questo è quanto.
La calligrafia è elegante e curatissima seppur in una occasione simile, quindi figuriamoci che ottima scrittrice dovesse essere la ragazza quando era tranquilla.
Il tono è colto, da ragazza che ha studiato, le espressioni ricercate ma la punteggiatura non sempre impeccabile; segno di un talento che badava più agli afflati che alla grammatica.
Ma lasciamo perdere la forma, e passiamo alla sostanza; per me questo ritrovamento è stata una esperienza bellissima che ho voluto condividere con voi, ora questo libro tenuto tra le mani di una rosa in boccio in quei momenti drammatici lo custodirò gelosamente come un tesoro prezioso, anche se mi piacerebbe sapere chi è il tapino che si è sbarazzato di un così caro ricordo per settantacinque centesimi netti di ricavato; gente cosi meschina e senza cuore andrebbe presa a calci nel sedere.
Ma non temere, cara dolce  Maria Luisa, il tuo libro non andrà mai più disperso in mercatini polverosi, e le tue parole vivranno ancora per generazioni, cronaca genuina di un’epoca. Spero che ti sia salvata, che tu abbia capito col tempo quanto ti sbagliavi su alcune cose, anche se è facile per me prendere le giuste parti visto che ho i libri di storia che mi hanno illuminato, magari in un momento tanto caotico pure io avrei potuto sbagliare. Spero che qualcuno dei tuoi corteggiatori sia sopravvissuto a quello spaventoso e insensato massacro, ti abbia sposata e resa felice come le eroine dei romanzi di Willi Dias che ti piacevano tanto da riuscire a leggerli anche sotto le bombe, e che ormai non commuoverebbero più quasi nessuna ragazza in fiore, bombardate quotidianamente da messaggi e falsi miti deleteri quasi quanto le V2.

lunedì 30 settembre 2013

“LA SFINGE DORMIENTE” DI JOHN DICKSON CARR



Scommetto che qualcuno di voi se lo sarà chiesto; perchè questo blog finora ha parlato di autori sconosciuti e inflazionati e ha invece trascurato scrittori del calibro di John Dickson Carr, Ellery Queen o S.S. Van dine?

I motivi sono due; primo, sono troppo citati e osannati (talvolta esageratamente) in altri blog di genere. Secondo, non li amo come altri autori.

Parliamo di Carr; sicuramente è un titano del poliziesco, ha scritto molte cose memorabili e alcuni suoi libri li amo molto, ma non riesce a coinvolgermi come la Christie, Conan Doyle o Wallace.
Carr (e Queen) sono i paladini di coloro che amano il giallo-enigma, con camere chiuse, delitti impossibili, situazioni al limite del soprannaturale e cifrari complicatissimi; mi duole dire che io sono un appassionato del giallo avventuroso e romantico, e prediligo storie poliziesche intrise di  avventura e di sentimento, e soprattutto che non siano rompicapi  terribilmente arzigogolati; non ho una mente analitica come quella dei grandi detective, la mia intelligenza è limitata (lo ammetto senza nessun problema)e non ho nessun interesse a risolvere un mistero al di fuori della mia portata. Per cui  più di una volta l'opera Carriana, lo dico con franchezza, mi è rimasta indigesta, e alcuni suoi libri li ho abbandonati dopo poche decine di pagine, esausto.
Ma comunque Carr l'ho  letto, e molto spesso; lungi dall'essere come Chandler che nel saggio “la semplice arte del delitto” liquida pomposamente l'autore in una riga (non riesco a leggere Carr, ma c'è a chi piace), prima di parlare bene o male di un autore perlomeno lo approfondisco; e con Carr mi è accaduto di essere rimasto deluso dai romanzi ufficialmente ritenuti i suoi capolavori assoluti e invece di essere deliziato da quelli considerati minori e nemmeno mai citati; per cui,ora mi si crocifigga pure, ho amato meno Le tre bare (il suo libro più noto e l'unico attualmente disponibile nelle librerie), Il terrore che mormora o Delitti da mile e una notte di libri misconosciuti come Il mistero di Muriel, l'orologio della morte, Astuzia per astuzia, Capitan tagliagola, Saper morire e una croce era il segnale; libri in cui non ci sono misteri troppo complicati e la psicologia dei personaggi conta quanto e più dei virtuosismi dell'assassino.
Se poi invece si unisce il grande mistero alle atmosfere gotiche (tipiche dell'autore, ma spesso troppo marcate e ridondanti) e a dei personaggi stupendi allora ecco il capolavoro assoluto, il libro che considero la punta di diamante dell'autore, ossia “L'automa”, con quella splendida e spaventosa storia di scambi di persone, la sinistra leggenda dell'automa di Maelzel, rimembranze della tragedia del Titanic, amori contrastati... un capolavoro assoluto.
Ma non è del notissimo Automa che vi voglio parlare, bensì di uno di quei romanzi “belli e sconosciuti” che ho detto di prediligere, ossia “La sfinge dormiente”, libro incalzante e incantevole anche se non privo di difetti.




