lunedì 30 settembre 2013

“LA SFINGE DORMIENTE” DI JOHN DICKSON CARR



Scommetto che qualcuno di voi se lo sarà chiesto; perchè questo blog finora ha parlato di autori sconosciuti e inflazionati e ha invece trascurato scrittori del calibro di John Dickson Carr, Ellery Queen o S.S. Van dine?

I motivi sono due; primo, sono troppo citati e osannati (talvolta esageratamente) in altri blog di genere. Secondo, non li amo come altri autori.

Parliamo di Carr; sicuramente è un titano del poliziesco, ha scritto molte cose memorabili e alcuni suoi libri li amo molto, ma non riesce a coinvolgermi come la Christie, Conan Doyle o Wallace.
Carr (e Queen) sono i paladini di coloro che amano il giallo-enigma, con camere chiuse, delitti impossibili, situazioni al limite del soprannaturale e cifrari complicatissimi; mi duole dire che io sono un appassionato del giallo avventuroso e romantico, e prediligo storie poliziesche intrise di  avventura e di sentimento, e soprattutto che non siano rompicapi  terribilmente arzigogolati; non ho una mente analitica come quella dei grandi detective, la mia intelligenza è limitata (lo ammetto senza nessun problema)e non ho nessun interesse a risolvere un mistero al di fuori della mia portata. Per cui  più di una volta l'opera Carriana, lo dico con franchezza, mi è rimasta indigesta, e alcuni suoi libri li ho abbandonati dopo poche decine di pagine, esausto.
Ma comunque Carr l'ho  letto, e molto spesso; lungi dall'essere come Chandler che nel saggio “la semplice arte del delitto” liquida pomposamente l'autore in una riga (non riesco a leggere Carr, ma c'è a chi piace), prima di parlare bene o male di un autore perlomeno lo approfondisco; e con Carr mi è accaduto di essere rimasto deluso dai romanzi ufficialmente ritenuti i suoi capolavori assoluti e invece di essere deliziato da quelli considerati minori e nemmeno mai citati; per cui,ora mi si crocifigga pure, ho amato meno Le tre bare (il suo libro più noto e l'unico attualmente disponibile nelle librerie), Il terrore che mormora o Delitti da mile e una notte di libri misconosciuti come Il mistero di Muriel, l'orologio della morte, Astuzia per astuzia, Capitan tagliagola, Saper morire e una croce era il segnale; libri in cui non ci sono misteri troppo complicati e la psicologia dei personaggi conta quanto e più dei virtuosismi dell'assassino.
Se poi invece si unisce il grande mistero alle atmosfere gotiche (tipiche dell'autore, ma spesso troppo marcate e ridondanti) e a dei personaggi stupendi allora ecco il capolavoro assoluto, il libro che considero la punta di diamante dell'autore, ossia “L'automa”, con quella splendida e spaventosa storia di scambi di persone, la sinistra leggenda dell'automa di Maelzel, rimembranze della tragedia del Titanic, amori contrastati... un capolavoro assoluto.
Ma non è del notissimo Automa che vi voglio parlare, bensì di uno di quei romanzi “belli e sconosciuti” che ho detto di prediligere, ossia “La sfinge dormiente”, libro incalzante e incantevole anche se non privo di difetti.




 
LA storia, ambientata in un'Inghilterra post- seconda guerra mondiale in cui si respira aria di vittoria e di ritorno alla normalità, si apre col giovane Donald Holden, membro in incognito dei servizi segreti che torna in patria  dopo aver catturato un feroce criminale nazista; perchè potesse muoversi con libertà il governo lo aveva fatto credere morto e ora lui, di nuovo cittadino civile e divenuto ricchissimo grazie a una eredità, corre angosciato (in quanto nemmeno lui sapeva di essere morto per finta) a cercare notizie di Celia Devereux, la giovane donna di cui è innamorato corrisposto e che anche lei, come tutti, aveva creduto ormai defunto.
Donald ritrova la ragazza viva, disponibile e ancora innamorata, ma protagonista di un vero e proprio incubo; mesi prima ,la sua adorata sorella Margot è stata trovata morta, apparentemente per una naturalissima emorragia cerebrale; ma Celia non crede che una donna tanto in salute possa essere morta così d'improvviso, e crede che l'abbia avvelenata il marito, Thorley Marsh, vecchio amico di Donald, ritenuto da Celia un uomo violento e spregevole, che secondo lei  picchiava e tradiva la moglie. Celia è tormentata, spaventata, parla persino di fantasmi accusatori che si aggirano per Caswall, l'antico castello della famiglia Devereux; ovviamente nessuno le crede e tutti le danno della pazza, tranne ovviamente Donald che preferisce schierarsi dalla parte della dolce Celia piuttosto che da quella dell'ambiguo vecchio amico, che con la moglie aveva un rapporto davvero tormentato e burrascoso, cosa confermata anche dalla diciannovenne Doris, giovanissima amante di Marsh che a quanto pare non ha aspettato nemmeno la fine del periodo di lutto per spassarsela tra le braccia della procace e sveglia ragazza.


