lunedì 3 marzo 2014

UNA MERAVIGLIOSA RARITA’ ; “UNA VOCE DALLE TENEBRE” DI EDEN PHILLPOTTS.


Ogni appassionato di gialli ha bisogno di una guida, di qualcuno che, comprendendo i suoi gusti, sappia consigliare al neofita gli autori giusti, i titoli migliori per cominciare. O in mancanza di persone fisiche, un luogo anche virtuale dove ricevere le giuste informazioni. Purtroppo quando ero veramente giovane e spensierato e avevo delle estati infinite dove il tempo di leggere era pressoché illimitato, internet non lo avevo ancora, per cui la mia era una passione coltivata da totale autodidatta. Spero che questo mio blog possa essere d’aiuto a qualcuno che muova i primi passi nel mondo della letteratura poliziesca, il fine che mi propongo è quello, non voglio fare il critico o tantomeno il teorico; in pratica, vorrei dare quello che da quando possiedo il pc ho a mio tempo ricevuto, visto che da vari anni i pochissimi ma buoni blog che parlano di gialli classici mi hanno aiutato non poco a orientare le mie scelte recenti (soprattutto nei bassotti Polillo), e su tutti quello con cui ho un debito  inestinguibile è sicuramente “L’Oeil de Lucien”; devo alla sua curatrice, la signora Giuseppina, decine di acquisti e letture felicissime, e gliene sarò sempre grato; ma il libro che ho recuperato in questi giorni mi ha lasciato davvero senza fiato per molti fattori, uno di quei libri per cui ti chiedi “ma come ho fatto a farne a meno fino ad adesso”?.
Il titolo in questione è il bellissimo “Una voce dalle tenebre” (A voice in the dark) di Eden Phillpotts, pubblicato nel lontano 1933 nel numero 70 della mitica collana dei Libri Gialli, e ahimè mai più ristampato; davvero non so spiegarmi il perché di questa trascuratezza, visto che si sono ristampati nei capolavori e nei classici opere del tutto mediocri se non brutte e si sono ignorate delle Palmine di prim’ordine (*) che anche oggi troverebbero sicuramente degli estimatori,  perché i bei libri non hanno età.
l'autore

Oggi Eden Philpotts è noto soprattutto per essere stato il mentore di Agatha Christie, l’uomo che l’ha spinta a coltivare la sua vocazione di scrittrice. La stessa Agatha, nella sua autobiografia, ne parla in termini lusinghieri, dedicando ben due pagine di elogi sperticati a quest’uomo per il quale ha una gratitudine sconfinata.
Il problema è che questo ruolo di “Scopri-Christie” che ormai Phillpotts ha assunto oggigiorno ha finito per oscurare la sua notevole opera letteraria; il suo libro più famoso (riproposto anche dalla Newton) è sicuramente “La camera grigia”, affascinante anche se difficilmente credibile giallo di camera chiusa, sicuramente molto divertente ma certamente inferiore all’altro titolo dell’autore tradotto negli anni trenta da Mondadori (ce n’è anche un altro, un giallo avventuroso dal titolo Oro sommerso, che l’autore scrisse a quattro mani con Arnold Bennett)  ossia questo La voce dalle tenebre, un lavoro veramente di prim’ordine.


La copertina di Abbey (fonte; blog l'oeil de lucien)

