martedì 30 luglio 2013

“L'UOMO INVISIBILE” DI G.K. CHESTERTON; ANALISI DI UN RACCONTO-CAPOLAVORO.


C' è poco da fare; anche se quasi mai Chesterton,forse perchè scrisse solo racconti e mai romanzi, viene citato nelle classifiche dei migliori libri polizieschi mai scritti, “L'innocenza di Padre Brown”  è la più bella raccolta originale di racconti polizieschi mai uscita, un miracolo di creatività e originalità dove il giallo classico viene plasmato, teorizzato, scardinato, rigirato e battuto sul suo stesso terreno.
Ci sono racconti semplicemente leggendari,come “La croce azzurra” nel quale Padre Brown smaschera un criminale compiendo azioni del tutto prive di senso come scambiare il sale e lo zucchero nei rispettivi contenitori o rompere deliberatamente una vetrina, oppure l'incredibile “Il giardino segreto” che anticipa di trent'anni uno dei finali ad effetto per cui la Christie diventerà famosa, o ancora “Il martello di Dio” dove un uomo viene trovato col cranio letteralmente fracassato da un martelletto di dimensioni minuscole,  e ancora “Gli strani passi” , “All'insegna della spada spezzata”, “I tre ordigni di morte”...tutti capolavori assoluti.
Ma tra tutti questi gioielli, a mio avviso il  più bello e importante della raccolta è  senza dubbio “L'uomo invisibile”, un vero pilastro fondamentale per l'evoluzione del sottofilone del delitto impossibile, quello apparentemente commesso da un'entità soprannaturale. Infatti si può dire che il maestro indiscusso del genere, John Dickson Carr, venga da questo racconto, anzi  azzardo a dire che senza questa storia dai rimandi orrorifici e demoniaci non ci sarebbe stato Carr per come lo conosciamo.
Per avvalorare questa mia onerosa affermazione, una volta tanto procedo a un'analisi dettagliata del testo, tenendo presente che è un racconto che si aggira sulle venti pagine e non un romanzo.

L'inizio a dire il vero è idilliaco; siamo in una elegante pasticceria di Camden Town, luogo “che ai bambini appare come un grande arcobaleno”, e qui un giovane aitante e sfacciato di nome Angus chiama la graziosa cameriera, ordina una focaccia da un soldo e del tè ...e inoltre le chiede di sposarlo.
Da qui si capisce che il giovane è un innamorato di vecchia data,che tenacemente rinnova alla ragazza, di nome Laura, le sue proposte amorose. E intuiamo che la fanciulla è lusingata da queste attenzioni, ma non può ricambiare a causa di una bizzarra quanto incauta promessa; anni prima infatti, quando ancora era a servizio in una pensione, si era sbarazzata di due corteggiatori indesiderati, uno affetto da nanismo di nome Smythe e uno alto ma guercio di nome Welkin, dicendo loro che avrebbe sposato solo chi dei due avrebbe fatto fortuna nella vita.
Detto fatto, per le strane regole osservate dai bizzarri personaggi che popolano il mondo di Chesterton, i due partono separatamente per fare fortuna; Smythe scrive spesso a Laura informandola dei suoi progressi, mentre Welkin non si fa più vivo.
Proprio quella mattina il nano ritorna a farsi vedere in città: l'uomo ha fatto fortuna brevettando complicatissimi automi che svolgono i lavori domestici al posto delle persone in carne ed ossa;e qui, notarella a margine, Chesterton anticipa con estrema nonchalance le tematiche fantascientifiche del secolo appena nato, visto che il racconto è del 1911 e a quei tempi solo Wells, autore che con Chesterton aveva un legame profondo di amicizia ma col quale sovente polemizzava aspramente per le radicali differenze di vedute, aveva teorizzato di certe eventualità.
In ogni caso Smythe ora è un uomo ricco e rispettato forse grazie a quell'assurdo sogno d'amore impropriamente incoraggiato, e si reca dalla ragazza per rivederla e forse per ricordarle la sua promessa.
Ma proprio mentre il nano sta per fare il suo ingresso, Laura racconta ad Angus una strana storia; pochi giorni prima Laura aveva ricevuto una lettera da parte di Smythe nella quale esso annunciava che sarebbe passato a trovarla; ma proprio un istante dopo aver preso la missiva Laura aveva sentito una voce conosciuta dire “ Egli non vi avrà però” e subito dopo una risata inquietante e folle; quella di Welkin il guercio. In quel momento la ragazza era sulla porta della pasticceria e poteva vedere tutta la strada, ma lei giura che non c'era nessuno.
In quel momento , dalla sua automobile nuova fiammante, giunge Smythe. Egli però non fa nemmeno in tempo a salutare la ragazza che si avvede di un cartoncino attaccato alla vetrina della pasticceria; in esso c'è scritto “se sposate Smythe, egli morirà”. Angus, che giura che fino a un attimo prima sulla vetrina non c'era nulla e nessuno è passato di li, senza tergiversare oltre si offre di accompagnare il nano da un investigatore privato noto col nome di Flambeau, ossia l'amico di Padre Brown, un ex- ladro gentiluomo che proprio il minuscolo prete ha convertito al bene.
Smythe e Angus escono dalla pasticceria, e si avviano alla casa del nano  per recuperare altre lettere minatorie che l'ometto ha ricevuto nel suo appartamento, che si trova nello stesso quartiere dell'ufficio di Flambeau, per poi mostrarle a quest'ultimo.
Giunti alla casa, i due vengono accolti dagli inquietanti automi senza testa progettati dal nano, ossia “il maggiordomo che non si ubriaca” e “La cuoca che non è bisbetica”. Dentro questo appartamento vagamente sinistro (ricorda quello di J. F. Sebastian nel film Blade Runner)  viene trovato un altro biglietto con su scritto “sei stato da lei, ora morirai”. Angus, senza perdere altro tempo, dice a Smythe di chiudersi in casa (che a una perquisizione accurata risulta essere vuota) mentre va a chiamare Flambeau, che ha il suo ufficio a pochi isolati di distanza. Il giovane esce e dice a un caldarrostaio e a un poliziotto di ronda di sorvegliare costantemente l'unico accesso alla casa di Smythe, fermando chiunque cerchi di penetrarvi. Poi corre da Flambeau e vi trova il gigantesco ex ladro e,per una coincidenza,anche Padre Brown, in visita dall'amico.
Angus racconta loro tutta la storia e senza indugio si recano alla casa del nano; in quel momento, fatto importante, comincia a nevicare forte. Giungono alla casa, e il poliziotto e il caldarrostaio affermano che nessuno  si è avvicinato alla casa e che è tutto a posto, e anche il portinaio dello stabile conferma la cosa; ciononostante quando entrano il nano è scomparso e ci sono tracce di sangue sul pavimento e sugli stessi automi, tanto che l'autore, con un colpo di genio magistrale, suggerisce che gli stessi automi abbiano fatto a pezzi e mangiato il loro creatore; qui siamo in pieno racconto dell'orrore, nelle atmosfere in cui Carr fu poi maestro.
Ma ovviamente gli automi non c'entrano niente. Viene cercato un corpo che non si trova, e i due testimoni insistono sul fatto che nessuno si sia avvicinato alla casa; però, quando si recano al'esterno, Padre Brown fa loro notare una serie nitida e distinta di pesanti impronte sulla neve; Quindi è ormai chiaro che qualcuno è entrato nello stabile, è salito nell'appartamento di Smythe, lo ha ucciso e ha portato via il corpo; ma i tre testimoni continuano a giurare e spergiurare che nessuno si è visto. Dunque il misfatto è stato forse compiuto da un uomo invisibile, come del romanzo dell'amico-rivale Wells?