 
LA storia, ambientata in un'Inghilterra post- seconda guerra mondiale in cui si respira aria di vittoria e di ritorno alla normalità, si apre col giovane Donald Holden, membro in incognito dei servizi segreti che torna in patria  dopo aver catturato un feroce criminale nazista; perchè potesse muoversi con libertà il governo lo aveva fatto credere morto e ora lui, di nuovo cittadino civile e divenuto ricchissimo grazie a una eredità, corre angosciato (in quanto nemmeno lui sapeva di essere morto per finta) a cercare notizie di Celia Devereux, la giovane donna di cui è innamorato corrisposto e che anche lei, come tutti, aveva creduto ormai defunto.
Donald ritrova la ragazza viva, disponibile e ancora innamorata, ma protagonista di un vero e proprio incubo; mesi prima ,la sua adorata sorella Margot è stata trovata morta, apparentemente per una naturalissima emorragia cerebrale; ma Celia non crede che una donna tanto in salute possa essere morta così d'improvviso, e crede che l'abbia avvelenata il marito, Thorley Marsh, vecchio amico di Donald, ritenuto da Celia un uomo violento e spregevole, che secondo lei  picchiava e tradiva la moglie. Celia è tormentata, spaventata, parla persino di fantasmi accusatori che si aggirano per Caswall, l'antico castello della famiglia Devereux; ovviamente nessuno le crede e tutti le danno della pazza, tranne ovviamente Donald che preferisce schierarsi dalla parte della dolce Celia piuttosto che da quella dell'ambiguo vecchio amico, che con la moglie aveva un rapporto davvero tormentato e burrascoso, cosa confermata anche dalla diciannovenne Doris, giovanissima amante di Marsh che a quanto pare non ha aspettato nemmeno la fine del periodo di lutto per spassarsela tra le braccia della procace e sveglia ragazza.


Il libro, originale e divertente, presenta molti misteri bizzarri e apparentemente irrisolvibili; come hanno fatto le pesantissime bare della tomba di famiglia dei Devereux, sigillata e mai riaperta, a spostarsi dalla loro collocazione originaria?e come mai, sempre nella cappella di famiglia, viene ritrovata una boccetta di veleno? Ci sono veramente fantasmi a Caswall? Thorley è veramente un uomo manesco e sadico o Celia è completamente pazza? Margot aveva pure lei un amante?
(Tutti questi misteri, e tenete conto che è uno dei romanzi meno complicati dell'autore... quindi immaginate cosa poteva succedere quando decideva di fare sul serio).

Per fortuna, sollecitato da Celia, interviene il dottor Fell, il corpulento e bizzarro investigatore (modellato,sia fisicamente che caratterialmente, sulle sembianze di Chesterton, autore giustamente  adorato da Carr) protagonista di molti dei romanzi migliori dell'autore,che assieme all'accorto Donald tirerà le fila di una vicenda singolare ma alla fine plausibile, narrata in modo stupendo coi misteri che si accumulano e si risolvono ad uno ad uno come nei vecchi feuilleton a dispense, alla cui struttura l'autore in questa occasione sembra ispirarsi.
Si, perchè “The sleeping Sphynx” è un vero romanzo d'altri tempi, con una bella storia d'amore al centro dell'intrigo (cosa che ricorre più di una volta nell'opera Carriana ma non certo uno dei suoi punti forti)  e personaggi di spessore e molto credibili.
Il finale come detto è abbastanza buono e plausibile (alcuni finali Carriani sono veramente troppo illogici e assurdi, e alcuni delitti quasi impossibili da mettere in atto..ci vorrebbe un Fantomas o un Diabolik prima maniera per mettere in atto certi complicatissimi omicidi) a parte un punto risolto veramente con troppa faciloneria...non incorro in spoiler, ma se un autore si infila nel ginepraio del soprannaturale poi non può cavarsela cosi a buon mercato.
In ogni caso un libro veramente interesante e coinvolgente, assolutamente da reperire. Nel caso voleste farlo, virate sulla traduzione integrale di Mauro Boncompagni pubblicata nel classico del giallo 742; tutte quelle prima di essa sono tagliuzzate e antiquate.

