sabato 31 agosto 2013

"UN'ACCUSA IMBARAZZANTE" (THE FRANCHISE AFFAIR) L'AGGHIACCIANTE APOLOGO SULL'AMBIGUITA' DI JOSEPHINE TEY


Se per questo 2013 dovessi eleggere un autore dell'anno,  la mia scelta ricadrebbe senz'altro su Josephine Tey, autrice riportata alla ribalta dalla  Collezione di sei volumi della Mondadori, che uniti ai due tomi editi da Nottetempo formano (cosa assolutamente straordinaria per un paese come il nostro con le librerie sempre più stracolme di libri orrendi) l'intero corpus dell'autrice tradotto e comodamente disponibile in libreria. Per quanto ancora i titoli restino disponibili non saprei, ma per ora ci sono e questo è l'importante.
Quest'anno è già il quinto libro della Tey che mi concedo, come un pleasure per niente guilty. Per ora non sono mai e poi mai rimasto deluso; Il ritorno dell'erede è un capolavoro senza se e senza ma esattamente come La strana scomparsa di Leslie, assolutamente ottimi L'uomo in coda ed E' caduta una stella, ora mi mancano solo La figlia del tempo (definito il suo libro migliore dagli esperti e che per questo lascio per ultimo) Miss Pym e il misterioso Sabbie che cantano, che mi incuriosisce già dal titolo.
L'ultimo che ho letto è stato appunto questo “Un'accusa imbarazzante” edito da Nottetempo; per molti questo è un testo fondamentale e sono d'accordissimo sul fatto che molto probabilmente sia il libro più complesso, profondo e meglio scritto dell'autrice, ma almeno per me è stato il suo romanzo meno immediato, il meno amabile a prima lettura.
Intendiamoci, non che sia meno bello degli altri; anzi le prime 120 pagine sono tra le cose più d'impatto che abbia mai letto, una delle più belle incursioni all'interno di un incubo mai messe su carta.
La storia è molto semplice, quasi lineare; c'è un piccolo paese da qualche parte in Inghilterra e una casa isolata con due donne, madre e figlia, del tutto asociali e quasi sempre rinchiuse in una grande casa completamente circondata da alte mura.
Un giorno come tanti alla porta di questa casa bussa la polizia; con loro c'è una ragazzina che sostiene, senza avere il minimo dubbio, che quelle due strane donne l'abbiano rapita e tenuta segregata in quella casa per due settimane, seminuda e affamata e spesso percossa perchè si rifiutava di compiere quei lavori domestici che le due donne volevano costringerla a fare contro la sua volontà; riuscita fortuitamente a fuggire, è andata subito dalla polizia a raccontare la sua storia.
La ragazzina, con un viso dolce “che somiglia a quello di Santa Bernadette” sembra conoscere perfettamente l'interno della casa, al punto di descrivere quello che c'era nell'armadio della stanza dove, sostiene lei, era tenuta crudelmente prigioniera. Poi mostra i lividi , evidenti e dolorosi.
Bene, questo è quanto. Le due donne devono trovarsi un avvocato, uno bravo; per fortuna trovano l'uomo giusto, un tranquillissimo leguleio che passa la vita tra innocue cause civili sorseggiando il solito tè con due biscotti digestive sempre alla stessa ora. L'uomo, contrariamente a quanto tutti sostengono conoscendolo, si trova a difendere le due donne, ritrovandosi dentro l'incubo di un caso agghiacciante.
Si, perchè non è uno spoiler dire che il caso, dall'inizio fino alla soluzione finale, è da ritenersi spaventoso; lo sarebbe in ognuna delle due verità possibili, in quanto le vie di mezzo non ci sono; o le donne sono veramente due psicopatiche aguzzine, o la ragazzina è una terribile mentitrice che vuole rovinare due persone mai vite prima chissà per quale scopo; altre uscite non ci sono.
Qui la Tey usa uno schema completamente diverso da un altro suo capolavoro di ambiguità come Il ritorno dell'erede; se quella era una inverted-story dove fin dalle prime pagine il lettore conosce la verità e continua a leggere per l'ansia di sapere se e quando gli altri personaggi la scopriranno a loro volta, questo invece è un thriller puro che si mantiene ambiguo fino agli ultimi capitoli.
Però, ecco il “difetto” del libro; che questi ultimi capitoli talvolta si fanno desiderare. Infatti, dopo la fatidica pagina 120, il romanzo diventa più un'analisi degli affetti di un caso eclatante sulla gente comune (cosa attualissima, visto quello che combinano i mass-media che sui delitti fanno programmi in prima serata) che seppur molto interessante e di gran livello letterario diciamo che raffredda l'incandescente materia thriller fino a farla, in certi punti, diventare un poco tiepida; forse un vero amante della letteratura dovrebbe apprezzare, ma il giallista AgathaChristiano e ConanDoyliano poco amante degli orpelli che alberga in me invece si rammarica, perché con 100 pagine meno avremmo avuto credo il romanzo di suspense perfetto e definitivo, mentre così abbiamo un grande inizio, una grande fine( io ho trovato gli ultimi capitoli assolutamente splendidi) e una parte centrale un poco lutulenta e dispersiva, seppur, voglio ribadirlo, un grande saggio sulla grettezza della gente che prende parti su una questione di tale importanza solo basandosi su un bel faccino da madonna o su un'antipatia immotivata; la Tey, autrice snob e ben poco “popolare” come quasi tutte le altre sue colleghe, troppe volte è più preoccupata a mettere il popolino alla berlina che portare avanti un racconto tremendamente mozzafiato.
In ogni caso voglio ribadire che questa è una lettura di primissimo livello, e che perdersi un libro come questo (ma credo di poter affermare che ciò valga per tutti quelli della Tey) sia un vero peccato, anzi trattandosi di un giallo, un vero delitto.


-INTRECCIO E SOLUZIONE FINALE;  10/10
-LEGGIBILITA’  8/10
-ATMOSFERA  9/10
-HUMOUR   9/10
-SENTIMENTO   9/10

MEDIA VOTO; 9

4 commenti:

  1. Grazie per la segnalazione. Autrice che non conosco e nuovi libri da assaporare.

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  2. Non c'è niente da fare, la Tey riesci sempre a "venderla" davvero bene. Ogni volta mi incuriosisce un pochino di più! Questo titolo, in particolare, è quello che mi ispira più tutti: adoro quando la storia è ambigua e non si capisce chi sta mentendo e chi sta dicendo la verità!

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  3. Beh Camilla qui allora trovi pane per i tuoi denti, visto che siamo nel pantheon dell'ambiguità.La Tey mi sta apassionando sempre di più, a breve posterò un'altra recensione di un altro suo libro assolutamente splendido, "sabbie che cantano", non un grande giallo ma un libro pressochè unico per l'ambientazione; il nord dela Scozia e le isole Ebridi, posti di un fascino assoluto.

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    1. Concordo sul fascino della Scozia e delle Ebridi! Attendo la recensione, allora :)

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