Innanzitutto, il romanzo non è un giallo classico ma piuttosto una “Inverted Story”, ossia il tipo di poliziesco dove si sa già chi sia il colpevole e l’interesse risiede nel come e se l’investigatore riuscirà a smascherarlo, un procedimento reso poi famoso dal cinema di Hitchcock e dal Tenente Colombo.
Il sipario si apre con un famoso investigatore in pensione, Jacob (anzi Giacomo, nell’italianizzazione dei nomi voluta dai fascisti) Ringrose, che si reca in una locanda sulla costa dell’Essex, per concedersi un meritato riposo. Dopo pochi giorni, però, accade un fatto inquietante; nel bel mezzo della notte, Ringrose ode distintamente una voce di bambino terrorizzata, che implora qualcuno di nascondergli qualcosa alla vista. Il detective ne rimane turbato, visto che nella locanda non ci sono bambini e il grido veniva dalle immediate vicinanze della sua stanza. La notte successiva il fenomeno si ripete, lasciando Ringrose assai perplesso, perché seppur spaventato non è il tipo da credere ai fantasmi. Il detective poi si confida con due pensionanti fisse con le quali nel frattempo ha fatto amicizia, una vecchia signora inferma e la sua dama di compagnia, che, scioccate, raccontano all’investigatore una storia terribile; l’anno prima, proprio nella stanza in cui Ringrose dorme, un bambino di nome Ludovico fu ripetutamente terrorizzato da una mostruosa apparizione fino a morire letteralmente di paura; le due donne, con cui il bimbo si era confidato, indagando sospettose trovarono in una cappelliera nella stanza del bambino, che nella locanda viveva col servo Arthur Bitton, apparentemente molto buono e devoto all’infante, una orrenda maschera riproducente un volto demoniaco, e le donne capiscono che a terrorizzare Ludovico è lo stesso Bitton, e facendo due più due capiscono che l’uomo che ha ideato la terribile messinscena non può essere altri che lo zio del bambino, il terribile Burgoyne Brooke, che grazie alla morte di Ludovico potrà diventare Lord ed ereditare le sostanze del defunto fratello e padre del bambino. Purtroppo però dopo la morte di Ludovico le due donne non riuscirono a provare nulla, perché la maschera era sparita e Burgoyne risultava al di sopra di ogni sospetto.
Ringrose, che dopo la pensione si annoiava e aveva giusto bisogno di una vera avventura, decide di credere alle due donne e cercare di incastrare i due colpevoli, servo e padrone. E da quel momento Ringrose diventa una specie di angelo vendicatore, che sulle prime ottiene un facile trionfo liquidando il pavido Brooke con la stessa tecnica usata per il piccolo Ludovico (con sequenze di una suspense sopraffina) ma che poi però troverà un avversario degno di lui; Lord Brooke è infatti uno dei migliori villains mai creati, degno del Conte Fosco di “The Woman in White” di Wilkie Collins, perché come quest’ultimo è un cattivo che non è sordo alle lusinghe del bene, che vive quieto e sereno dominato da una passione totalizzante e ossessiva, quella per gli avori intagliati, per i quali spende una vera fortuna e che sarà il vero movente di tutte le sue nefandezze, visto che i soldi del fratello gli servivano non per ostentare ricchezza, ma per comprare gli avori più rari senza tirare sul prezzo; questo connotato a parer mio da ancora più risalto alla grottesca e complessa figura di Lord Brooke, che tra l’altro è anche capace di amare sinceramente, dal momento  che l’affetto che prova per la giovane Mildred, la sorella maggiore del bimbo morto che vive con Burgoyne senza sospettare niente, è del tutto sincero, anche se non esiterà a separare con la menzogna Mildred e un giovane e idealista dottore che amava sinceramente la fanciulla, per indirizzare la fanciulla verso un partito a lui più gradito.
Ringrose conduce con Lord Brooke una lunghissima e snervante partita a scacchi lunga mesi, in cui gli avversari si sfidano consapevoli del rischio che corrono. Per cercare prove e testimoni, il detective seguirà la pista del colpevole e si spingerà fino a Firenze, e poi sulle montagne Svizzere sopra Lugano, dove la storia avrà il suo spettacolare e cinematografico epilogo. Alla fine il bene trionferà, giustizia sarà fatta e gli innamorati saranno finalmente riuniti, ma Ringrose rimarrà segnato dall’esperienza. Nel finale, poi, anche la misteriosa voce fantasma troverà una sua spiegazione razionale (questa abbastanza intuibile in verità).
Se questa volta mi sono dilungato più del solito nel raccontare la trama e ho osato qualche spoiler, è per il fatto che purtroppo difficilmente avrete la gioia di leggere questo libro; io l’ho trovato dopo mesi di ricerche, e se qualcuno non lo mette su internet a un prezzo onesto recuperarlo sarà veramente difficile. Ma siccome niente è impossibile, se riuscite a metterci le mani prendete senza indugi questo capolavoro, che tra l’altro, nomi Italianizzati a parte, fu tradotto splendidamente da Giulio Peluso, con una prosa fluida e spedita, per nulla datata o farcita di arcaismi, e che soprattutto mi pare integrale, visto che sequenze slegate dalla trama principale come quella, bellissima, dell’angelica Mildred che coglie le rose in una radiosa mattina estiva, sono rese con completezza, e comunque in generale non ho avvertito nessun taglio, anche se poi magari mi sbaglio.  Davvero, in questo caso basterebbe davvero rendere i nomi nella forma originaria e poi ristamparlo, ma purtroppo autori come Phillpotts non vengono presi in considerazione dai curatori del giallo, forse timorosi che il pubblico rifiuti le commistioni gotico- vittoriane e preferisca invece autori più spigliati e moderni, poco importa se mediocri e senza sostanza. Anche la Polillo non ha mai preso in considerazione l’autore, altra cosa che sinceramente non capisco. In ogni caso, se le fortuna vi sorridesse, fatelo vostro; avrete nella vostra biblioteca un grande libro in più.


