venerdì 8 luglio 2016

"LA MORTE IN VACANZA" DI JANICE HAMRICK.

Purtroppo, con l'allarme terrorismo e specialmente dopo il doloroso caso Regeni, abbiamo smesso di guardare l'Egitto come lo abbiamo sempre guardato, ossia come un paese fiabesco con un grande passato e tante mete turistiche da sogno. Chi non ha mai desiderato di vedere la Sfinge e le Piramidi? forse solo Roma ha altrettanto appeal. Ma purtroppo, fino a data da destinarsi, questa magia anche solo immaginaria è evaporata, e chissà se tornerà.

In ogni caso, nel 2011 la giovane Janice Hamrick, scrittrice già al terzo romanzo e abbastanza sulla breccia in patria, scrisse un romanzo dove l'Egitto, a parte qualche magagna dovuta principalmente alla burocrazia locale, era ancora raccontabile come meta di una vacanza da sogno.

Oddio, da sogno, intendiamoci bene; nel romanzo "La morte in vacanza" uscito lo scorso maggio nel GM, si parla di un viaggio, ma organizzato; certo, credo sia di gran lunga il metodo più sicuro per visitare quelle aree del mondo, ma personalmente l'idea di aggregarmi a un gruppo di sconosciuti, comandato a bacchetta da una guida e costretto a rigidi e inflessibili orari e a ritmi massacranti mi sembra semplicemente orribile, preferisco non vedere che vedere a quelle condizioni; per me e la mia  Fidanzata è già un viaggio faticoso uscire da Firenze, figuriamoci avventurarsi in simili gineprai.





Ma, fortunatamente per le agenzie di viaggio, molti la pensano diversamente, e l'Egitto rimane una meta delle più gettonate, specialmente dagli Americani; ed ecco quindi arrivare nella terra dei Faraoni una comitiva di Texani, tra cui spicca, tra personaggi comunque tutti ben delineati, la protagonista Jocelyn Shore, che viaggia con la seducente e capricciosa cugina Kyla, che si è unita alla cugina più per rinsaldare il loro rapporto un poco traballante che per vera vocazione. Tutta la variopinta comitiva, composta da famiglie di varia estrazione ed educazione, tra i quali una coppia di Australiani con una figlia che nasconde un segreto,  due svampite e irritanti sorelle, una zitella impicciona e maligna, e soprattutto Alan Stratton, bellone seducente e misterioso che viaggia da solo, e che diventa ben presto l'oggetto del desiderio di Jocelyn e Kyla.

Ora, Jocelyn potrebbe considerarsi l'erede delle fanciulle per bene e ingenue e travolte dal fascino dell'avventura rese famose da Edgar Wallace, ma il carattere è decisamente rapportato ai nostri tempi; l'eroina è ormai oltre la trentina, con un divorzio alle spalle, con ben poche inibizioni sentimentali e sessuali e un senso pratico che deriva dal lavoro (è insegnante in una scuola elementare) e dalle traversie della vita affrontate in prima persona e senza cavalier serventi.
Piacente ma non bellissima, ha un complesso di inferiorità enorme verso Kyla, decisamente più sexy e sfrontata, e che lo fa pesare alla cugina (assicurandosi puntualmente tutti gli uomini piacevoli e single che incontrano), meno bella ma soprattutto meno adatta di lei a fare la gatta morta.

Il viaggio in Egitto, della durata di dieci giorni e che toccherà tutto quello che c'è di più interessante, è una vera guida pratica anche per il lettore; dell'Egitto si conoscono di fama quasi tutti i monumenti, ma in pochi saprebbero dire dove sono ubicati, quali si raggiungono per primi andando da Nord a Sud, e quanta distanza effettiva ci sia tra essi. Se uno accarezzasse l'idea di un viaggio nel paese dei Faraoni, questo romanzo potrebbe dare un'idea di tempi, costi e ostacoli; si, perchè l'autrice, che evidentemente ha sperimentato la cosa in prima persona, non ci risparmia nemmeno i lati meramente pratici o addirittura sgradevoli, dalle impressonanti escursioni termiche tra notte e giorno, alla penuria dei servizi che scontentano puntualente l'occidentale che pensa sempre e comunque di trovarsi a Londra o New York, la sporcizia dei cammelli, l'insistenza dei venditori di cianfrusaglie; insomma, c'è poca dell'epicità o della trasfigurazione poetica di tanti libri e film Hollywoodiani (o dell'indulgenza verso usi e costumi di una Agatha Christie) ma al tempo stesso l'autrice è chiara su una cosa; le meraviglie che offre il paese vale comunque la pena di vederle, i disagi sono resi poca cosa dalla effettiva grande bellezza del tutto.

Il meccanismo giallo, non temete, è ben presente e si innesca fin dall'inizio, quando la zitella impicciona viene trovata morta ai piedi di una piramide; sembrerebbe uno sciocco incidente, ma oviamente non è cosi, e toccherà all'intrepida Jocelyn, aiutata dal fin troppo piacione Stratton  (che ovviamente non si fila la fin troppo facile preda Kyla preferendo la più virginale Jocelyn...vabbè, spero succeda spesso anche nella vita reale), dipanare un mistero che per un lettore esperto è tutt'altro che inestricabile, però tutto sommato l'intreccio mistery è abbastanza ben svolto e coerente.

In ogni caso, questo romanzo va letto come una pura evasione, per sentirsi parte di un viaggio organizzato che uno non si può permettere, o che non ha voglia o tempo di fare. Adattissimo sotto l'ombrellone, magari potrete far finta che la sabbia del lido nostrano che vi circonda sia quella del grande deserto Egiziano attraversato dal Nilo, o magari, come me, tirerete un sospiro di sollievo per NON essere in mezzo a quel caos ma davanti al nostro splendido, "banalissimo" mar Mediterraneo.

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