Per finire, invito chi conosce Carr e la sua opera a una (spero pacata e rispettosa) discussione sull'autore; è il vostro autore preferito quindi avete trovato odiosa la mia disamina? Oppure siete Chandleriani e lo detestate? Quali sono i vostri titoli preferiti di questo autore, e quali invece non vi hanno convinto? A voi la parola.

-INTRECCIO E SOLUZIONE FINALE;  9/10
-LEGGIBILITA’  8/10
-ATMOSFERA  8/10
-HUMOUR   8/10
-SENTIMENTO   9/10

MEDIA VOTO; 8,4

giovedì 26 settembre 2013

“IL PRIGIONIERO DI ZENDA” DI ANTHONY HOPE, IL CAPOSTIPITE DEL “RURITANIAN ROMANCE”

C'era una volta un'epoca in cui l'esotico era dietro la porta di casa, e molte zone dell'Europa erano praticamente ancora inesplorate e sconosciute agli europei di serie A; la Romania del Dracula di Bram Stoker dovette sembrare agli Inglesi del tempo come la terra di mezzo di Tolkien, tanto le zone a est dell’impero Austroungarico erano ignote ai più; ancora nel 1938 il primo ministro inglese Chamberlain giustificò il non-intervento contro i nazisti invasori della Cecoslovacchia asserendo che in fondo I nazisti avevano invaso zone poco conosciute, per cui non valeva nemmeno la pena di scomodarsi; infatti al tempo in Inghilterra erano sicuramente più note le lontanissime grandi colonie come l'India e il Pakistan che staterelli di poco conto dove non c'era nulla da conquistare.
Quindi, nel lontano 1894, l'inglese Anthony Hope ebbe l'idea di ambientare una storia  improbabile e surreale di complotti dinastici e avventure romantiche non in Inghilterra o in Francia o in Italia, ma nell'oscuro oriente europeo, in uno staterello immaginario che l'autore chiamò Ruritania; per raggiungerlo l'autore ci informa di prendere un treno da Dresda e viaggiare qualche ora verso est; essendo Dresda la grande città tedesca più ad oriente, vicina a Praga e da sempre porta verso la Mitteleuropa, in pratica dalla Germania in poi era possibile inventare repubbliche di sana pianta.
la mia copia, oscar Mondadori con copertina di Pinter

Su questo treno viaggia Rudolf  Rassendyl, simpatico Inglese ricco e sfaccendato,unico in famiglia dai capelli rossi; questo particolare risalirebbe al fatto che quasi due secoli prima un antenato dei Rassendyl avrebbe sedotto una nobildonna Ruritana, e da questa avrebbe avuto un figlio che poi, riproducendosi, avrebbe creato questa linea diretta di discendenti dai capelli rossi, “Uno per ogni generazione”; non mi intendo molto di Genetica e leggi Mendeliane, ma credo che il ragionamento faccia un po acqua... ma non importa, siamo nella terra dei sogni.
Insomma, Rudolf un bel giorno decide di andare a visitare questo lontano staterello al quale la sua famiglia è legata da questa vecchia storia, e non fa nemmeno in tempo ad arrivare che incontra il suo perfetto sosia, nientemeno che sua Maestà Rudolf Elphberg, neo-Re di Ruritania che aspetta di essere incoronato il giorno dopo; I due sosia e per giunta omonimi rimangono sbalorditi, poi capiscono la loro indiretta parentela e fraternizzano, fino a passare una serata di bagordi tutti assieme nel capanno di caccia reale, loro due e I attentendi del Re, il Colonnello Sapt e il giovane ufficiale Fritz Von Tarlenheim, fedelissimi al nuovo sovrano.
Durante la cena ci si accorge che il Re è in realtà un giovanotto scapestrato e beone che il popolo nemmeno conosce visto che è stato sempre all'estero ed è ritornato solo per regnare, e durante la serata eccede pericolosamente in libagioni; alla fine del pasto arriva una bottiglia speciale da parte del fratello Michael il nero (pechè non rosso di capelli come il fratello), pericolosissimo antagonista che aspira al trono e che cerca di impedire l'incoronazione del primogenito. Infatti, contro tutti i consigli degli attendenti che gli rammentano l'imminente incoronazione, il sovrano si scola tutta la bottiglia, ovviamente drogata, e finisce in uno stato d'incoscenza che resta tale anche al mattino dopo.
Ma come avrete capito si può ancora salvare il regno di Rudof  il rosso, perchè il suo sosia è li accanto e desideroso di rendersi utile; sarà quindi Rassendyl a prestarsi per l'inaugurazione, a impersonare il suo sosia; ma Michael il nero e i suoi sgherri partono al contrattacco rapendo e imprigionando il vero Re nella città di Zenda, e da questo punto si scatena una storia serratissima e avvincente, che porterà Rassendyl a sostituirsi al Re ben più che per un solo giorno, rischiando la sua vita e anche di innamorarsi della sposa designata del re, la bellissima principessa Flavia, che disprezza l'originale ma finisce per essere molto intrigata,lei che ignora come stiano le cose, dal sostituto Inglese...
Il libro è bellissimo, un fuoco di fila di avventure romantiche e duelli, complotti e battaglie all'ultimo sangue; un tripudio di divertimento che ancora oggi non ha perso un'oncia del suo fascino. E anche la componente Mystery e Thrilling è assai ben rappresentata,  con una suspense sempre altissima; questo ne fa un libro perfettamente pertinente su questo blog, anche se non è certo un poliziesco (ma come ben sapete mi piace variare).
Il finale sarà epico, ma non consolatorio; alla fine I buoni dovranno pagare un prezzo molto alto per la loro vittoria, perchè un falso Re, anche se ben più meritevole dell'originale, resta sempre un falso.
Infine, una nota cinematografica; da questo romanzo sono state tratte ben otto versioni cinematografiche, ma io ne ho vista una sola e la adoro a tal punto da non voler vederne altre; parlo della meravigliosa versione di John Cromwell del 1937, con un grande Ronald Colman e una stupenda Madeleine Carroll, allora Bionda Hitchcockiana in grande ascesa.




