giovedì 10 luglio 2014

"I FIORI DI SATANA" DI PAUL HALTER.

Si, me ne rendo conto, vi sto tediando con questo Paul Halter. L’anno scorso vi tediavo con Josephine Tey, e quest’anno vi tocca l’Alsaziano. Ma come molti appassionati vado a ondate, se un autore mi piace o comunque mi rapisce, quando metto le mani su un suo libro nelle bancarelle o nei marcatini devo leggerlo appena possibile, e non la pianto fino a che non li ho letti tutti.
Che poi, Halter non è certo la Tey, ci mancherebbe. Anzi è decisamente agli antipodi, confuso e appassionato quanto la Tey (e le altre grandi Lady del poliziesco) erano lucide e sornione. Halter scrive con il cuore e lo stomaco ancora prima che con la mente, e le sue trame, sebbene spesso traballanti e irrazionali (ma altrettanto spesso risolte con maestria), sono un qualcosa che davvero non puoi smettere di leggere una volta iniziato. Non pensate di leggere Halter la sera prima di dormire nell’intento di rilassarvi per poi sprofondare nel sonno, finireste per fare le ore piccole e andare al lavoro intontiti.
Quindi, Halter come autore di leggibilità assoluta, snello e scattante e sempre interessante. In ormai sei suoi libri letti mai un momento di noia o tedio, solo e sempre fuochi d’artificio. Ma con l’autore sono stato anche molto critico, stroncando dove serviva e comunque ponendo l’indice sui vistosi difetti dei suoi intrecci pericolosamente sospesi sulla soglia dell’incredulità, con qualche scivolone oltre di essa.
Nell’ultimo post,avevo espresso un desiderio; riuscirò mai a leggere un Halter perfetto, che non sia rovinato da cadute improvvise o finali posticci e poco plausibili? Ci speravo, ma non ci credevo molto, e invece, quando meno me lo aspettavo, ho trovato ciò che cercavo, ovvero il capolavoro senza mezze misure; esso si intitola “Le fleurs de satan”.


Dunque, in realtà dopo le prime trenta pagine, talmente bizzarre e assurde da far impallidire il  Woolrich de “La notte ha mille occhi” e “Ho sposato un’ombra” o anche qualcuno degli ultimi libri di Carr (ad esempio l’ultimo suo scritto, il divertentissimo ma inverosimile oltre ogni giustificazione “Il mistero di Muriel”) il romanzo diventa una storia gialla avvincente, inquietante e sinistra che diventa sempre più plausibile e accattivante fino alla parola fine. E oltre alla soddisfazione di aver letto un romanzo veramente straordinario, si aggiunge anche la felicità di un testo filato liscio come l’olio, forse perché, essendo il testo relativamente recente (2002) l’autore rispetto ai primi scritti ha acquistato una maggiore padronanza della materia.
Ma vediamola, la trama di questo romanzo (senza personaggi fissi come Alan Twist) ambientata nell’Inghilterra degli anni sessanta.



C’è una giovane donna, Debra Jordan, che vive col marito psichiatra nella clinica-manicomio che esso gestisce. La donna, una graziosa biondina dall’aria fragile molto più giovane del marito, non ama il marito e detesta le urla dei ricoverati, e un giorno decide di fuggire da quella realtà opprimente, e inizia a vagabondare per il sud dell’Inghilterra, attraversando la mitica brughiera di Dartmoor per finire a Madford, un villaggetto sperduto da romanzo con Miss Marple.
La donna, sfinita a seguito di peripezie veramente singolari (incontra due uomini che vogliono usarle violenza e riesce a fuggire amputando tra l’altro il braccio a uno di loro, che rimane attaccato alla sua vettura (!), ruba un’auto e sfugge due volte ai poliziotti che la ricercano) nel suo girovagare si imbatte ed entra in una casa in vendita nei pressi del paesello, isolata e dall’aria sinistra. In questa, ha la visione di una giovane e bellissima donna che le mostra un diario e dei fiori, a metà tra il sogno e l’apparizione. Esce dalla casa e si addormenta nel giardino adiacente all’abitazione, dove c’è un’aiuola con strani fiori rossi, detti appunto fiori di Satana. Il mattino dopo,appena sveglia, Debra si trova davanti un uomo bello e simpatico, ex aviatore della Raf, che sembra capitato li per caso; l’uomo, di nome Peter Sutcliffe, vuole comprare la casa, e i due si innamorano all’istante e decidono di convivere come marito e moglie. Ben presto i due “sposini”, una volta entrati nel tessuto sociale di Madford, vengono a sapere che la casa è stata teatro di tragedie, una su tutte lo strano suicidio diciassette anni prima(ma tutti pensano in realtà omicidio per mano del marito di essa, poi emigrato successivamente in Canada) di una bella e giovane signora, che si rivela essere la donna che Debra ha sognato. Quindi Debra e Peter cercano di fare luce sul mistero della morte della donna, iniziando a ricercare il suo vecchio diario, che si dice nascosto da qualche parte nella misteriosa casa…
Insomma, questo guazzabuglio di follia, visioni inquietanti, peripezie assurde e situazioni improbabili farebbe pensare a un romanzo ancora più sbilenco degli altri Halter da me letti e recensiti, e invece, una volta “osato” per creare il giusto climax, l’autore dona alla vicenda narrata una piega veramente impeccabile, creando molte false piste e confondendo il lettore su indizi importanti con una maestria degna dei grandi a cui da sempre, nella sua carriera ormai trentennale, si ispira. E poi l’atmosfera perfetta, squisitamente Carriana ma con un tocco di Christie, è un qualcosa di assolutamente eccellente. Resta davvero da chiedersi, con parecchi Halter ancora da leggere e reperire, quante altre soddisfazioni possa ancora darmi l’autore Francese; ma intanto il capolavoro è arrivato, e spero davvero  di ripetere presto una recensione tanto entusiasta.

