martedì 13 maggio 2014

"IL BACIO D'UNA MORTA", DI CAROLINA INVERNIZIO.

Se avessi la macchina del tempo vorrei passare una settimana o due nell'Italia di Carolina Invernizio; quell'Italia Giolittiana dove si respirò una eco lontana della belle epoque Europea, dove tutto era (almeno in superficie) pulito e ordinato, dove ancora si parlava di titoli nobiliari e la società era rigidamente divisa in ceti; vorrei, insomma, conoscere gli Italiani di quel tempo, sapere come parlavano, come ridevano, e perchè leggevano Carolina Invernizio; ma non è che la leggevano, la divoravano, le domestiche e le portinaie apertamente (da qui il soprannome "Carolina di servizio") e le signore dei piani alti di nascosto, come un peccatuccio di cui vergognarsi anche se non troppo.
Una giovane Carolina

La Invernizio fu, assieme a Emilio Salgari, la grande pennaiola di consumo dell'Italia dei notabili, e proprio come quell'era gloriosa e irripetibile morì nel 1916. Non era una povera vittima del sistema editoriale come Salgari (che finì suicida per disperazione), ma comunque scriveva troppo, e spesso male. Orientarsi nella sua bibliografia e trovare delle opere ancora potabili è impresa ardua e faticosa, ma visto che la Lucchi e la Salani negli anni settanta e ottanta hanno reso possibile averne una buona parte a prezzi popolari, quando trovo dei suoi libri nelle bancarelle li prendo, e talvolta sono abbastanza coraggioso da affrontarli anche. "La sconosciuta", già recensito su questo blog nello scorso Luglio, era disastrosamente inverosimile ma mi divertì, "I misteri delle soffitte", dopo un ottimo e audacissimo inizio (una bellissima sposa tradita che per vendicarsi sceglie a caso tra la folla del carnevale un bel giovanotto e se lo porta a casa con l'intenzione di passarci la notte, salvo poi ovviamente ripensarci all'ultimo momento perchè è troppo buona...) si perde in un mare di melensaggini insulse; quindi,con Carolina ero a un bivio, mi sono detto "Proviamone un altro e se non va allora basta". Per andare più sul sicuro ho scelto un titolo tra i più famosi, anzi sicuramente il più noto in assoluto, l'unico che tuttora viene ristampato anche da case editrici di primo piano come Einaudi (anche se adesso risulta esaurito); sto parlando de "Il bacio d'una morta" che, ve lo anticipo subito, mi è piaciuto senza riserve e ha fatto schizzare verso l'alto le quotazioni della Invernizio tra gli autori a me graditi.
Dunque, partiamo da questo presupposto;  questo thriller d'antan è ridondante, ha una prosa datatissima, personaggi odiosamente stucchevoli e un mucchio di artificiosità. Quindi si deve assolutamente far presente che è un libro mal scritto; ma al tempo stesso è anche uno dei romanzi più tesi, ricchi di suspense e di superbe agnizioni che possano esistere, la quintessenza del feuilleton macabro e goticheggiante: e di fronte a una storia tanto avvincente, i vistosi difetti finiscono per venire coperti, per passare sullo sfondo.

Copertina dell'edizione Lucchi in mio possesso.