E ora, un poco di storia del Ruritanian romance;
Anthony Hope creò il genere, ma non fu il primo ad avere questa idea; infatti ci aveva già pensato il grande Robert Louis Stevenson col suo incantevole  “Il principe Otto”, una romantica fiaba d'amore in un regno teutonico immaginario. Non uno dei suoi libri migliori, ma sempre godibilissimo.
Anche Thomas Mann, con il suo “Altezza reale” presenta un regno mitteleuropeo un poco da operetta, e se il suo romanzo è  realistico è comuque ascrivibile al genere per l’aria decisamente fiabesca che lo permea.
Non tutti sanno che, dopo Hope, Il Ruritanian romance venne portato  avanti soprattutto da autori polizieschi, che spesso negli staterelli immaginari si prendevano una bella e salutare vacanza letteraria; pensiamo a Mary Roberts Rinehart, che per una volta lasciò le inquietanti dimore gotiche del New England piene di donne in pericolo per scrivere il bellissimo “Lunga vita al re”, romanzone (pubblicato a suo tempo nella compagnia del giallo Newton) che forse è il punto più alto del genere, con supercomplotti, nobildonne intrepide, oscure sette che vogliono rovesciare il regno e principi bambini in fuga. Un libro sensazionale che ho letto molti anni fa e che devo assolutamente gustare di nuovo.
Poi col genere si cimentò nientemeno che la grande Agatha Christie agli albori della propria carriera, non un gran contributo visto che “Il segreto di Chimneys”,ambientato nella fittizia Herzlovakia, è un romanzo confusionario e pasticciato, talvolta simpatico ma nulla più. Molto più gradevole un suo racconto incluso nelle fatiche di Hercule Poirot, ossia “gli uccelli Stinfali”; in uno scenario che ricorda vagamente il lago Balaton Poirot, semplice turista di passaggio, toglierà un cavalleresco quanto ingenuo Inglese da una situazione assai spinosa.
E poi come non ricordare Ethel Lina White e il suo memorabile “la signora scompare”, con la giovane turista Iris Carr ( ormai avrete capito che il tipico protagonista del Ruritarian è inglese e giramondo,che viene coinvolto negli intrighi per puro caso)  che si trova in mezzo ai misteri della balcanica Bandrika?
Il canto del cigno del Ruritanian fu senz'altro “La frontiera proibita” di Eric Ambler, primo romanzo (anno 1936) del grande narratore Britannico di Spy-stories realistiche ed esistenziali; qui il solito Inglese tutto d'un pezzo si ritrova in Ixania, stato tra I balcani dove c'è in atto una rivoluzione; la storia può lontanamente ricordare il prigioniero di Zenda, ma il tono è più amaro e disilluso, il complotto riguarda armi da guerra e nazionalisti megalomani, e il tono non è quello di una fiaba romantica ma quello cupo e greve di chi si aspetta una tragedia incombente, quella seconda guerra mondiale al termine della quale l' Europa conoscerà fin troppo bene le zone a est della Germania, e il Ruritanian diventerà obsoleto di colpo e scomparirà come lacrime nella pioggia.
Ma come per tutte le mode qualcosa rimane, e “Il prigioniero di Zenda” è un graffito bellissimo e che non ha perso un filo di colore, e che DEVE essere reso di nuovo disponibile in libreria.

