giovedì 3 dicembre 2015

"MORTE IN ASCENSORE" DI ALAN THOMAS.



Come ho già segnalato su questo blog un paio di settimane fa, i Bassotti hanno riaperto i battenti, e con un titolo che era molto atteso dai giallofili Italiani, in quanto "The death of Laurence Vining" romanzo d'esordio datato 1928 (non 1924 come da me precedentemente dichiarato,errata corrige) del Londinese Alan Thomas, è molto rinomato nel mondo anglosassone soprattutto perchè incluso in alcuni elenchi ufficiali sulle migliori "camere chiuse" (ovvero un delitto consumato in uno spazio delimitato nel quale nessuno dovrebbe avere accesso oltre alla vittima, che comunque è morta inequivocabilmente per mano altrui) di sempre.
Anche se non sono un grande fan delle classifiche, quasi sempre parziali e poco obiettive (specialmente quelle Anglosassoni e nostrane, che puntualmente si dimenticano dei Francesi) devo dire che il romanzo di Alan Thomas si è rivelato non solo all'altezza di ogni top-qualcosa, ma anche un vero e proprio capolavoro, una gemma assoluta del poliziesco rimasta clamorosamente inedita nel nostro paese per ben 91 anni.




Potrei limitarmi a dire che il romanzo è una grande camera chiusa, all'altezza di quelle di Carr e Queen, e cavarmela così con poco; ma la forza di questo libro è quella di essere ANCHE una eccezionale camera chiusa, ma alla fine essa è uno dei tanti punti di forza del testo, in quanto in esso viene praticamente incluso tutto il vecchio e il nuovo di questo genere letterario; eravamo, ricordo, nel 1928, un anno santo e benedetto per la narrativa poliziesca, e Thomas riesce a fondere atmosfere diciamo "Retrò" già al tempo con le nuove sperimentazioni degli allora astri nascenti della Golden Age, come la Christie o la Sayers.

In questo "Morte in ascensore" (Titolo non molto azzeccato, anche perchè identico a quello di un romanzo di Ngaio Marsh edito da Mondadori) infatti si trova come detto elementi per l'epoca innovativi; un grande enigma, depistaggi condotti con perizia (le "Leggi" di Van Dine vengono rispettate proprio mentre esso le sta stipulando) personaggi credibili e vivi, ma elementi come il passato che ritorna, misteriose sette provenienti dall'estremo Oriente (eh si, c'è da divertirsi...), una vittima retta e stimabile solo in apparenza, il tema della vendetta e una storia d'amore un poco melodrammatica appartengono all'arsenale ormai in disarmo della "vecchia" letteratura popolare Vittoriana ed Edoardiana ( in questo perfetto connubio di vecchio e nuovo l'autore mi ha ricordato molto il grande Austin Freeman, anche se Thomas è meno macchinoso e il romanzo è fluido come un Christie o un Berkeley), a me comunque molto cara; quando il poliziesco classico ha sposato il melodramma ha creato talvolta dei grandi romanzi, e questo testo non fa eccezione.
Quanto al grande enigma, meglio non dire un bel niente, lasciamo al lettore il piacere di scoprirlo; come da titolo, un uomo muore dentro a un ascensore in cui era inequivocabilmente solo. A voi il piacere di scoprire com'è andata. Non sarà affatto facile, ma l'autore è onesto e vi darà tutti gli elementi per giungere alla soluzione.

Insomma, se la Polillo si è fatta spettare per un anno, ma alla fine ci ha regalato una vera pietra miliare come questa, direi che si è fatta ampiamente perdonare. Questo Alan Thomas è un capolavoro senza mezze misure, e un regalo di Natale perfetto.

2 commenti:

  1. Caro Omar, dopo una recensione così entusiasta, per un appassionato di Carr come me, non resta che mettersi subito a scrivere la letterina a Babbo Natale! Saluti. Guido

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  2. Vai tranquillo Guido, questo testo diverrà famoso tra noi giallofili, acchiappalo subito senza timori. Un saluto a te.

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