lunedì 13 ottobre 2014

DELITTI AL MUSEO DELLE CERE; UNA AMBIENTAZIONE AFFASCINANTE QUANTO POCO SFRUTTATA.


Se siete tra coloro che riescono a visitare un museo delle cere senza restare turbati, non siete come me. Devo dire che trovarmi tra perfette riproduzioni di persone viventi o meno a cui manca solo la capacità di movimento mi inquieterebbe alquanto, forse perché fin da bambino il mio immaginario è stao influenzato dai due film dal titolo “La maschera di cera”, sia quello del 1933 di Michael Curtiz con Lionel Atwill che il remake del 1952 col mitico Vincent Price (che da adoratore di quest’ultimo preferisco) che impersona alla grande un artista impazzito che crea le sue cere anatomiche colando la cera fusa direttamente su gente viva (Brrr..), e quidi non farei pazzie per trovarmi da solo da madame Tussaud e succursali. Però, proprio per l’infantile fascinazione subita da quei bei vecchi film, sono oltremodo felice quando mi capita di leggere un racconto giallo o horror che sfrutta questa ambientazione. Non è capitato molto spesso, ma quelle poche volte i risultati sono stati davvero eccellenti.
 

 
Immagini dai due film sopra citati
 

Il Wax Museum più importante del mondo, il già citato museo di Madame Tussaud a Londra, fu scelto da Marie Belloc Lowndes, della quale ho parlato molto recentemente, per l’ambiguo e sconcertante finale del suo capolavoro “Il pensionante”; peccato che Hitchcock, nel girarne la sua pur ottima versione cinematografica, non abbia tenuto conto di questa splendida sequenza, ci saremmo davvero divertiti a vedere le cere filmate dal maestro.

Almeno tra quelli che conosco ( e tradotti in Italiano), il romanzo che sfrutta al meglio questo topos è sicuramente “Delitto al museo delle cere” della grande Ethel Lina White, autrice Gallese maestra assoluta del suspense che ha ispirato coi suoi romanzi alcune ottime pellicole, due su tutte “La signora scompare” di Hitchcock e “La scala a chiocciola” di Siodmak, tratti dai suoi omonimi romanzi, dei quali mi occuperò presto in questo blog.

 
 
Questo Delitto nel museo delle cere, tradotto solo negli anni novanta da Marilena Caselli, non è un capolavoro ma è comunque  un romanzo gustosissimo, che ha per protagonista una giovane e rampante giornalista di nome Sonia, la quale si occupa degli strani collegamenti tra le manovre di un losco uomo politico e un piccolo e fatiscente museo delle cere di una minuscola cittadina Inglese.

Il romanzo raggiunge il suo culmine nella celebre sequenza di Sonia chiusa di notte nel sinistro museo, un concentrato di suspense micidiale che Polillo ha incluso a parte nella raccolta “Delitti di natale”; operazione abbastanza discutibile, visto che il romanzo è bello letto per intero.

E come dimenticarsi il sinistro, quasi infernale museo delle cere gestito dal signor Augustin e dalla figlia in uno dei primi romanzi di Carr, l’ acerbo ma comunque eccezionale “L’ultima carta”? qui, da maestro di atmsfere quale già era, il venticinquenne autore ci porta in un sordido, fatiscente eppur affascinantissimo museo la cui evocazione non può non dare un sinistro brivido lungo le scapole. E la sequenza del ritrovamento del corpo di una giovane donna tra le braccia dell’orribile statua del Satiro della Senna è di quelle che restano ben scolpite nella mente di ogni giallofilo. Se poi la storia si sviluppa in altri ambienti, le pagine ambientate nel museo fanno storia a se nel corpus Carriano.

Tornando leggermente indietro nel tempo troviamo un breve, gradevolissimo racconto di quel mago di atmosfere macabre e Grandguignolesche ( oltre che insigne giallista, basti solo pensare a Le mystere de la chambre jaune) che era Gaston Leroux, che nel racconto “Il museo delle cere”, che si poteva trovare nel succulento volumetto Newton a mille lire che raccoglieva (e le raccoglie ancora, se si ha la fortuna di trovarlo sulle bancarelle) le sue “Storie macabre”,  mette in scena un classico racconto di orrori derivati dalla solitudine notturna; qui il protagonista, un gaudente parigino della belle epoque, scommette con gli amici che di sciocchezze come i Wax museum non ha alcuna paura, e ovviamente viene da loro sfidato a rimanervi, ovviamente con esiti infausti. Una bella storia che però non sfrutta appieno il suo potenziale, visto che latita di descrizioni del museo, limitando così il suo potenziale.

Assolutamente straordinario è un racconto breve, incluso nella raccolta “storie di fantasmi” della Newton e nei “25 racconti del terrore vietati alla tv” presentati da Hitchcock, dal titolo “La maschera di cera”, di Alfred MacLelland Burrage ( autore di cui  ho parlato nel post sulle Ghost story dello scorso Gennaio), un sinistro, eccezionale racconto in cui , durante la solita notte passata per scommessa dentro al museo da un temerario (come si può notare questo è un tema ricorrente molto sfruttato, in quanto giustifica il fatto che qualcuno accetti di restare in loco a fare la parte del terrorizzato, un poco gli antesignani dei giovani scervellati degli horror anni settanta/ottanta, dove in un film che si intitola “Non aprite quella porta” essi vi si fiondano addirittua…torture e squartamenti sono sempre poca cosa per simili sconsiderati) la statua di cera di un famoso criminale decide di rianimarsi…racconto allucinante, tra incubo e realtà, una vera gemma dell’horror intelligente che sfrutta al meglio la suggestiva location.

Purtroppo nel giallo classico e dintorni non ho altre chicche da segnalare, se qualcuno di voi che legge conoscesse qualche altra storia totalmente o parzialmente ambientata in un museo delle cere sarò felice se vorrà segnalarla.

Insomma, come vi ripeto, coi musei delle cere ho un ottimo rapporto, basta che essi si limitino alla pagina di un libro o allo schermo della TV,  perché dal vero la cosa mi inquieterebbe….che poi dico dico ma se vado a Londra una visitina dalla signora Tussaud sarebbe la seconda cosa che farei, ovviamente solo dopo essermi fiondato al St. Martin’s theatre ad assistere all’ennesima replica di Mousetrap.

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