-INTRECCIO E SOLUZIONE FINALE;  9/10
-LEGGIBILITA’  10/10
-ATMOSFERA  9/10
-HUMOUR   8/10
-SENTIMENTO   9/10

MEDIA VOTO;  9

mercoledì 25 settembre 2013

RITROVAMENTI FORTUNATI GIRELLANDO PER LE BANCARELLE DI FIRENZE; LITTLE WOMEN DELLA ALCOTT ILLUSTRATO DA FRANK MERRILL (E CON DIPINTI DI JESSIE WILCOX SMITH).

Lo ammetto senza nessuna vergogna; sono un fan sfegatato di Piccole donne della Alcott (e del suo seguito piccole donne crescono, che però in originale è un unico romanzo in due parti, non era suddiviso come da noi) , è stato uno dei libri che ho più amato nell’adolescenza ( fino a fantasticare di sostituirmi a Laurie e incontrare di persona le quattro little women, anche se la mia preferita è sempre stata la dolcissima Beth, la sorellina da proteggere che mi sarebbe piaciuto avere e non ho mai avuto) e anche ora lo rileggo con estremo piacere, trovandolo un libro divertente, piacevolissimo e persino commovente nella rappresentazione di una famiglia come non ve ne saranno più, e che forse non è mai esistita ma è bello pensarlo; magari non ci sono mai stati cavalieri erranti per la Mancia o circoli come quello di Samuel Pickwick, ma potrebbero anche esserci stati, chi lo sa? E io nel dubbio propendo per il si, mi piace credere alla favole.
 E oltre che un appassionato, di Little women ne sono un collezionista ossessivo-compulsivo; non appena ne trovo una copia illustrata come Dio comanda la prendo la porto a casa e la sfoglio estasiato, finendo regolarmente per rileggermi interi capitoli del libro.

Insomma di belle edizioni ne ho, ma questa ultima che ho trovato in lingua originale le batte tutte; a una delle bancarelle di piazza Ciompi, la mini Portobello Road di Firenze che è un po’ il mio paese dei balocchi, nel solito scatolone “tutto a 2 euro” c’era questa edizione di Little Women magnifica, con le illustrazioni originali del 1880 di Frank Merrill e soprattutto alcuni dipinti della meravigliosa Jessie Wilcox Smith, credo la più grande illustratrice americana di sempre.
La copia riporta la data 1987 (ma è stampata in carta di pregio con le pagine tagliate irregolarmente, a riprodurre l’edizione di un secolo prima) dalla casa editrice Avenel di New York, collana “Children’s classic”, come se ci fossero ancora dei bambini che leggono Piccole donne.

 Estasiato la prendo e la porto a casa, e passo metà serata in piena sindrome di Stendhal; un ritrovamento fortunatissimo a un prezzo ridicolo a dir poco. E siccome sono buono e carino,ho fotografato alcune di queste meraviglie per condividerle con voi, sperando di fare cosa gradita.

Cominciamo dalla copertina e dalle illustrazioni di Merrill;



Meg alla fiera della vanità

 
Rappresentazioen teatrale in casa March


Il signor march torna dala guerra

Jo fa l'antipatica con Amy e questa si vendica bruciandole l'amato diario. Le due non si parlano ma..


..amy rischia di annegare, Laurie la salva e le due fanno pace

Una esilarante Jo in papalina

Jo piange la morte dell'amata Beth



E ORA PASSIAMO ALLA SMITH;


Laurie si dichiara a Jo e viene respinto...


ma anni dopo avrà più fortuna con Amy



Le quattro sorelle e la signora March

Jo e BEth

E per finire, fronte-retro del libro.