Vediamone velocemente la trama; come sempre nella Invernizio, l'inizio è veramente stupendo; tutto si poteva dire dell'autrice ma aveva il grande dono di saperti portare subito dentro al libro, anche se poi le premesse non erano sempre mantenute.
Siamo nei dintorni di Firenze, per la precisione verso l'Antella e  Ponte a Ema; una Toscana Umbertina ancora selvaggia e contadina, che richiama quella del Pinocchio di Collodi. Qui arrivano Alfonso, un bellissimo ragazzo ventenne, e la sua dolcissima sposa Andalusa Ines; i due si sono conosciuti e sposati in America, e ora si recano dall'amatissima sorella di lui, Clara, un'angelica creatura che vive col marito, il Conte Guido Rambaldi, e la loro piccola figlia Lilia. Alfonso è inquieto, a causa di una lettera inviatagli dalla sorella, in cui essa esterna serie preoccupazioni, ossia che il marito non la ami più e che voglia addirittura la sua morte; i timori del giovane riguardo alla sorella si rivelano subito ben fondati, in quanto la contessa Clara Rambaldi è spirata appena due giorni prima il suo arrivo. Il marito è partito portandosi via la bambina, e alla villa ci sono solo i domestici, che informano Alfonso che la sorella non  è ancora stata interrata, lo sarà soltanto la mattina dopo, e che se vuole può recarsi a darle un ultimo saluto.
Dopo due o tre svenimenti ( essi non si contano durante tutto il libro; svengono tutti almeno una volta, compresi i personaggi secondari) il disperato Alfonso va al cimitero e convince a suon di moneta un becchino a riaprire la bara; Clara giace immobile, avvolta in un bianco sudario, e nonostante la rigidità i suoi lineamenti non si sono ancora arresi alla degenerazione della morte. Alfonso si getta sul corpo inanimato, lo inonda di lacrime e lo bacia più volte sulle labbra (uno dei punti di forza del racconto è il rapporto quasi incestuoso tra i due fratelli, che avrebbe fatto la gioia di Freud; la loro storia familiare è molto complicata in quanto Alfonso era stato disconosciuto dal padre perchè creduto erroneamente figlio non suo, e i due fratelli si sono ritrovati dopo molti anni di nascosto la loro severo padre, e amati di un amore abbastanza morboso ed esclusivo, tanto che il marito di Clara anni dopo, seppur sbagliandosi, avrà ben donde di crederli due innamorati) e d'un tratto...la morta rispode al bacio! ma certo, era solo catalessi, e Alfonso, fuori di se,  porta la sventurata sorella  al sicuro facendo quasi impazzire di terrore il becchino del cimitero che la mattina dopo l'avrebbe sepolta viva (la scena del pover'uomo che si immagina  fantasmi urlanti che lo accusano di averli sepolti vivi è assolutamente di grande effetto) e una volta in salvo e riacquistata la salute fisica e mentale, la povera donna racconta la sua odissea, che si può riassumere poche righe; il marito che l'amava con tutto se stesso è caduto nelle grinfie di una bella e terribile maliarda di nome Nara (addirittura di oscure e misteriose origini Giavanesi...) che lo convince a sopprimere la moglie, e lui, che grazie ai maneggi di Nara crede la dolce e angelica Clara dissoluta e fedifraga (perchè ovviamente lui era un candido giglio..) seppur riluttante esegue, ma per fortuna il veleno non agisce fino in fondo (medici e scienziati, lasciate perdere..) e Alfonso evita alla sorella di essere seppellita viva; ora che il pericolo è passato, restano da punire i colpevoli, nel frattempo fuggiti a Parigi a godersi i soldi della presunta morte. Da qui inizia una rivincita degli offesi con travestimenti e tranelli stile Conte di Montecristo, una partita tesa e serrata contro una cattivaccia (il Conte alla fine è solo un povero minchione..) veramente creepy e ben riuscita, che ovviamente viene sconfitta ma non senza grandi sacrifici e pericoli.
Questo un riassunto veloce della trama, ma state pur certi che il meccanismo tra gotico, thriller e infine poliziesco è molto più complesso e sfaccettato di quanto si possa pensare, con mille indovinati comprimari e una narrazione incalzante che non concede tregua al lettore. Certo, non di rado sbufferete (le smancerie tra i buonibuonissimi sono insopportabili) ma vi divertirete anche molto. Insomma, per una volta tanto la nostra modesta e umile Carolina non sfigura al confronto di un Collins, un Sue o un Dumas, e da Italiano sono orgoglioso di annunciare  che, contro tutte le aspettative, anche da noialtri è stato scritto un Feuilleton coi controfiocchi.

PS;Informo l'amica Anna Comnena che nella bancarella dove ho preso questo libro avevano anche "La sepolta viva" e "La vendetta di una pazza" (che tu mi dicesti essere direttamente collegati al Bacio d'una morta), con calma li leggerò poi ti faccio sapere se sono degni del primo episodio, e se la perfida Nara saprà ancora ordire trame delittuose  degne della sua fama.

14 commenti:

  1. Comnena a rapporto! Sono felice che hai letto "Il bacio di una morta", fra i quintali di Invernizio che ho letto da ragazzina è quello che mi è rimasto più impresso! Concordo con tutta la recensione : a parte la media di uno svenimento ogni tre pagine, coincidenze inverosimili, è un feuilleton insuperabile, al più alto livello del genere. Come scrittrice, la Invernizio di capacità ne ha, e ne ha anche di notevoli, ha una fantasia straordinaria ed è una buona penna. Quello che le manca secondo me è la capacità di osare, di abbracciare il lato oscuro : quando sembra che la trama stia per decollare, che stia per succedere qualcosa di incredibile, all'improvviso ricade nel moralismo e nella prevedibilità. Ha questo approccio manicheistico - i buoni sono totalmente buoni e i cattivi totalmente cattivi - che le impedisce di approfondire la psicologia dei personaggi e di esprimere le sue vere preferenze : per esempio, è chiaro che è affascinata dalla perfida Nara (Giava?! Chissà che immagine si aveva di Giava in Italia a quei tempi), un personaggio curatissimo in tutta la sua affascinante perfidia, ma si sente costretta a mettere al centro quel puro angelo innocente di Clara... questo si vede moltissimo ne "La vendetta di una pazza", che nel frattempo ho trovato e che ha un finale veramente shoccante, macabro e traumatico, come scoprirai! Come hai detto, però, il fascino di questi romanzi sta proprio nel loro essere così deliziosamente datati, nel mostrarci l'immaginario, i sogni, le paure e, per contrasto, la vita quotidiana di un'Italia che non c'è più e della quale, per uno strano fenomeno, a livello di letteratura, a parte "i grandi", è rimasto pochissimo. Ma mentre i grandi esprimevano l'individualità del loro genio, sono stati proprio i cosiddetti minori a cogliere lo spirito dell'epoca e sono loro a regalarci dei bellissimi viaggi nel tempo come quello che vuoi fare tu nell'Italia giolittiana. Io ultimamente invece sto facendo bei viaggi nell'Italia degli anni '40, fra cinema, tentativi di fox trott, macchinoni, ville in campagna, tradizioni, intrighi e tradimenti, con un altro prolificissimo autore scomparso dalla scena e dall'editoria, Lucio d'Ambra : di quel periodo oscuro della nostra storia giustamente sono state condannate alla damnatio memoriae le manifestazioni peggiori, ma un eccesso di zelo ha portato alla scomparsa di decenni e decenni di letteratura colpevole solo di essere nata nell'epoca sbagliata, ma per fortuna ultimamente le bancarelle mi stanno dando tante soddisfazioni!

    RispondiElimina
  2. Ciao Anna, condivido in tutto e per tutto il tuo pensiero; secondo me però alla Invernizio non facevano osare gli editori, credo che all'epoca le censure fossero comunque molto forti;se le avessero lasciato carta bianca forse l'autrice sarebbe stata ancora più grandguignolesca, per il gran divertimento di noi lettori. Ma quell'Italia di cui come dici si sa abbastanza poco ( Uno legge De Marchi, Praga, Boito ma non avrà che scorci, visioni parziali, seppur pregevoli) credo non fosse preparata. In oni caso ho già letto anche La vendetta di una pazza (è più breve del Bacio di una morta), assolutamente scioccante anche se davvero troppo forzato e inverosimile e al di sotto del gioiellino che lo precede.
    Su Lucio D'ambra mi apri un mondo; scrittore messo all'indice da molti (tra cui Rigoni Stern) in quanto "Eccitava l'immaginario fascista" cosa che dissero davvero a sproposito anche di Wanda Bontà (A proposito, ho recuperato entrambi i volumi delle Signorinette e letto il primo, davvero incantevole!) e sinceramente non avevo idea del reale valore dello scrittore; siccome i suoi libri li vedo speso in giro sapreti consigliarmi qualche titolo? grazie.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ma sei una macchina trova libri! è incredibile!!

      Hai visto Signorinette com'è carino? Chi ti è più simpatica? Io sono una grande fan di Renata.

      La fine de La vendetta di una pazza non è stata tanto traumatica per quello che accade alla bimba - anche se ci sono rimasta malissimo! - ma per come reagisce Clara nei confronti di Nara... insomma... il realismo, questo sconosciuto!

