martedì 11 marzo 2014

NONSOLOGIALLO; "CHIAMATE LA LEVATRICE", DI JENNIFER WORTH


C’è da qualche anno in Inghilterra, sui canali BBC, un telefilm meraviglioso, per chi scrive il più bel telefilm degli ultimi tempi, con buona pace del tanto celebrato “Downton abbey”  che dopo la prima, splendida stagione si è involuto fino a diventare niente di più di una sontuosa telenovela.

Il telefilm in questione, che sto seguendo in lingua originale con sottotitoli Italiani  resi disponibili da quegli angeli di Subsfactory, si intitola “Call the midwife” che in Italiano si traduce appunto in Chiamate la levatrice;  questa serie è tratta da una trilogia di libri tra il romanzo, il saggio e il memoriale della ex-levatrice e infermiera professionale Jennifer Worth, morta purtroppo nel 2011 proprio quando il successo del telefilm ha portato la sua fama a livelli planetari…Italia esclusa almeno fino ad adesso, visto che il libro è uscito solo da una decina di giorni e il telefilm, ahimè, nonostante sia già alla terza stagione e abbia vinto numerosi premi, nelle nostre reti non è ancora arrivato. Beh, spero che l’uscita del libro sia da apripista per la proposizione della serie in Italia, ma per fortuna c’è internet e di questi tempi è possibile seguire una serie nonostante i nostri media la snobbino colpevolmente; anzi, un pò li giustifico, visto che una serie drammatica ma non melodrammatica, rigorosa e con poche concessioni alla spettacolarità forse non ha presa sul nostro pubblico, che preferisce le fiction- santino della Rai  e i Carabinieri da operetta di Mediaset.



In ogni caso, almeno il primo libro della trilogia della Worth, pubblicato nel 2002, è finalmente arrivato anche qua grazie alla Sellerio, che negli ultimi tempi sembra essersi scossa dal torpore della continua riproposizione di gialli-noir contemporanei Italiani e Spagnoli per proporre qualcosa di veramente valido, vedi “Orley Farm” di Trollope e questo “Chiamate la levatrice”.

Questa strana opera autobiografica documentaristica e rigorosa ma che comunque concede all’affabulazione quanto basta per rendere il tutto una lettura assai godibile rappresenta, attraverso l’esperienza  diretta della narratrice, due grandi affreschi; quello dell’evoluzione della pratica ostetrica dal secondo dopoguerra in poi e quello dell’ East-end Londinese dei quartieri popolari e pittoreschi (termine elegante per non dire degradati) attorno ai vecchi Docks, ossia i porti sul Tamigi che ora non esistono più, negli anni cinquanta del secolo scorso, quando questo mondo ancora intatto stava però per mutare, fino a scomparire del tutto; ora l’East end è irriconoscibile rispetto  a quello narrato dalla Worth, e il libro diventa quindi una testimonianza di incalcolabile importanza.

l'autrice da giovane


Il libro, però, è anche la splendida, quasi avventurosa epopea del convento-ospedale “Nonnatus House”, dove l’ordine delle suore di San Raimondo Nonnato (chiamato così in Latino perché nacque col Cesareo) praticava l’arte della levatrice fin dalla metà dell’ottocento, in modo da garantire anche alle famiglie povere un’assistenza ostetrica adeguata, e salvando letteralmente migliaia e migliaia di vite di madri e bambini.Dopo la seconda guerra mondiale, il servizio sanitario Inglese affiancò alle esperte suore anche delle infermiere laiche, per garantire una copertura adeguata di un territorio brulicante di persone che non conoscevano nemmeno il significato del termine “contraccezione” e dove una donna poteva avere anche ventiquattro figli (!) .Fin dalle prime pagine, assieme a una giovanissima e spaesata Jennifer entriamo nella singolare atmosfera del convento, conosciamo le suore (la vecchia e svampita Sister Monica Joan, che per anni ha diretto tutte le attività ma che cominca a cedere alla demenza senile rendendo la vita talvolta impossibile anche alle consorelle, la rude e sboccata ma efficientissima Sister Evangelina, la dolce Sister Julienne, la riflessiva e ancora giovane e bella Sister Bernadette) e le infermiere più anziane, che in realtà sono solo due; la bionda e civetta Beatrix detta Trixie, che  si da arie da vamp ma in realtà è di saldissimi principi, e la dolce Cinthya, pacata e remissiva.  Con Jennifer arriva anche la formidabile Camilla detta Chummy, un donnone di quasi un metro e novanta dalla incredibile goffaggine, che però per la sua bontà e tenerezza finisce per essere aiutata e benvoluta dalle colleghe e da tutto il quartiere.

