martedì 28 aprile 2015

"ARSENE LUPIN E LA CONTESSA DI CAGLIOSTRO" DI MAURICE LEBLANC.


Della strepitosa iniziativa del Corriere della sera, che da qualche settimana ci sta proponendo l'intero ciclo di Arsene Lupin, re dei ladri gentiluomini (anche se non il capostipite..) nelle nuove tradizioni integrali della Newton ho già parlato, e spero di avere interessato qualcuno di voi, se non altro a prendersi l'ebook del mammuth Newton (edizione alla quale si rifà la collana del Corriere) a 4,99. Ma ormai, in Italia, chi li conosce più Leblanc e la sua creatura? Su Wikipedia e siti specializzati poco o niente, nemmeno qualche trama sommaria dei romanzi, insomma, un autore non tanto sottovalutato quanto proprio obliato dal grande pubblico, anche se Lupin lo conoscono tutti, ma solo per “merito” di un cartone animato Giapponese che rielabora in modo assai Nipponico (sulla qualità del prodotto non mi pronuncio, perché gli appassionati di anime sono minacciosi e saltano alla gola) il personaggio.

Ma cerchiamo di inquadrare meglio la sfocata materia. Maurice Leblanc era un autore Francese, ma era Italiano, anzi Napoletano, da parte di madre; raffinatezza, calore e creatività li aveva quindi nei geni.
 
L'autore
 

Iniziò col pubblicare racconti realistici sullo stile di Maupassant, quando nel 1905, per scommessa, pubblicò il racconto "L'arresto di Arsene Lupin" dando poi vita a un ciclo unico nel suo genere, conclusosi solo nel 1941con la morte dell'autore; come Sherlock Holmes (che fu pubblicato da Conan Doyle fino al 1927), i romanzi con Lupin continuavano ad avere successo pur appartenendo a un gusto letterario di stampo ottocentesco decisamente superato, ed era un lusso che in pratica si poteva permettere solo Leblanc; ormai la narrativa del mistero, in un'epoca in cui la Christie e Simenon erano già sulla breccia, aveva preso altre strade, ma il pubblico Francese non tradì mai il suo grande narratore.

Si, perchè Leblanc era (e rimane) davvero un grande. Però, tenete conto, non era un giallista, no, Leblanc fu l'ultimo, e forse il più grande, esponente di quel Feuilleton iniziato in Francia quasi un secolo prima con Sue, narrativa popolare dalle tinte fosche e dai molteplici colpi di scena ereditata poi da Paul Feval, Xavier de Montepin, Souvestre e Allain col loro Fantomas, Gaston Leroux e molti altri; Leblanc ne fu il compimento, il punto d'arrivo di un genere da lui stesso tenuto in vita oltre il suo ciclo naturale. Questo perchè Leblanc, ammiratore di Conan Doyle, seppe portare nella narrativa popolare Francese, abbastanza pesante e oggi faticosamente leggibile, la leggerezza della prosa Anglosassone, togliendo esasperazione e melodramma in favore di agilità e umorismo. Per questo ha varcato in carrozza la soglia del secolo ventunesimo, mentre il lutulento Fantomas è rimasto ormai irrimediabilmente impantanato.

Ma, diciamocelo, il folle e truce Fantomas e il raffinato e gioioso Lupin non si sarebbero rimasti molto simpatici; Lupin non uccide, non terrorizza, e ruba solo a chi sa che, nonostante il furto subito, continuerà lo stesso a mangiare il suo caviale quotidiano. Un novello Robin Hood, se non fosse per il fatto che di dare ai poveri non ci pensa nemmeno un po, a parte qualche significativa eccezione. Lupin si fa beffe delle sue vittime, dei poliziotti che indefessi cercano di catturarlo rimanendo col solito pugno di mosche in mano (tra i suoi avversari abbiamo anche una parodia di SH, ovvero Herlock Sholmes). Galante e seducente, flirta con tutte le donne che gli capitano a tiro, talvolta in modo niente affatto casto.

Il ciclo delle avventure del ladro gentiluomo si può sommariamente dividere in due categorie; le storie (principalmente i racconti brevi) di gusto più British, e le storie (romanzi come La contessa di Cagliostro, La scheggia d'obice, L'isola delle trenta bare) di stampo decisamente più continentale.

