mercoledì 2 settembre 2015

I GIALLI MONDADORI DI SETTEMBRE, E LA "QUERELLE" ANNESSA.

Il Giallo Mondadori, come si sa, è cambiato. Non più cinque uscite mensili ma tre (che poi, prima della collana Sherlock, storicamente erano quattro, quindi a ben vedere si è perso solo un titolo, non due), cosa dovuta non credo al masochismo della casa editrice o a chissà quale altra misteriosa ragione, solo a un drastico calo di vendite che ha fatto si che la collana ridimensionasse la sua portata. In ogni caso, anche se meno ricco, il piatto del GM continua a essere gustoso, e non poco, come quegli chef che, con pochi ingredienti a disposizione, riescono a tirare fuori un pasto sorprendentemente soddisfacente.
Il giallo inedito vede continuare decisamente il filone "in rosa"; dopo Anne Perry e Ruth Rendell, due autrici di grido i cui diritti di traduzione non credo vengano regalati (giusto per notare lo sforzo della collana di proporci titoli degni) abbiamo Rhys Bowen, invisa ai giallofili ma molto venduta in quanto i suoi romanzi sono assai godibili, e specialmente la serie di Lady Georgianna Rannoch, della quale si propone la quinta avventura in ordine cronologico, dal titolo "Intrigo in costa Azzurra"  è addirittura spassosa, quasi una parodia del genere, con un'eroina adorabile, pasticciona e perennemente squattrinata (pur essendo aristocratica e imparentata con la regina stessa) che si caccia in avventure a sfondo giallo-spionistico che risolve con più fortuna che acume. Come detto la serie non ha nessuna pretesa di "Buon poliziesco" sono romanzi  di puro cazzeggio che però una volta all'anno ci possono stare eccome.




Nella collana dei classici abbiamo un ennesimo Gardner con "Perry Mason e la rossa ambiziosa" e per finire, nella collana Sherlock, abbiamo un ennesimo SH contro Jack lo squartatore, in "I delitti di Mayfair" di David Britland.

Ora, siccome nel mese scorso sul blog del giallo c'è stata una discussione anche un po' animata sulla qualità di queste uscite, io ribadisco il mio punto di vista, ossia quello del sostenitore di questa linea editoriale e di queste uscite, dopo un legittimo primo momento di perplessità ma che adesso, visto che la redazione del GM ha finalmente spiegato le ragioni di tali scelte, mi trova d'accordo fosse altro che per un mero senso pratico.

Mi spiego meglio. Romanticamente, sarebbe simpatico trovare ogni mese uscite inedite di grandi autori della Golden-age magari non solo Anglosassoni, e vedere ristampate nei classici delle bellissime palmine dimenticate come "La dama di compagnia" della Belloc Lowndes" o "Una voce nelle tenebre" di Eden Phillpotts; peccato però che, così facendo, si masturberebbe si l'ego di quelle poche centinaia (ma forse sono troppo ottimista, diciamo poche decine) di giallofili Italiani, ma la collana andrebbe a picco nel giro di cinque o sei mesi; perché per ogni editore, dal più caciarone al più snob, contano prima di tutto le vendite, e come si dice a Firenze "senza lilleri 'un si lallera", e per questo motivo è perfettamente inutile protestare o indignarsi per le continue riproposte di Gardner nei classici; quest'ultimo è un autore molto famoso che praticamente non è stato mai proposto in libreria, rimanendo confinato nel circuito delle edicole, e siccome la gran parte del pubblico non ha tempo e voglia di dannarsi l'anima in bancarelle e mercatini per cercare le precedenti edizioni proposte nel GM,  è contento di prendersele in edicola, e non faccio fatica a credere che Gardner sia molto venduto, così come Stout quando una volta l'anno lo ripropongono. Il futuro della collana dei classici sarà questo, sempre più autori famosi e titoli arcinoti e sempre meno "obscure pearl" dimenticate negli archivi come ad esempio "Le pentole del diavolo" di Nicholas Blake, uscito lo scorso marzo quando ancora le uscite erano due al mese; con un solo titolo a disposizione, se la collana vuole sopravvivere, si deve andare sul sicuro.

Di chi è la colpa di tutto questo? del lettore medio troppo pigro e di palato poco fine? no, d'altra parte ognuno ha i suoi gusti, e seppur amante del giallo classico ammetto benissimo che la maggior parte della gente cerchi cose più emozionanti e adrenaliniche, in fondo l'intrattenimento di massa è votato ormai alle tinte forti e ai toni alti, il nostro tempo è questo e c'è poco da fare.