 
Il team delle levatrici nel telefilm; Trixie, Chummy, Jenny e Cynthia
 
 
Dopo una prima parte di accurate descrizioni degli ambienti e delle numerose pratiche legate alla professione di levatrice (con dettagli anche crudi che sulle prime possono impressionare i lettori più sensibili)  la narrazione si fa più mirata e intima; si analizzano ad uno ad uno i personaggi del nonnatus house e le loro storie, per passare poi alle vicende degli assistiti, con storie a volte grottesche, a volte drammatiche e altre volte terribili, come quelle di Mary, giovanissima prostituta alla quale viene tolto il figlio illegittimo e che per questo impazzirà arrivando a rapire dalla culla i bambini di altre donne, o la triste storia di Mrs. Jenkins, una vecchia dall’aspetto ripugnante che non fa che seguire le levatrici per informarsi sui parti; sulle prime Jennifer ne è infastidita e tratta la donna con malcelata antipatia, poi col tempo viene a conoscenza della sua terribile storia, fatta di indigenza, di ospizi, di figli morti di stenti, e dopo un sereno bagno di umiltà fa di tutto per aiutare la povera donna ad avere almeno una vecchiaia serena.

Insomma, volendo fare il più facile e banale dei paragoni, un libro che sulle prime pare un saggio legato alla professione di levatrice diventa un caleidoscopio di storie dal sapore Dickensiano (ecco, l’ho detto) il mondo dei bassifondi che il grande autore ha reso celebre aggiornato un secolo dopo. E il lettore, chiudendo il volume, capisce di aver compiuto un viaggio inaspettato e irripetibile nel cuore oscuro di una Londra che ormai non esiste più; l’autrice stessa infatti indica il rapido declino e la fine delle Docklands grazie a due semplici fattori; la chiusura dei grandi porti fluviali per lo scarico merci (che dava lavoro e sostentamento a tutti gli abitanti) e la pillola contraccettiva, che pose fine alle famiglie esageratamente numerose (i parti mensili scesero in poco tempo da sessanta a cinque) e alla conseguente sovrappopolazione. Un mondo che, seppur duro, spietato, crudele e quasi invivibile dal punto di vista igienico-sanitario l’autrice non può fare a meno di ricordare con malcelato affetto, non tanto per una semplice mitizzazione della propria gioventù quanto per lo smisurato orgoglio di aver fatto parte di un sistema che permise di partorire dignitosamente a una quantità impressionante di madri, un’impresa davvero ciclopica portata avanti da un pugno di donne eccezionali con un coraggio, una determinazione e soprattutto un ENTUSIASMO che al giorno d’oggi, in questi tempi di sospetto e disillusione, è difficile anche pensare; chi ha ancora dubbi sulla parità dei sessi dovrebbe proprio leggersi questo libro, ma è inutile pensare che possa farlo perché chi ha pregiudizi simili è un imbecille e gli imbecilli non leggono libri, specialmente come questo.

Un’altra cosa che colpisce è la rara obiettività dell’autrice; non fa elegie o peana a niente e a nessuno, a seconda dei casi elogia o critica duramente sia il sistema sanitario e giudiziario Inglese che lo stesso operato del Nonnatus house. Non ci sono sconti per nessuno, sia per gli encomi che per i biasimi. Vorrei trovare questa obiettività anche oggigiorno, lo vorrei davvero.

Insomma, sperando che presto il telefilm sia trasmesso sulle nostre reti, non mi resta che consigliarvi caldamente la lettura di questo testo straordinario, forse uno degli ultimi grandi affreschi “in presa diretta” di una Londra popolare che, nel bene e nel male, per due secoli è stata e continua ad essere immortalata (a ragione) come la vera capitale del mondo occidentale.