venerdì 20 settembre 2013

“COME IN UNO SPECCHIO” , IL ROMANZO PERFETTO DI HELEN McCLOY

La storia del poliziesco, come per tutti i generi, è fatta di grandi autori riconosciuti ( a volte anche sopravvalutati), di un mare di mestieranti dal discreto al mediocre e infine dagli outsider, ossia coloro la cui produzione è limitata e talvolta nemmeno eccelsa qualitativamente ma che riescono a piazzare 1 o 2 romanzi capolavoro, perfetti e definitivi, che li proiettano per sempre, anche imprevedibilmente, nell’olimpo dei grandi giallisti. In questa categoria mi vengono in mente Hake Talbot, il duo Bristow e Manning, Ethel Lina White, David Frome, Guy Cullingford e tanti altri.
E nella categoria dei grandi outsider rientra sicuramente Helen McCloy, scrittrice americana la cui produzione fu buona ma non  trascendentale; di questa autrice ho reperito  in Italiano “la stanza del silenzio” che è bello ma non eccezionale, “alias Basil Willing” carino e nulla più e infine Panico, che è stata una delusione totale, in quanto prevedibile, privo di ritmo e con un cifrario talmente complesso che a meno di essere enigmisti sopraffini non  è proprio possibile riuscire a decifrare.
L'autrice

Quindi la McCloy avrebbe tutte le caratteristiche della giallista di secondo ordine da ripubblicare nei classici del giallo di tanto in tanto, se non ci avesse lasciato “Come in uno specchio” (In trought glass Darkly), che è un romanzo  di tale indiscutibile valore da essere presente in quasi tutte le classifiche più autorevoli, e  anche nella mia modestissima Top Ten.
Il libro è disponibile in libreria grazie all’impagabile Polillo (che dell'autrice ha pubblicato anche il già citato Panico), ma era già uscito  per Mondadori nella collana dei classici del giallo col titolo “lo specchio del male”; la Polillo ha ripreso pari pari l’ottima traduzione Mondadoriana di Marilena Caselli, per cui se trovate in una bancarella il volumetto Mondadori prendetelo pure tranquilli.
Questo libro, come tutti I capolavori, riesce a essere più cose in una; un libro scritto benissimo, con una tecnica del suspense pressochè insuperata che riesce a mantenere costante l’angoscia per 250 pagine senza il minimo cedimento, personaggi approfonditi dal punto di vista psicologico come raramente se ne trovano nella narrativa di genere e soprattutto una vicenda che fino all’ultimo capitolo sembra soprannaturale e demoniaca per poi avere, come in ogni buon giallo che si rispetti, una soluzione del tutto terrena...anche se permane una certa ambiguità di fondo che non dissolve del tutto l’incubo. In questo il romanzo è più simile ai racconti di Chesterton con padre Brown che agli enigmi impossibili alla Carr, in quanto non presenta atmosfere sovrabbondanti e fuori dal tempo, ma si svolge nell’amena tranquillità di un college per ragazze a un’ora di strada da New York; quanto questa amenità sia apparente, il lettore vedrà da solo.


Parlare di questo romanzo è quasi impossibile senza incorrere in spoiler, cosa che mi guardo bene dal fare perchè se qualcuno si azzardasse a lasciar trapelare anche la minima informazione riguardo alla trama meriterebbe poi contrappassi alla Hammurabi.
Però per invogliare la lettura si può riassumere l’inizio.
Immaginatevi una giovane insegnante di disegno di nome Faustina Crayle, magra e pallida, timida e delicata, quasi una parente stretta di Jane Eyre o di Agnes Grey. Un brutto giorno questa irreprensibile docente viene chiamata in ufficio dalla direttrice e licenziata su due piedi, senza referenze e soprattutto senza che le sia fornito un motivo vero e proprio. Non che il motivo non ci sia, anzi c’è ed è terribile, inquietante; ma l’autrice si diverte a non dircelo, a lasciarci sulle spine.
La povera Faustina se ne va senza una spiegazione e con molti rimpianti, disperata per il proprio futuro; confida le sue pene a un’altra insegnante, Gisela von Hohemens, insegnante madrelingua di tedesco (ma in realtà viennese) bella e giunonica, determinata e volitiva, che incaricherà il suo amico-amante Basil Wiling, lo psichiatra-detective principale personaggio ricorrente della McCloy, di fare luce su un caso che col passare dei giorni assume toni sempre più assurdi e vagamente demoniaci.
Cosa abbia allontanato Faustina dal college lo sapremo solo a pagina 72, ossia quasi a un terzo del libro; a quel punto gli interrogativi si accumulano, sempre più angoscianti, mentre vaghe e recondite presenze spettrali circondano i personaggi ed esulano dalla pagina, ghermendo anche l’attonito lettore che pur al sicuro nella sua stanza inizia a sentirsi minacciato come la povera Faustina. Vi sembro esagerato, che un libro non possa trasmettere una tale partecipazione emotiva? leggetelo e poi me lo ridirete.
Il romanzo poi avrà uno scioglimento da manuale; certo presenterà qualche elemento un po forzato,ma sempre meno di quanto possa succedere nei romanzi di Carr, o in tour-de-forces trionfali ma estremamente azzardati come Dieci piccoli indiani; la spiegazione logica c’è, e pur con qualche crepa tiene alla grande. Ed è questo che fa del romanzo un capolavoro assoluto, riuscire a risolvere una questione sulla carta impossibile in maniera chiara e compiuta. E si che gli indizi per arrivare alla verità ci sono, il romanzo è onesto anche in questo senso; a una terza rilettura, ormai fatto e rifatto fesso, mi sono saltati tutti all’occhio.
In ogni caso in Come in uno specchio non conta tanto l’arrivo quanto il viaggio per raggiungere la meta; l’autrice fa  sfoggio di una penna davvero magnifica, con riflessioni importanti e mai banali sull’amore, la giustizia, l’assurdità delle cose che ci capitano; quindi anche un libro sopraffino anche dal punto di vista letterario, al quale contribuisce la già citata eccellente traduzione.
Insomma, come disse Pietro Citati (parlando del Dono di Nabokov), cosa fate ancora a casa? Piantate  tutto ciò che state facendo e correte in libreria; “Come in uno specchio” è li che vi aspetta.