A questo secondo gruppo appartiene senz'altro "Arsene Lupin e la contessa di Cagliostro" testo del 1924 che riassume appieno la parte "verace" della saga del ladro gentiluomo.

Cover dell'edizione uscita 2 settimane fa in edicola.
 
 
Questo romanzo si può senz’altro definire come il “Ritratto del ladro da giovane” un vero e proprio bildungsroman criminale dove il ventenne Arsene, gentleman cambrioleur già dotato ma ancora grezzo e inesperto che al tempo dei fatti narrati si faceva chiamare Raoul D’andresy, si imbatte per la prima volta in avversari degni del suo nome e soprattutto nella donna che lo renderà uomo in ogni senso, una vera e propria Afrodite sensuale e perversa come solo una Dea può essere; Josephine Balsamo, alias Contessa di Cagliostro, dalle origini misteriose (e mai del tutto chiarite da Leblanc, che si dimostra maestro di ambiguità), che alcuni credono essere la reincarnazione di una donna vissuta oltre due secoli prima dei fatti, se non proprio la stessa donna riuscita a mantenersi in vita, oltre che giovane e bella, grazie chissà a quale artificio, magari risalente al suo sinistro antenato. Lupin, a un certo punto, da alla stessa contessa una spiegazione razionale sul mistero della sua età, e la donna non conferma e non smentisce.

Aldilà della trama, molto avvincente ma ormai inflazionata da innumerevoli tentativi di imitazione, di un tesoro nascosto in qualche ignoto anfratto e conteso tra due bande, quella capeggiata dalla stessa Josephine e quella formata da cosiddetti “nobiluomini” e capeggiata dal fosco Beaumagnan, legato alla Balsamo da un rapporto di odio profondo e straripante passione.

Ma Beaumagnan, più che un cattivo tout court, è in fondo solo una delle tante, patetiche vittime di Josephine; nessuno, infatti, può resistere al fascino, al tempo stesso angelico e demoniaco, della contessa; Arsene Lupin se ne innamora perdutamente, dimenticando per lei, in modo assolutamente meschino (ma forse, se a vent’anni avessi avuto una come la Balsamo tra le mani, nemmeno io sarei stato irreprensibile..), la dolce Clarisse d’Etigues, figlia di uno dei seguaci di Beaumagnan, da Lupin sedotta e abbandonata senza troppi patemi. Sarà la pervicacia dell’amore di Clarisse, più forte di tutto e tutti, a trarre il giovane Lupin dal baratro di una passione folle e totalizzante, per un romanzo che senza una sola descrizione esplicita riesce comunque a tracimare di un erotismo decadente e raffinato. E quando il finale dell’opera, volutamente aperto per lasciare spazio a seguiti, vedrà Lupin- Ulisse sfuggire a Calipso e riunirsi alfine alla sua Clarisse- Penelope, l’ombra della Contessa sarà ben lungi dall’essersi dissolta.

Per quanto mi riguarda, questo splendido romanzo rappresenta il canto del cigno e il punto d’arrivo del feuilleton, genere che cesserà di esistere (lasciando perdere romanzacci di qualità infima scritti da chissà chi) con Leblanc; la Francia era pronta per altre espressioni artistiche, Simenon si sarebbe presto affermato, così come i grandi Noir adulti e disillusi scritti da Prevert e diretti da Carnè, e poi ci sarebbe stata una guerra dopo la quale i Francesi non avrebbero più avuto voglia di Feuilleton ma di realismo, di passione politica, e poi di Nouvelle Vague. Ma mentre molte cose passano, Leblanc rimane e rimarrà, assurto ormai a mito, a classico senza tempo. Ed è giusto che sia così, e che iniziative come quelle del corriere, necessarie e meritorie, lo sottolineino.










2 commenti:

  1. Non ho letto nulla di questo autore; conosco Lupin solo in virtù della serie tv, vista da bambina, nei prolifici anni 70. Ho cercato la versione EBook dei Mammut e costa 6,99 €. Aspetterò ancora un po', perché spesso li mettono in offerta.

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  2. Mai vista la serie TV, purtroppo non la ripropongono nemmeno sui canali satellitari. Comunque sappi che con 6,99 ti prendi tutto il corpus, quattromila pagine scritte fitte, quindi secondo me ci puoi stare ;)

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