9 commenti:

  1. Ciao Omar,
    mi scuserai se ti chiedo un favore (che non ha nulla a che fare con l'articolo, sempre comunque interessante). Ho bisogno giusto di qualche informazione sulla gestione del blog con blogspot. Come posso contattarti?
    Intanto grazie

    Stefano

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  2. Ciao Stefano,

    Mi farà molto piacere darti i consigli che chiedo (sempre che ne sia capace ovviamente) ma siccome, date recenti esperienze spiacevoli, ho un po di remore a scrivere qua il mio indirizzo email dove possono leggerlo tutti, chiedimi pure quello che vuoi sapere anche qua sul topic, non mi offendo se i commenti "divagano" dal tema.

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  3. Ciao Omar, grazie. Volevo solo avere qualche consiglio tecnico. Data la mia scarsa pratica, ad esempio vorrei sapere come rendere il blog facilmente trovabile sui motori di ricerca (il tuo è al primo risultato scrivendone il nome), come proteggerlo con copyright etc; insomma chiederti quali sono stati i tuoi accorgimenti quando hai aperto questo blog (dato che potrei aprirne uno io a breve).
    Grazie e scusa l'intrusione!

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  4. Beh sinceramente non so se posso darti una risposa esauriente; nel senso che ho aperto il blog senza pensare a nient'altro che creare un mio piccolo spazio senza pretese, e alla mia "diffusione" ha contribuito soprattutto la mia perseveranza nel postare e la pubblicità che ha fatto un mio amico e follower, che ha anche lui un blog e mi ha per così dire "presentato agli amici", cosa che potrei fare io a mia volta col tuo, ad esempio. Quindi si viaggia sul passaparola, e aggiungo anche trovano un titolo al blog originale e accattivante come (scusa l'immodestia) ho fatto io; prima di intitolarlo "assassini e gentiluomini" ho guardato se il titolo non fosse già presente o fossero troppo usati titoli similari. Comunque te parti, che poi se sei bravo e interessi ingrani col tempo (non che io abbia legioni di ammiratori eh, ma i blog di gialli sono pochi e se sono validi un tu pubblico di nicchia, non numeroso ma affeziionato, finisci per fartelo...e con la tua competenza in materia avresti sicuro successo).
    Per il discorso del Copyright, non so davvero cosa dirti, non ci ho mai nemmeno pensato; alla fine scrivo per divertimento, se mi copiano pazienza, non ci perdo il sonno. L'unica cosa che ti consiglio caldamente è, se devi riportare immagini o brani di altri libri, di specificare sempre la fonte, perchè in caso contrario potresti anche avere delle noie e dover rimuovere i contenuti.
    Per l'aspetto grafico, creare un blog è facilissimo, basta seguire passo passo le istruzioni (se ci sono riuscito io, ti garantisco che ci possono riuscire tutti).
    Resto a disposizione per chiarimenti ulteriori, buona serata.

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  5. Grazie mille Omar, molto gentile. Siccome il materiale che metterò a disposizione fa parte delle mie due tesi universitarie (almeno in parte), meglio che trovi il modo di proteggerlo. In ogni caso, quando aprirà, ti metterò il link, se hai voglia di darci un occhio. Grazie e buona serata ;-)

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  6. Per tornare un attimino in topic, in questi giorni lo sto leggendo (Chiamate la levatrice) e mi sta piacendo moltissimo! Fra le novità letterarie di quest'anno è sicuramente una delle più interessanti. E poi adoro Chummy!

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  7. Bene, mi fa piacere che tu lo abbia preso! e se ti sta piacendo la prima parte più tecnica e "introduttiva", via via che il libro abbandonerà gli aspetti professionali per trasformarsi in un viaggio tragicomico (più tragico che comico, ma ci sono comunque momenti esilaranti) nei bassifondi della Londra del tempo sono sicuro che lo adorerai.

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  8. Preso sul Kindle!! Ho cominciato a guardare il telefilm grazie a un tuo consiglio e non potevo perdermi il libro!

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  9. Mi fa tanto piacere Anna! il telefilm come lo trovi? io sono in pari con la terza stagione ed è sempre ottimo, ancora al livello della prima stagione, cosa abbastanza rara.

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