-INTRECCIO E SOLUZIONE FINALE;  10/10
-LEGGIBILITA’  10/10
-ATMOSFERA  10/10
-HUMOUR   8/10
-SENTIMENTO   9/10

MEDIA VOTO;  9,4

mercoledì 18 settembre 2013

“OMBRE” DI NICOLETTA CASSANI, UN RAFFINATO GIALLO ITALIANO CONTEMPORANEO.

Una delle cose per cui sono contento di avere aperto questo blog è quella di aver potuto conoscere delle persone veramente simpatiche e squisite, che pur con una corrispondenza solo telematica riescono a stupirti piacevolmente, certo più di tante persone che il caso ti infligge sul lavoro o nella vita quotidiana.
Una di queste persone è Nicoletta Cassani, iscritta tra i miei follower col nickname di Niki. Tra le molte sue attività (imprenditrice agricola, madre a tempo pieno, appassionata bibliofila) è anche una scrittrice che frequenta vari generi, tra l’altro (anche se purtroppo finora una sola volta) il poliziesco; e Nicoletta è stata così gentile da omaggiarmene di una copia, che in un pomeriggio inaspettatamente libero ho letto d’un fiato.


L’incursione nel genere da parte di Niki (uso il Nickname perchè mi è simpatico) ha prodotto “Ombre”, un giallo di stampo classico raffinato, ricco e imprevedibile, che merita ampiamente di essere commentato e pubblicizzato (ovviamente questa recensione non è scritta per ruffianeria o che, è sincera in tutte le sue componenti) anche se questo mio modesto blog non è certo una vetrina invidiabile.
Diciamocelo; di mio non avrei mai letto questo libro, perchè non seguo la letteratura contemporanea tantomeno se Italiana; infatti ero impaurito e diffidente, sapevo che era un giallo ambientato perlopiù tra le montagne di Como, e mi aspettavo sempre le solite descrizioni macchiettistiche e stereotipate del piccolo borgo Italiano; invece che sorpresa, lo stile dell’autrice è raffinatissimo, nessuno dice scurrilità in dialetto e altre amenità che affliggono l’ormai provinciale letteratura contemporanea del bel paese; e poi lo stile è piacevole, scorrevole, per nulla ansiogeno; ciò mi ha fatto proseguire fiducioso e rilassato.
Ma andiamo con Ordine; Ombre in realtà è un romanzo composto di due storie in una, due casi separati (uno a Montespino e uno in un quartiere della Como più popolare) ambientati nell’estate del 1969  nei quali agisce il medesimo investigatore privato, Lorenzo Randelli; esso però, in città, è conosciuto col nome più esotico di Elias Conrad, che meglio si addice a un detective,mentre a Montespino, dove agisce chiamato dall’amica Clara, ristoratrice da poco trasferitasi nel piccolo borgo, agisce col suo vero nome; questa originale tecnica narrativa con le due storie alternate in brevi capitoli all’inizio mi ha sconcertato, però una volta capito il meccanismo l’ho molto gradito, in quanto ci si appassiona a entrambi i misteri che hanno in comune un solo aspetto; quello che porta persone comuni e apparentemente normalissime a diventare assassini.
Il caso di Montespino, quello che ho trovato più interessante e ricco dal punto di vista narrativo, presenta un piccolo paese sconvolto da una serie di morti inaspettate; quello di una donna caduta da un dirupo (suicidio?) e la morte apparentemente naturale di un’altra donna di mezza età detestata da tutto il paese, prete compreso. Ma un terzo decesso, quello dell’angelica figlia del dottore, non lascia dubbi sul fatto che sia un omicidio; le pigre e indolenti forze dell’ordine sbattono in cella un vagabondo ubriaco che ha addosso alcuni oggetti presi alla vittima, ma Clara, una forestiera ancora non del tutto accettata nella comunità, si convince che le cose non sono così semplici, e chiama a indagare il suo amico d’infanzia Lorenzo, che porterà alla luce una verità sconcertante, che mi ha ricordato alcuni intrecci alla Miss Marple; in fondo Montespino è una versione montana di St. Mary Mead, e tutto il mondo è paese.