      Guarda, il rapporto dei legami con Lucio d'Ambra e il fascismo è un argomento controverso, soprattutto perché in genere i critici si fermano al suo titolo di "accademico d'Italia" e fantasticano sui suoi legami con regime... regime a cui un'aderenza c'è, è inutile negarlo, ma è un'aderenza formale, esteriore, obbligata e vuota e di significato ( e se non fosse così non lo leggerei!), mentre in molti dei suoi libri dice chiaramente la sua vera opinione, e cioè che un intellettuale non può aderire a nessun regime politico per salvaguardare la sua libertà interiore. Come autore operante in quell'epoca va maneggiato con cura, ma penso che i suoi elementi più "sospetti" possano essere tranquillamente attribuiti all'epoca e non presi sul serio; eliminati questi elementi, resta un autore indubbiamente datato, ma che ha il merito di farci conoscere un'Italia che non solo non c'è più, ma che nemmeno immaginavamo ci fosse stata, elegante, colta e cosmopolita ma piena di inquietudini. Come romanzi per cominciare suggerisco le sue due trilogie più note, quella romantica - Fantasia di mandorli in fiore, La Sosta sul ponte e Conversazioni di mezzanotte - e quella sulla famiglia - Il Mestiere di marito, La professione della moglie, L’arte di essere amanti. Sono scorrevolissimi e ben scritti, e per regalare un piacevole e poco impegnativo viaggio nel tempo pomeridiano sono perfetti! E, indipendentemente dal loro valore, colmano molti tasselli vuoti : io, ma penso anche tu, so praticamente tutto della vita quotidiana americana e inglese di quegli anni, riesco a immaginare case, vestiti, macchine, strade ecc., ma sull'Italia ho un grande vuoto!! E non c'è niente da fare : per colmare questo vuoto non ci vogliono gli autori grandi e geniali, ma i piccolini dimenticati.

      Elimina
    2. Dunque, nel primo libro (acora devo leggere il secondo) le protagoniste sono tutte adorabili, sia la simpatica Renata, che Paolona (oggi personaggio politicamente scorretto) ma il personaggio più interessante è forse Iris, dolcissima fanciulla che secondo me per tutto il libro prova un amore saffico abbastanza esplicito verso una sua compagna, un amore bello e profondo, tratteggiato tanto finemente che nessun censore per fortuna se ne accorse (ma magari mi sbaglio io...).

      Comunque, tanto per parlare di letteratura Italiana sotto il fascismo, mi stupisco sempre di come esso sia assente; ci si accorge, in Signorinette che erano gli anni del duce? ho sempre trovato curioso che sia nei libri che nei film dell'epoca prevalga un tono leggero e scanzonato, come se il regime stesso si rendesse conto di quanto fosse greve e almeno nella fiction non volesse imporsi (tranne gli ultimi anni ovviamente, quando il bisogno disperato di propaganda ghermi' ogni mezzo espressivo). Grazie mille per le dritte su Lucio D'ambra, troverò presto qualcosa...sai, qua tra Lucca e Firenze ci sono moltissimi mercatini, e siccome ora come ora la gente porta a vendere migliaia di titoli, è facile trovare ciò che si cerca; pensa che del primo di Signorinette ne ho già viste tre copie!.

      Elimina
    3. Sì, Iris per Gisella si prende proprio una cotta in piena regola! Ma a quell'età è normale, soprattutto in un'epoca in cui i contatti con gli uomini erano pochissimi - pensa alla povera Renata che cosa deve fare per andare a un appuntamento - e in cui, per forza di cose, i forti trasporti emotivi dell'adolescenza avevano come oggetto altre ragazze. Iris poi, più che innamorata, è totalmente affascinata, quasi sopraffatta da Gisella, che per lei è un altro mondo, che rappresenta tutto quello che lei non è, e nello stesso tempo vuole proteggerla... insomma, la classica prima infatuazione devastante di una ragazzina!

      L'assenza della politica si sente ancora di più nel secondo volume, ambientato nel pieno della seconda guerra mondiale : si parla di bombardamenti, di soldati, ma la cosa si ferma lì. L'unica spia, nel secondo volume, di qualcosa di più profondo, è il fatto che, nonostante tutti parlassero della necessità di fare sacrifici e tutti fossero in pensiero per chi era andato a combattere, mai, nemmeno una volta, ci si augura di vincere la guerra, desiderio che invece c'è in tutti i libri di quegli anni, sia tedeschi che dei paesi alleati. In realtà, il regime, purché non ci fosse un'aperta critica, lasciava un'ampia libertà al cinema e alla letteratura, quindi l'unico modo per non correre il rischio di dire qualcosa che potesse essere frainteso era tacere. E poi forse c'era anche una forte volontà di dimenticare, di creare un mondo migliore almeno nella letteratura.

      Anche qui ultimamente le bancarelle di libri usati si sono riempite : è la crisi... Ma sto facendo buoni affari e spesso mi porto a casa gioiellini introvabili di inizio '900!

      Elimina
  3. Salve Omar! Mi scuso per il commento non pertinente all'interessantissimo post, ma vorrei rivolgerle qualche domanda su John Dickson Carr a cui forse saprà darmi una risposta :) potrebbe cortesemente contattarmi all'indirizzo email sxe.nuffsaid@live.it? Grazie mille!