E anche il giallo inedito sinceramente ha presentato, in quest'ultimo anno, delle uscite eccellenti, e criticarlo è anche abbastanza crudele; oltre alla Perry e alla Rendell, non abbiamo forse avuto anche Thomas Cook, William Kent Krueger e Bill Pronzini, autori che sono il meglio del meglio nel panorama giallistico contemporaneo? e l'inedito di Freeman, una chicca vintage per appassionati, ce lo siamo già scordato? Insomma, a me sembra che l'attuale gestione sia ottima, che punti alle vendite ma senza rinunciare alla qualità, e se quando c'è stato da criticare ho criticato, stavolta invece plaudo senza riserve, almeno per adesso.
E per chi vuole riscoperti i grandi autori del passato, cosa che farebbe certamente anche la mia gioia, consiglio  di sperare in una nuova realtà come la fu Polillo, che certo era encomiabile e proponeva cose davvero importanti, ma era costretta a farle pagare un botto e col tempo ha chiuso perché di gente disposta a un esborso non indifferente ce n'era sempre meno, e quindi se una casa editrice specializzata piuttosto affermata ha dovuto chiudere i battenti per scarse vendite, ciò la dice fin troppo lunga sul reale interesse del lettore Italiano verso il giallo vintage, e sinceramente non credo che qualche altro editore sia così "avventuroso" da ripercorrere una strada così rischiosa; magari si può sperare in proposte isolate tipo quelle della Castelvecchi, ma una collana a tema ce la possiamo proprio scordare, credo, e quindi non ci rimane che  fare buon viso al gioco per nulla cattivo del buon vecchio GM, almeno fino a che rimane sulla breccia.


3 commenti:

  1. Concordo con quanto scrivi Omar e ho trovato illuminante il commento della redazione sul blog del GM. L'unica nota stonata, come ho avuto modo di puntualizzare in un mio post, riguarda la loro difesa a oltranza delle vecchie traduzioni, che risulterebbero migliori di quelle "da quattro soldi" di altri editori da edicola. Proprio i romanzi di Gardner che continuano a ripubblicare sono orribilmente mutilati e da tempo mi sono accorto che pure opere più recenti apparse nella collana non troppi anni fa (come l'intera saga di Amelia Peabody di E. Peters) presentavano tagli vistosi e ingiustificati. Ritengo altamente irrispettoso nei confronti dell'autore e dei lettori proporre simili versioni che potrebbero in qualche caso andar bene per i volumi condensati del Reader Digest ma non certo per una collana come Il Giallo Mondadori. Vorrei sapere che cosa ne pensi tu in proposito.

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  2. Ciao Francesco; beh, io sinceramente,pur capendo l'aziendalismo della redazione e riconoscendo una certa perizia ai primi traduttori Gardneriani (il primo è stato Enrico Andri, e le prime traduzioni per le palmine erano praticament eintegrali, poi dopo nella nuova serie furono tagliuzzate) sto decisamente dalla parte di chi vuole traduzioni integrali. Essendo quella di Perry Mason una serie che si basa tutto sui dialoghi, ai traduttori d'epoca veniva abbastanza naturale tagliare le descrizioni, ma Gardner eccelleva anche in esse ed è giusto che il testo sia proposto nella sua interezza, e quindi se la redazione taceva su questo ambito avrebbe fatto sinceramente più bella figura. E poi, non regge nemmeno molto il discorso delle traduzioni da quattro soldi; Gardner non è che fosse Joyce o Faulkner, scriveva un Inglese elementare e ben traducibile, non credo si possa fare chissà quali disastri...

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  3. Senza contare poi che il loro giudizio sulle traduzioni altrui non è suffragato da nessuna valutazione effettiva. Alcune opere pubblicate da Newton Compton sono ben tradotte e la collana dedicata a Perry Mason della Hobby&Work altrettanto. Il fatto è che per motivi di budget (o di beghe di natura editoriale) non si sognano neppure di andare a recuperare queste traduzioni preferendo quelle monche targate Mondadori su cui non pagano diritti vista l'irreperibilità dei traduttori o dei loro eredi. Per giustificare la scelta di riproporre solo traduzioni mondadoriane hanno tirato in ballo nomi di traduttori prestigiosi quali Laura Grimaldi, G. F. Orsi e Alberto Tedeschi che comunque poco hanno a che fare con le ultime opere da loro proposte in edicola. La Grimaldi era una traduttrice coi fiocchi che ho avuto il piacere di incontrare di persona; Orsi non mi risulta che abbia tradotto tantissimo perché era più impegnato nella redazione del GM e comunque quando lo ha fatto ha dimostrato grande abilità; Tedeschi è l'ideatore delle nostre beneamate collane ed è un grande solo per quello (anche se traducendo tagliuzzava parecchio).

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