Dopo le atmosfere vicine alla Christie della storia montanara, nella vicenda cittadina si hanno tematiche più vicine a Simenon, in quanto l’azione si svolge in un condominio, in locali pubblici e case altoborghesi.
All’alba di una mattino d’agosto viene rinvenuto davanti a uno stabile il cadavere di un noto e facoltoso imprenditore, che apparentemente non avrebbe alcun motivo di trovarsi in quella zona popolare di Como abitata perlopiù da operai e gente di basso reddito;  Elias / Lorenzo, novello Maigret, indaga sulle vite e sul passato degli abitanti dello stabile, conscio che a compiere il delitto è stato uno di loro, e che non esiste delitto senza movente, che poi risulterà essere umanissimo, alla Simenon appunto.
Credo che infatti l’aspetto più piacevole e innovativo del romanzo sia appunto di presentare un caso in uno stile più anglosassone e un altro invece in uno stile più latino (Simenon, ma anche Fruttero e Lucentini).
Ovviamente Ombre non è un libro perfetto; personalmente avrei voluto che fosse un poco più lungo e dettagliato, perchè i personaggi sono molti e interessanti ma a taluni di loro viene dato forse poco spazio; le stesse vittime, tra cui l’interessante Irene, muoiono troppo presto; avrei preferito vederle in azione in presa diretta, familiarizzare di più con loro prima di ritrovarmele cadaveri. E poi, da appassionato di montagna, mi sarebbe piaciuto un poco di folklore in più; di informazioni interessanti e non stereotipate sulla vita di montagna ce ne sarebbero state da dare, e invece Montespino appare il solito paesetto Italiano che poteva alla fine essere situato anche in pianura padana o nelle colline toscane; il bozzettismo esasperato è irritante e Niki ha fatto benissimo a evitarlo, ma anche l’assenza totale di esso dispiace un poco.
Come mi rammarico per l’assenza pressochè totale di umorismo, di understatement; non mancano delle gradevoli arguzie nella rappresentazione della metalità del borgo (vedi la gustosa sequenza iniziale) ma il tono è sempre cupo, e i dialoghi spesso poco briosi.
Però, se Ombre non è un capolavoro, è comunque un buonissimo romanzo di una esordiente; trovatemelo voi un giallo del 2009 dove non ci sono parolacce, dove non ci sono scene truculente alla Dario Argento ne tantomeno scene di sesso spinto, ingredienti che sono ormai indispensabili per essere pubblicati e seguiti dai lettori.
Diciamocelo, Ombre avrebbe meritato una pubblicazione in una collana ben più importante che nella casa editrice “terza pagina” sita in Ogliastra; ad esempio il Giallo Mondadori, ancora afflitto da anglofilia esasperata, che pubblica autori Italiani col contagocce e preferisce lanciare sul mercato romanzacci sul narcotraffico messicano o sulle sexy damigelle-spie, robaccia di livello infimo ma dove si ammazza e si fa sesso spesso e volentieri.
Se siete interessati il libro è ancora disponibile su IBS, ma con la scritta “difficile reperibilità”, il che rende l’eventuale acquisto un po un’incognita, e il timore è che questo bel libro scompaia dal giro editoriale Italiano; ora, i responsabili del giallo Mondadori come Franco Forte e Mauro Boncompagni difficilmente leggeranno il mio blog, ma se per caso accadesse dico loro una cosa; io una letturina a “Ombre” di Nicoletta Cassani gliela darei.