E qui, mentre nessuno si raccapezza, fa il suo ingresso in scena il deus-ex-machina padre Brown, che propone una soluzione assolutamente esatta e logica dell'enigma...

( OCCHIO ,SPOILER SUL FINALE, LEGGETE SOLO SE RITENETE OPPORTUNO FARLO)

La domanda che si pone il geniale prete- detective infatti è; chi può essere considerato un uomo invisibile nella Londra brulicante di gente del tempo? Come ci si può mimetizzare nel tessuto sociale fino a dare la propria presenza tanto per scontata da far sì che nessuno vi faccia caso? Come si può consegnare biglietti minatori e d entrare e uscire da uno stabile senza essere visti?
Bene, semplicemente indossando una comunissima divisa da portalettere. Il guercio Welkin infatti non è altro che  un postino, abituato a entrare e uscire dagli androni dei palazzi e dai negozi senza essere considerato da nessuno. Per quello sia la ragazza che il poliziotto che il caldarrostaio mentono pur senza volerlo quando dicono di non aver visto nessuno; non hanno considerato il portalettere nell'esercizio delle sue funzioni, sono semplicemente vittime di quello che oggi viene chiamato un vincolo auto-imposto. ma come fa notare Padre Brown “ sotto ogni divisa c'è un uomo capace di passioni”, un uomo capace di uccidere il povero Smythe, di occultarne il cadavere nel grande sacco della posta che all'epoca tutti i portalettere avevano e di uscire indisturbato.
E anche Laura cade in questa trappola quando afferma che la voce di Welkin pareva provenire dal nulla; aveva ancora la lettera in mano, quindi qualcuno doveva avergliela portata ; è questo il grande indizio che l'autore ci fornisce per poter giungere alla verità prima della spiegazione di Padre Brown, ma giustamente anche noi lettori, come i personaggi della storia, siamo rimasti prigionieri dello stesso pregiudizio.
La spiegazione di Padre Brown è illuminante; “supponete che una signora chieda a un'altra, in una villa di campagna, se c'è qualcuno con lei; la signora non pensa al maggiordomo, alle cameriere e ai cuochi che magari in quel momento sono attorno a lei, dice che che in quel momento è sola, che nessuno è con lei; e questa è una cosa errata, anche se la signora è sicurissima di dire la verità”.
Poi il racconto si conclude col ritrovamento del cadavere di Smythe e la cattura del postino guercio, mentre Laura e Angus potranno forse coronare la loro storia d'amore.

Dunque, ecco perchè considero questo racconto importantissimo; in pratica è il primo delitto impossibile (ok, c'era stato Poe coi delitti della Rue Morgue, ma il tutto era ancora pionieristico e abbozzato), e qualcuno di voi potrà magari trovare la spiegazione finale un poco forzata, che su 4 testimoni almeno uno di loro poteva fare caso al postino; ma alla fin fine nemmeno Carr e gli altri maestri del delitto impossibile (Rawson, Talbot, Queen) presentano  trame verosimili e logiche; in fin dei conti la spiegazione razionale di un evento apparentemente soprannaturale richiede un poco di arditezza e di comprensione da parte del lettore, non trovate? Altrimenti come faremmo a divertirci un po in questa vita fin troppo prosaica?

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