(*) Le palmine “dimenticate” dalla redazione del giallo Mondadori sono numerose; qualche titolo, tra cui La camera grigia o La casa di fronte, lo ha ripreso la Newton nei GEN, ma parte gli autori Italiani mai ristampati, a volte per sua stessa richiesta come Ezio d’errico, ne il giallo Mondadori ne altri editori hanno mai riproposto;

-Il segreto dell’ album, di Mary Roberts Rinehart (altro libro di cui la signora Giuseppina ha detto un gran bene, che per fortuna ho recuperato)
-I cinque frammenti, di Dyers
-L’ultima sera, di HenryWade
-L’opale di nonio, di Jackson Gregory
- Ignoto contro ignoto, di Martin Porlock alias Philp MacDonald
-L’esperimento del dottor Aarhus, di Steeman
-I tre segugi di Crofts, di cui esiste una ritraduzione della Griffini pubblicata solo nella collana da Libreria “I grandi del mistero” che basterebbe ristampare.
-Le figlie della notte, di Edgar Wallace; clamorosa anche questa mancanza.
- Le perle malate di A.E.W. Mason, un romanzo con Hanaud la cui mancanza mi deprime particolamente.

Questi i casi più eclatanti, ma quanti altri bei libri da ristampare ci sarebbero…

2 commenti:

  1. Caro Omar,
    Ormai un giallo su tre che leggo è un assist di questo blog. Ne avevo appena terminato uno che mi assillava da almeno 7 anni.Merito delle entusiaste (ancorché poche) recensioni e di un felicissimo titolo prontamente manomesso e quindi COMPROmesso dai sempre incontinenti editori italiani(anche se devo riconoscere che non siamo ai livelli ridicoli e imbarazzanti di "7 piccioni sporchi di sangue" per esempio). L'attesa è stata ampiamente premiata,davvero.Succede che quando un autore ti conquista e ti fa sintonizzare pienamente sulle frequenze del suo stile il primo pensiero sia quello di attaccare subito un altro suo libro. Ho imparato però ad alternare per ritmo le mie letture, cioè a far seguire ad un mystery frenetico, uno più posato ecc.. onde evitare di fare indigestione a metà libro diciamo, e doverlo mettere giù. Col conseguente rischio di non finirlo mai più. Ho cercato consiglio e ho optato per questo "A voice from the dark". Davvero notevole. Un po' ingenuo nel finale é vero, ma in fondo il pezzo forte stava nel duello tra i due protagonisti, è quello è davvero un pezzo di bravura rara.Per motivi di studi mastico inglese molto bene, quindi mi sono potuto godere questo libro in versione kindle in lingua originale visto che in italiano non v'è in nessun formato. Stessa sorte del titolo di cui sopra: "X vs. Rex" di Porlock che ho potuto gustare solo grazie alla mia dimestichezza con l'inglese,e forse, meglio così.Che assurda coincidenza trovarlo menzionato proprio in calce all'articolo sul Philpotts appena letto!Bene, approfitto per fare i soliti complimenti al blog e consigliare caldamente di leggere al più presto quello di Porlock. Non ha una parola di troppo,grande suspense e gran finale! "Adrian Messenger" non merita di essere definito il suo capolavoro, non più di "X" almeno, o "The Rasp" di cui pure sento dire un gran bene e che leggerò subito dopo di "A case to answer" di Edgar Lustgarten( altro assillo pluriennale)
    Buone letture

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  2. Ciao Giordano,

    Soo io che ringrazio te per le bellissime parole e sono felissimo che questo Phillpotts ti sia piaciuto; purtroppo il mio Inglese è pessimo, e se hai potuto leggerlo in lingua originale hai fatto davvero bene. Il Porlock che citi, l'introvabile (ma che per fortuna possiedo ) Palmina da titolo "Ignoto contro ignoto" sarà, grazie al tuo consiglio, una delle mie prossime letture. Ti ringrazio molto per tutto, a risentirci.

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