mercoledì 3 giugno 2015

"IL MISTERO DI CLOOMBER" DI ARTHUR CONAN DOYLE.


 

Come molti sanno, Conan Doyle non fu solo Sherlock Holmes, anzi, fosse dipeso da lui il canone Holmesiano sarebbe assai più ridotto. L’autore prediligeva scrivere altro, soprattutto romanzi storici come il bellissimo ciclo di sir Nigel Loring (Le cinque rose, conosciuto anche come la Compagnia bianca) ritenuto dall’autore, forse giustamente,  il suo capolavoro, oppure la serie del professor Challenger, lo scienziato-esploratore dai modi bruschi e dalla barba come quella di un Assiro, che annovera titoli notevoli come “Il mondo perduto” vero e proprio Jurassik Park dell’epoca, e anche molte opere tra fantascienza e horror, perlopiù narrativa breve con dei racconti che sono dei gioiellini. Il mondo Conandoyliano alternativo a SH lo scoprii da adolescente, e con sommo diletto, grazie al meraviglioso cofanetto Newton che conteneva quasi tutta la produzione orririfica e di scienze-fiction, e ormai dieci anni fa integrai il poco che ancora mi mancava con la ormai irripetibile collana “Sherlock Holmes e Co.- tutti i capolavori di Conan Doyle” Edita in edicola dalla Fabbri, che presentava opere ormai introvabili come “Rodney Stone”, “La tragedia del Korosko” e appunto “Il mistero di Cloomber” che  esamineremo in questa occasione.
 
 

Questo  “The mystery of Cloomber” fu scritto dall’autore nel 1889, tra “Uno studio in rosso” e “Il segno dei quattro” i due primi romanzi Holmesiani. Un periodo di fervente creativita nel quale l’autore non era ancora prigioniero della sua immortale creatura e cercava ancora la sua strada di narratore.

E, bisogna ammetterlo subito, la strada per Cloomber non era certo la migliore tra quelle intraprese dall’autore.  Il romanzo, fin dalle prime righe, presenta un pesante debito non solo di atmosfere ma anche di struttura (tutta la storia è narrata attraverso testimonianze, lettere, diari..) con “The Moonstone” di Wilkie Collins, il rivoluzionario capolavoro che cambiò per sempre il modo di concepire le storie del mistero. Non deve certo stupire che il giovane Doyle fosse rimasto oltremodo affascinato dal romanzo, è certo stato un destino comune di tutti i Vittoriani alfabetizzati. E se con questo Cloomber volle imitarlo un poco goffamente, non gliene si farà certo una colpa, anche perché il breve (appena 130 pagine) romanzo mantiene quella leggibilità quasi miracolosa che tutte le opere dell’autore, anche le meno riuscite, possiedono. Non una pagina di noia in questo romanzo, anzi, per qualche misteriosa ragione Doyle glissa su alcuni aspetti della trama (vedi la doppia storia sentimentale) che avrebbero mandato in solluchero i suoi contemporanei, e che avrebbero dato al testo maggior spessore e coerenza.

La storia, si vedrà, è del tutto assurda e piena di coincidenze forzatissime; siamo in Scozia, in una landa desolata sul mare d’Irlanda, una zona talmente fosca e minacciosa che al confronto Dartmoor e le sue brughiere sono radiose e incantevoli. Qui, un professore di Sanscrito di mezza età  con un figlio e una figlia ventenni e in bolletta perenne di nome John Hunter West  viene invitato da un parente ricco a occuparsi di una sua tenuta, che confina col fosco maniero di Cloomber, che si dice sia stregato.

Qualche settimana dopo che i West si sono felicemente installati nella contea  il sinistro castello viene preso in affitto dallo stravagante, inquietante generale Heatherstone, un pluridecorato militare in pensione che però da anni vive come braccato, trascinando la sua famiglia (moglie e figlio e figlia ventenni; indovinate cosa succede non appena questi ultimi conoscono i figli del professor West, loro coetanei? vi do un indizio, i ragazzi sono forti e premurosi e le fanciulle entrambe belle e buonissime) in luoghi sempre più remoti e inaccessibili, montando la guardia ogni notte temendo un pericolo imminente, un qualcosa di tanto tremendo da non riuscire neppure a parlarne.