Il libro, originale e divertente, presenta molti misteri bizzarri e apparentemente irrisolvibili; come hanno fatto le pesantissime bare della tomba di famiglia dei Devereux, sigillata e mai riaperta, a spostarsi dalla loro collocazione originaria?e come mai, sempre nella cappella di famiglia, viene ritrovata una boccetta di veleno? Ci sono veramente fantasmi a Caswall? Thorley è veramente un uomo manesco e sadico o Celia è completamente pazza? Margot aveva pure lei un amante?
(Tutti questi misteri, e tenete conto che è uno dei romanzi meno complicati dell'autore... quindi immaginate cosa poteva succedere quando decideva di fare sul serio).

Per fortuna, sollecitato da Celia, interviene il dottor Fell, il corpulento e bizzarro investigatore (modellato,sia fisicamente che caratterialmente, sulle sembianze di Chesterton, autore giustamente  adorato da Carr) protagonista di molti dei romanzi migliori dell'autore,che assieme all'accorto Donald tirerà le fila di una vicenda singolare ma alla fine plausibile, narrata in modo stupendo coi misteri che si accumulano e si risolvono ad uno ad uno come nei vecchi feuilleton a dispense, alla cui struttura l'autore in questa occasione sembra ispirarsi.
Si, perchè “The sleeping Sphynx” è un vero romanzo d'altri tempi, con una bella storia d'amore al centro dell'intrigo (cosa che ricorre più di una volta nell'opera Carriana ma non certo uno dei suoi punti forti)  e personaggi di spessore e molto credibili.
Il finale come detto è abbastanza buono e plausibile (alcuni finali Carriani sono veramente troppo illogici e assurdi, e alcuni delitti quasi impossibili da mettere in atto..ci vorrebbe un Fantomas o un Diabolik prima maniera per mettere in atto certi complicatissimi omicidi) a parte un punto risolto veramente con troppa faciloneria...non incorro in spoiler, ma se un autore si infila nel ginepraio del soprannaturale poi non può cavarsela cosi a buon mercato.
In ogni caso un libro veramente interesante e coinvolgente, assolutamente da reperire. Nel caso voleste farlo, virate sulla traduzione integrale di Mauro Boncompagni pubblicata nel classico del giallo 742; tutte quelle prima di essa sono tagliuzzate e antiquate.

Per finire, invito chi conosce Carr e la sua opera a una (spero pacata e rispettosa) discussione sull'autore; è il vostro autore preferito quindi avete trovato odiosa la mia disamina? Oppure siete Chandleriani e lo detestate? Quali sono i vostri titoli preferiti di questo autore, e quali invece non vi hanno convinto? A voi la parola.

-INTRECCIO E SOLUZIONE FINALE;  9/10
-LEGGIBILITA’  8/10
-ATMOSFERA  8/10
-HUMOUR   8/10
-SENTIMENTO   9/10

MEDIA VOTO; 8,4

6 commenti:

  1. Ho letto ultimamente 'Otto di spade' e mi è piaciuto. Atmosfere inglesi, vecchi manieri e un pizzico di avventura. http://decadentvintage.blogspot.it/2013/07/otto-di-spade.html

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  2. Quello devo ancora leggerlo, grazie per la dritta.

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  3. Io di suo ho letto solo un libro scritto con il suo pseudonimo "Carter Dickson", con John Rode; il titolo è "Discesa fatale", è stato pubblicato dalla Polillo. Mi è piaciuto, ma devo dire che io sono affascinata da un buon delitto in camera chiusa, quindi in questo i nostri gusti divergono; anche se, nemmeno io ho problemi ad ammetterlo, difficilmente riesco ad intuire come l'assassino sia riuscito a perpetrare il suo crimine!

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  4. Alla fine nemmeno a me dispiace un bel mistero, ma deve essere sempre possibile raccapezzarcisi; la mia camera chiusa preferita è quella del "mistero della camera gialla" di Gaston Leroux, con un finale perfetto e logico, e la logica a volte manca ai delitti impossibili, che spesso hanno soluzioni veramente pazzesche.

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  5. Ah, su questo ti do assolutamente ragione. In "Discesa fatale" la soluzione è un po' arzigogolata, ma non tanto incredibile da rovinare il gusto della storia.
    Il libro di Leroux non l'ho letto, recupererò :)

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  6. Carr per me è il migliore scrittore di gialli in assoluto. La soluzione dei suoi enigmi ove spesso aleggia il gotico e il soprannaturale e' pazzesca e per questo mi affascina. Ma non basta, pochi giallisti (un es.. è Van Dine) scrivono bene come lui.

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