    RispondiElimina
  4. Salve Omar! Mi scuso per il commento non pertinente all'interessantissimo post, ma vorrei rivolgerle qualche domanda su John Dickson Carr a cui forse saprà darmi una risposta :) potrebbe cortesemente contattarmi all'indirizzo email sxe.nuffsaid@live.it? Grazie mille!

    RispondiElimina
  5. Salve Matteo, felicissimo di esserle utile, ma se non le dispiace preferirei mi ponesse le sue domande qua sul blog (non importa se andiamo fuori tema) cosi le eventuali risposte possono essere di aiuto anche ad altri. Grazie.

    RispondiElimina
  6. Certo, ottima idea! Volevo acquistare delle opere di Carr di cui ho letto solo Le tre bare e Il terrore che mormora, che ho adorato, e cercando delle informazioni relative alle traduzioni delle sue opere mi sono imbattuto in informazioni contrastanti, e mi trovo molto in difficoltà su quali edizioni acquistare... Quali traduzioni di Carr sono integrali? Credo di poter scartare gli Omnibus in quanto non integrali, ma per quanto riguarda il resto? Devo puntare alle prime traduzioni (spesso antecedenti il 1980) o a quelle più "recenti", diciamo post 1980? Mi spiacerebbe leggere un'opera e scoprire che è la versione "castrata". La ringrazio per l'attenzione :)

    RispondiElimina
  7. Dnque, la domanda che mi pone fortunatamente ha già la risposta su questo blog; vada al mio post dello scorso 10 gennaio su "L'ultima carta" proprio di Carr e nel corso dell'artcolo troverà l'elenco (per fortuna non molto lungo) dei Carr non integrali, elenco fornitomi dall'mico Stefano del blog "Lequattrobare", che le consiglio caldamente di visitare. In ogni caso qualsiasi Carr tadotto da Francavilla, Boncompagni e Bocchino è integrale, e sono tutte edizioni uscite sui classici del giallo a partire dagli anni ottanta. Spero di esserle stato utile.

    RispondiElimina
  8. La ringrazio molto! Penso di aver trovato la risposta che cercavo. Ho la possibilità di acquistare il lotto dei seguenti Classici del giallo Mondadori:
    Gideon Fell e il caso dei suicidi - n. 465 1984
    Il cantuccio della strega - n. 486 1985
    Destare i morti - n. 556 1988
    Capitan Tagliagola - n. 436 1983
    Una croce era il segnale - n. 567 1988
    La corte delle streghe - n. 331 1979
    Il mostro del plenilunio - n. 196 1974
    Nove risposte per nove problemi - n. 677 1993
    Un colpo di fucile - n. 636 1991
    L'arte di uccidere - n. 146 1972
    La sposa di Newgate - n. 357 1980
    Astuzia per astuzia - n. 668 1992
    Il mistero di Muriel - n. 693 1993
    Sfida per Bencolin - n. 213 1975
    La fiamma e la morte - n. 408 1982
    Otto di spade - n. 481 1985
    Occhiali neri - n. 550 1988
    Un colpo di pistola - n. 700 1993

    Si dovrebbe trattare, dunque, di Carr in edizione integrale non tagliata, se ho capito bene, in quanto le uniche edizioni castrate sono quelle da Lei segnalate. Dico bene? La ringrazio per il suo tempo e per la segnalazione del blog Lequattrobare che seguirò con molto piacere.

    RispondiElimina
  9. Di quelle citate, La corte delle streghe e L'arte di uccidere non sono integrali. Devi prendere la traduzione di Trevisan de La corte (uscita nei classici nel 2001) e quella di Francavilla de L'arte (uscita nei classici nel 2002).
    Il mostro del plenilunio non è integrale, ma è l'unica edizione che c'è, al massimo prendi (se lo trovi, è raro) l'omnibus Bencolin della polizia di Parigi, dove il romanzo è stato rinfrescato in redazione, ma non implementato. Per Sfida per Bencolin (quasi integrale, diciamo) vale lo stesso discorso.
    Ciao

    Stefano

    RispondiElimina
  10. Grazie mille Stefano. Recupererò il lotto ugualmente siccome il prezzo è ottimo, e poi comprerò a parte quelle due opere non appena le recupero. Non mancherò di chiedervi ulteriori consigli sui rispettivi blog. Vi ringrazio per l'attenzione. :)

    RispondiElimina
  11. Certo Matteo (diamoci del tu dai) ti conviene prendere quel lotto comunque se è a un prezzo giusto, tanto fortunatamnte le due opere da prendere a parte di dovrebbero trovare senza troppi problemi.

    RispondiElimina