lunedì 2 febbraio 2015

LE PALMINE DIMENTICATE 5 - "LA TORRE DI RE GIOVANNI" DI MAURICE RENARD


Proseguono i fortunati ritrovamenti delle palmine in mercatini e bancarelle, che mi permettono di leggere le decine di testi della collana dei libri gialli, ovvero le Palmine, che non sono mai stati ristampati dai lontani anni trenta.

Di solito sono sempre stato molto critico verso la non-riedizione di queste opere, in quanto nelle precedenti quattro occasioni i testi mi erano parsi bellissimi e non meritevoli di cadere nel dimenticatoio…ma dico subito che, per questa volta, non ho niente da eccepire alla non-ristampa di questo romanzo Francese. Non che non mi sia piaciuto, anzi non mi divertivo tanto a leggere un libro da diverso tempo; ma fu inserito nella collana sbagliata, perché questo “Le singe”, che Renard scrisse in collaborazione col figlio Albert-Jean, è a tutti gli effetti un Urania ante-litteram, in quanto trattasi, udite udite, di un romanzo puramente fantascientifico, che non ha attinenza alcuna col poliziesco ne coi suoi sottogeneri; una spy-story, un’avventura alla Wallace, un romanzo gotico o un thriller a suspense ci potevano tranquillamente stare, ma non un pastiche alla Wells, seppure adorabile.
 
Come sapete, coi testi dimenticati spoilero, tanto difficilmente qualcuno di voi li avrà tra le mani; ma se comunque volete procurarvelo e gustarvelo fermatevi qua con la lettura dell’articolo, non  mi offenderò.

 Dunque, per me che non sapevo con cosa avevo a che fare è stata comunque una piacevolissima e straniante lettura, che mi ha avvinto totalmente: nei primi capitoli si parla di alcuni cadaveri disseppelliti da una misteriosa setta di resurrezionisti (che cosa deliziosamente affascinante!)e un vecchio signore incarica un giovane e rampante diplomatico, Claude Maxim, di raccogliere informazioni sulla faccenda . Poi questa pista narrativa viene temporaneamente abbandonata, in quanto l’attenzione si sposta sulle vicende del fratello di Maxim, Richard, che parte per un misterioso (forse fittizio) viaggio di lavoro ma viene trovato morto a Digione. Sembra sia un attacco di cuore, tutti sono addolorati, e così via; ma nel frattempo continuano ad arrivare telegrammi da diverse città Francesi, che comunicano che il signor Richard Maxim..è stato trovato morto. Alla fine della giornata, si avranno ben 4 Richard Maxim, identici in ogni particolare comprese le impronte digitali (quindi niente sosia travestiti) morti nello stesso istante in quattro angoli di Francia lontanissimi tra loro.

Beh, a questo punto ho cominciato ad avere qualche dubbio. Una situazione così nemmeno il Carr più sfrenato, nemmeno l’Halter più temerario potevano mai concepirla. E infatti, stavolta, la spiegazione razionale non poteva proprio essere possibile, altrimenti l’autore avrebbe schiantato tutti i grandi con un solo romanzo.

 No, nella seconda parte il romanzo diventa un libro di proto-fantascienza dove un “Mad Doctor” riesce a clonare perfettamente gli esseri umani, grazie a una macchina di sua invenzione custodita in una torre minacciosa, quella del titolo. Alla fine si scopre che i cadaveri li faceva rubare lui, per farci i suoi pazzeschi esperimenti. Insomma, un po dell’Isola del dottor Moreau, una spruzzata del Castello dei carpazi di Verne, qualche artificio da Feuilleton ed ecco uno strano, grazioso, interessante romanzo che però nella collana dei Gialli Mondadori, poverino, non ci può proprio stare. Potrebbe essere ristampato con una leggera rinfrescata (la traduzione di Cesare Giardini è ottima) negli Urania, ma la collana purtroppo non presenta mai qualche testo pionieristico, quindi ciò è impossibile.

Insomma, un grazioso reperto destinato a un sicuro oblio. Ma è stato proprio in unicum, nei GM? No. Perché, volendo proprio fare i pignoli, non è proprio la sola opera fantascientifica proposta nelle palmine…. visto che, nel numero 3, nel leggendario volume dedicato a Robert Louis Stevenson, si presenta nientemeno che “Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hide”. Miracoli di un’editoria ancora capace di sorprendere, senz’altro  più innovativa e audace di quanto non sia adesso.

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