Il giovane West per settimane resta con il fondato dubbio che il generale in fondo non sia del tutto pazzo, ma ecco che un brutto giorno arrivano nella zona tre sinistri Indiani, colti ed eruditi (per la gioia del professore di Sanscrito) ma con intenzioni poco chiare…

Rapidamente si arriva alla conclusione della fosca vicenda (che Doyle, e questo è l'aspetto migliore del libro, lascia parzialmente nel mistero, con alcuni interrogativi non spiegati appieno, la cui risposta è lasciata alla fantasia del lettore), la quale ha origini remote abbastanza scopiazzate dalla Pietra di luna, ma se in quest’ultimo libro la vicenda, seppur poco credibile in alcuni punti, non varca mai la soglia del soprannaturale, Doyle scomoda senza troppo batticuore magia Indiana e misteri della giungla nera, distruggendo ogni pretesa di verosimiglianza ma divertendo assai quel lettore che  prende il romanzo per ciò che è; Il mistero di Cloomber non è infatti niente più che una bizzarra, assurda, ma in fondo amabile fantasia vittoriana di un autore che, libero dai lacci di Holmes, non badava più a contenersi risultando in alcuni piunti incoerente e goffo ma che, come Wallace, Leblanc e pochissimi altri, manda in estasi il pubblico bendisposto proprio per queste adorabili bizzarrie.
Il romanzo si trova in libreria per i tipi della nuova editrice Berti nella bella collana "Il lama nero" che comprende anche testi di Chesterton, Leblanc e Buchan, ma costicchia, magari conviene cercare in qualche  reimanders  l’edizione dlla Fabbri, con elegante copertine rigida.

7 commenti:

  1. Ciao,
    so che Doyle ha scritto ben di più che tutto ciò che riguarda Holmes e che anzi voleva liberarsi del suo stesso personaggio, ma per qualche strano motivo ho sempre letto solo i romanzi che avevano Sherlock, che adoro, come protagonista. Leggendo questo tuo post, mi è venuta voglia di allargare la mia Doyle - cultura.

    Veronica

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  2. Ciao Omar
    Da Doyleiano ho letto il testo l altr anno proprio nella bella snella ed economica edizione che hai consigliato.
    Concordo in tutto. Atmosfere particolari...mare scrosci onde e tempeste...e il sempre piacevolissimo narrare in prima persona di ACD. Si legge in tre giorni. Doyle é garanzia di piacere di lettura...indipendentemente da trame o periodi.

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  3. Ciao Veronica, benvenuta sul blog!

    Sinceramente trovo la produzione di Doyle extra-Holmes piacevole quanto e talvolta più di quella col grande detective, il che tutto dire visto che SH per me è sacro. Questo Mistero di Cloomber non è tra le sue cose migliori, ti consiglio caldamente di leggere prima il ciclo di Challenger, quello di Sir Nigel Loring (tieni conto però che non conosco le tue preferenze riguardo ai singoli generi letterari) e i racconti del soprannaturale, che si trovano in un elegante volume dal titolo "Il vampiro del Sussex e altri racconti" edito per gli oscar Mondadori. Altrimenti su Ebay credo si trovi ancora il cofanetto newton con "tutti i racconti e i romanzi fantastici e dell'orrore" oppure i vecchi volumi della collana Fabbri. Purtroppo in libreria si trova poco, bisogna affidarsi al mercato dell'usato, ma una volta che questi volumi si hanno tra le mani, la grande lettura è assicurata.

    Giordano; mi fa piacere che il romanzo ti sia piaciuto! sai, per onor di cronaca dovevo evidenziare anche i difetti dell'opera, ma comunque leggerla è un vero piacere, e se ci si diverte le pecche passano in secondo piano! ;)

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    1. Ti ringrazio per i consigli ne farò tesoro. Sono una lettrice accanita, per cui l'unico genere che non mi piace è quello dei "libri scritti male" e con Doyle è difficile che corra questo rischio... magari il soprannaturale non è proprio nelle mie corde, per cui credo che inizierò da qualcosa di diverso.

      Per trovare i libri so a chi rivolgermi, anche per quelli che sembrano introvabili.

      Grazie ancora dei consigli, continuerò a seguirti.

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  4. Grazie a te, sempre a disposizione.

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