venerdì 8 gennaio 2016

I GIALLI MONDADORI DI GENNAIO 2016.


Anno nuovo, vecchi GM, nel bene e nel male.

Le uscite interessanti non mancano, o meglio, non mancherebbero, se non si fosse sempre alle prese coi soliti annosi, vecchissimi problemi.

Vabbè, cominciamo dalle note liete. Il Giallo inedito presenta un'opera di un autore Italiano, Andrea Franco, che già aveva esordito con successo  nel 2013 con il romanzo "L'odore del peccato", che inaugurava la curiosa serie del prelato-investigatore Monsignor Verzi, dal fiuto infallibile (letteralmente). Anche in questo secondo titolo con Verzi, l'"Odore dell'inganno", ci si muove col religioso nella misteriosa e affascinante Roma ottocentesca; come nel recente (e molto lodato) "La collera di Napoli" di Diego Lama, siamo quindi in pieno secolo diciannovesimo, e da ciò ci si rende conto di come il giallo storico sia un sottogenere che non conosce momenti di stanca ormai da parecchi anni.





Purtroppo questo blog si occupa quasi solamente di gialli d'antan e non è in grado di dare un giudizio obiettivo su questi titoli (anche se questo romanzo di Franco, a leggerne la trama, sembra davvero interessante) mi limito solo a fare una scommessa "al buio"; vogliamo infatti scommettere che questi giovani autori nostrani, se vogliono, in fatto di thriller possono fare meglio degli ormai inflazionatissimi Svedesi o dei vecchi ronzini d'oltreoceano? Speriamo che il pubblico Italiano dia fiducia ai suoi conterranei, che si affranchi dall'anglofilia esasperata che dal dopoguerra affligge la letteratura poliziesca nel nostro paese. Io questo lo prendo, come ho preso il romanzo di Diego Lama e quello di Stefano de Marino, e spero di riuscire a leggerlo entro questa era geologica. Nel frattempo, un grosso in bocca al lupo all'autore.

Lo Sherlock del mese invece è scritto a quattro mani; "SH e gli omicidi del boia" vede infatti la collaborazione di Kieran McMullen, già in edicola il mese scorso, con Dan Andriacco. Anche questo titolo sembra piuttosto carino, meno spionaggio e più giallo classico. E a quanto pare c'è il giovane Alfred Hitchcock tra i personaggi, mi attira solo per quello, lo ammetto.

E adesso veniamo alla nota dolente. Che in teoria non doveva essere la nota dolente, ma l'evento del mese; infatti "La grande idea" di Edgar Wallace, uscito per la prima volta nella collezione dei libri gialli nel  1931, è uno dei suoi libri meno noti e per chi scrive più belli (non un giallo classico, ma una di quelle grandi avventure barocche con dottori pazzi, sette segrete, ragazze in pericolo, inseguimenti e chi più ne ha più ne metta)  viene riproposto dopo decenni in una versione ampiamente rimaneggiata, non quella originaria del 1931 ma quella ristampata (negli anni cinquanta) nella famigerata collana dei  capolavori, sforbiciata senza pietà per farla rientrare in un certo numero di pagine, stravolgendo inevitabilmente il testo.

Il confronto dei due testi è impietoso; l'edizione 1931, libro alla mano, presenta un testo di trecento pagine con caratteri piuttosto piccoli, e il testo è elegantemente diviso in capitoli; il libro in edicola questo mese di pagine ne ha 173, non riporta il nome del traduttore (viziaccio già della collana dei capolavori, ripresentare i testi senza credits) mentre la Palmina ci dice che il testo è tradotto da Marcella Pavolini Hannau, e ovviamente manca la suddivisione in capitoli. Ora, io non so cosa possa rimanere di un'avventura che per funzionare ha bisogno di tutti gli ingredienti, probabilmente la versione in edicola sarà un condensato pastrocchio che scontenterà il pubblico che ci capirà poco o nulla e se la prenderà per questo col povero, incolpevole Wallace. Volete un consiglio? recuperate questa opera nella versione Garden o Newton, che porta il titolo "Il segno del potere" (Il titolo originale del romanzo è The hand of Power) perlomeno è una traduzione ex-novo e penso proprio integrale.

Niente da fare, fino a che i classici del giallo continueranno a proporre testi già precedentemente maltrattati e rimaneggiati, rimarrà una collana che scontenta i collezionisti e delude i lettori occasionali. E mi dispiace molto dire questo, perchè amo i GM di un amore viscerale, ma in ogni caso non cieco.

E il mese prossimo viene presentata un'altra interessantissima vecchia Palmina, "Il segreto del milionario" di Helen Reilly; ne sarei stato entusiasta, ma credo proprio che anche questo sarà ripreso dai capolavori, quindi rimaneggiato, quindi arrivederci e grazie e aspetto di mettere le mani sul testo anni trenta. naturalmente incrociamo le dita, sperando di essere smentiti...





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