domenica 15 febbraio 2015

"IL DRAMMA DEL FLORIDA" DI RUFUS KING.


Lo statunitense Rufus King appartiene a quella schiera di autori di polizieschi definiti “robusti artigiani”, ossia quel girone intermedio che sta tra i grandi e i mestieranti dimenticabili.

Purtroppo, si tende a inserire nella suddetta categoria autori di ben diverso livello, e se per alcuni è un riconoscimento anche troppo generoso, per altri la definizione di artigiano va decisamente stretta; e questo è certamente il caso di Rufus King (e senz’altro anche del suo formidabile omonimo, l’altro “re”  C. Daly King) un autore del quale ho letto ancora poco, ma quel poco mi ha sempre ampiamente soddisfatto, tanto da ripromettermi di dedicare alla sua opera tutta l’attenzione che merita.

Scrittore di grande scorrevolezza, in questo somigliante più alla Christie o a Quentin che a Van Dine o Carr, Rufus King fu un perfetto esponente  del poliziesco della golden age, e se non è famoso come altri grandi è perché forse ha avuto la sfortuna di non essere rispolverato a dovere dalla critica che conta, l’unico modo, per un autore di genere, di salvarsi dall’oblio.

Gran parte dei romanzi di King vedono protagonista il tenente Valcour, segugio preparato e uomo raffinato ma senza le esagerazioni di Poirot e Philo Vance, e meno famoso di loro proprio per questa normalità, come si sa i grandi detective sono ricordati solo se eccentrici e superomistici.

Ma King non era solo un autore di gialli di stampo classico, visto che a lui si deve uno dei mystery  più ammalianti e seducenti mai concepiti, ossia quel “Camera chiusa numero 13” dal quale il regista Fritz Lang trasse quel grandissimo film che è “Dietro la porta chiusa”. Anche se non rappresenta la poetica del suo autore, Camera chiusa numero 13 è un testo di rara bellezza che deve essere letto da tutti gli amanti dei thriller al cardiopalma, con in più una venatura da romanzo gotico che rende la pietanza ancora più saporita e amplifica egregiamente la suspense.

Ma il romanzo di King che non esito a definire un capolavoro è “Il dramma del florida”  (Murder by latitude, 1932) , uscito per la prima volta nel 1936 (numero 131 delle palmine, stupendamente tradotta da Piceni) e ristampato nel 2012 nei classici del giallo, ottenendo un’ottima accoglienza sul blog dei GM.
 
Splendida, come sempre, copertina  di Abbey.
 

Il romanzo si inserisce nel nutrito filone dei gialli ambientati in mare, una sfida che era praticamente obbligatoria per ogni grande autore della Golden age; si farebbe prima a fare un elenco degli autori che NON hanno scritto un giallo di ambientazione marinaresca, piuttosto che il contrario.

In ogni caso, Rufus King riesce, grazie anche alla sua esperienza diretta (aveva lavorato sulle navi) a creare un vero e proprio microcosmo di assoluta attendibilità, a farci vivere il viaggio, farci sentire anche noi parte dell’equipaggio o dei passeggeri.

Il Florida, va subito detto, non è una di quelle lussuose navi da crociera che andavano per la maggiore negli altri romanzi a tema, ma un modesto piroscafo per gente di media estrazione, che vuole recarsi alle Bermuda da New York senza spendere troppo. Il romanzo inizia subito col botto; un uomo (quindi sappiamo subito che l’assassino è di sesso maschile) si intrattiene con il marconista della nave, che aspetta un messaggio cifrato per il tenente Valcour, un messaggio che potrebbe risultare fondamentale per incriminare uno dei passeggeri; l’uomo ride e scherza con l’operatore, e appena il messaggio giunge lo strangola senza pietà, facendo sparire la missiva.

Quindi siamo già  in  pieno dramma, Valcour non è in viaggio di piacere ma sta cercando di bloccare un pericoloso omicida, che ha già ucciso a New York e potrebbe uccidere ancora proprio sul piroscafo; Valcour però non ha la minima idea di chi possa essere, perché non ha una descrizione fisica o qualche indizio materiale, sa solo che un omicida è nascosto tra la variegata umanità che popola la modesta imbarcazione.

Oltre a diversi uomini, ci sono anche alcune donne, tra le quali spicca la signora Poole, enigmatica mangiatrice di uomini non più giovane ma ancora molto bella, ma soprattutto ricca, che passa da un matrimonio, o meglio da un divorzio all’altro. Valcour la segue con attenzione, perché pensa che lei sia la vittima designata, in quanto a New York è stato trovato morto il suo primo marito, e sul luogo del delitto è stato trovato un enigmatico messaggio destinato alla signora stessa. Ma da quale mano verrà colpita? E soprattutto, perché?

E’ questo proiettare subito il lettore nel bel mezzo di un dramma, piuttosto che cominciare a narrare tutto dall’inizio, uno dei fattori che rende il romanzo eccezionale. E l’altro motivo, ancora più importante, è il formidabile innesto di una storia che affonda in un passato remoto; come in  “Trappola per topi” della Christie  l’omicida potrebbe agire per vendicarsi di abusi e traumi patiti nell’infanzia, in quanto l’enigmatica signora Poole adottò assieme al primo marito (non ufficialmente) una trovatella, coccolandola e mantenendola per alcuni anni nel lusso più sfrenato, per poi abbandonarla a se stessa una volta passato il capriccio, limitandosi a metterla in un istituto e passandole un mensile per il mantenimento, senza mai più rivederla; da qui Valcour formula un’agghiacciante ipotesi; se uno dei passeggeri più giovani fosse in realtà una donna travestita da uomo, che aspetta solo l’occasione giusta di farla pagare alla perversa “madre adottiva”?

Nel frattempo le morti diventano due, e nel piroscafo si diffonde un’atmosfera di incubo e di minaccia egregiamente tratteggiata dall’autore, e l’oceano diventa un luogo claustrofobico e opprimente, e in questo ricorda il delizioso “Vele insanguinate” della Rinehart, con quel memorabile assassino armato di ascia.

 La suspense si fa sempre più incalzante, in brevi capitoletti contrassegnati ognuno dalle coordinate raggiunte dal piroscafo al momento dell’azione (almeno nell’edizione delle palmine che ho io, non so in quelle successive…) ed è impossibile smettere di leggere fino al  superbo finale, che ribalta egregiamente tutte le teorie che Valcour ( e il lettore) avevano elaborato nel frattempo.

Un romanzo davvero imperdibile, di quei rari gioielli che unisce in se un enigma di prim’ordine, personaggi memorabili e una grande tensione; quei tre fattori che, almeno per me, fanno il giallo perfetto.

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