6 commenti:

  1. Ciao Omar, se non hai letto ti scrivo anche qui. La mia copia di H. M. e il ladro di Tangeri e il numero 711 dei classici e finisce con un dialogo a p. 335!
    Ottimo articolo ;)

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  2. Perfetto, ti ringrazio, per fortuna un mio conoscente aveva il libro e mi ha scannerizzato le ultime pagine, quindi ho ovviato all'inconveniente. Grazie per i complimenti su questo post, volevo dirti un'altra cosa a proposito delle traduzioni della Christie; ho trovato una traduzione de "La morte nel villaggio " di Diana Fonticoli, pubblicata sull'edizione rilegata del club degli editori (con le copertine di Pinter, in una veste grafica accurata e interessante) che comprende questo romanzo e anche "istantanea di un delitto" tradotto dalla Griffini. Sinceramente non so se poi questa traduzione della Fonticoli (che ho confrontato con quella della Taddei e in effetti appare più spigliata e completa) sia stata ripubblicata in altre occasioni.

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    1. Buongiorno. Mi chiamo Diana Fonticoli e ho tradotto "La morte nel villlaggio" nel 1989. Questa traduzione è un po' la mia spina nel fianco perché, dopo essere stata pubblicata la prima volta negli Omnibus (ISBN 88-04-14243-X) nello stesso anno, è uscita poi nell'edizione Club degli Editori nel '91. Da allora se ne sono perse le tracce. Si trattava, appunto, di una ritraduzione poiché la precedente versione di Giuseppina Taddei, degli anni Trenta, era stata giudicata un po' troppo datata per essere rimaneggiata ulteriormente. In seguito è sempre stata pubblicata la traduzione della Taddei. Quando, in più di un'occasione nel corso degli anni e a persone diverse, ho chiesto spiegazioni in redazione (persino nel Pirani il mio nome non figura) ho ricevuto risposte non certe e, a mio giudizio, opinabili. Secondo una di queste, si sarebbe trattato di una precisa scelta editoriale, ma mi risulta difficile crederlo perché, e non vorrei sembrare presuntuosa, in effetti la mia traduzione risulta un po' più snella e scorrevole. Io credo che, più semplicemente, la mia traduzione sia andata smarrita nei meandri della Mondadori, anche perché in quell'anno usavo ancora la macchina per scrivere e solo l'anno seguente ho iniziato a lavorare con quello straordinario strumento amico che è il computer. Mi dispiace davvero tanto, per me è un po' come se quella traduzione non l'avessi mai fatta.

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    2. Signora Fonticoli, non so esprimerle il mio rammarico per non aver ricevuto la notificadel suo intervento, è la spina nel fianco di Blogspot quella di non segnalare i commenti fatti a un post dopo qualche mese; ma dedicherò al suo preziosissimo intervento un post a parte.

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  3. Quella traduzione penso risalga al 1977; io ce l'ho nel volume rilegato Collezione Agatha Christie (insieme a, come te, Istantanea di un delitto). Però hai ragione, è una traduzione davvero poco usata, e non credo sia mai apparsa in libreria.

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  4. Grazie per avermelo ricordato!

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