giovedì 23 maggio 2013

L’EFFETTIVO VALORE ATTUALE DEI RACCONTI POLIZIESCHI DI EDGAR ALLAN POE.





Tutte le guide del giallo, dalle più competenti alle più banali, concordano su una cosa; il genere ha ufficialmente inizio coi racconti di Edgar Allan Poe aventi per protagonista Monsieur Dupin,il primo degli investigatori dilettanti pomposi e infallibili.
Non ho nulla da obiettare a questa affermazione,visto che tra l’altro Poe è stato il mio primissimo amore letterario assieme alla Christie.  E non ho nulla da obiettare nemmeno sulla qualità dei racconti, che per l’epoca era sbalorditiva. Quello che mi viene da chiedermi invece è questo; quanto hanno retto al passare del tempo questi suddetti racconti? possono ancora essere letti come se gli anni non fossero mai passati o sono al contrario dei  pezzi di antiquariato, seppur pregevolissimi?

I racconti con protagonista Auguste Dupin sono 3, e sono i seguenti;

-i Delitti della rue morgue
-il mistero di Marie Roget
-La lettera rubata

e oltre a questi ci sono anche altri racconti polizieschi di Poe obliati dai più ma tutt’altro che trascurabili: parlo di “Sei stato tu!” ,della “Cassa oblunga”  e dello “Scarabeo d’oro”, racconto leggendario dove per la prima volta si parla di crittografia. Più avanti analizzerò anche questi.
Innanzitutto la prima questione; chi li ha effettivamente letti questi racconti?  Magari i delitti della Rue Morgue lo hanno letto in molti,ma il mistero di Marie Roget? e la lettera rubata?

-I  DELITTI DELLA RUE MORGUE ; il primo delitto della camera chiusa che si ricordi, è un racconto geniale e avvincente,a parte le prime pagine dove bisogna sopportare le elucubrazioni dell’autore sulle capacità intellettive necessarie per risolvere vari giochi a enigma; Ma meno male che l’autore sfoggia tutta la sua erudizione all’inizio del racconto, per passare poi a narrare senza troppi fronzoli ulteriori una storia affascinante,macabra e avvincente,con una soluzione (spero davvero la conoscerete, la sanno anche i sassi) che pur essendo fantasiosa ho sempre trovato plausibile e per nulla forzata o esagerata. Questo a parer mio è di gran lunga il migliore dei 3 racconti con Dupin, e quello che meglio ha resistito al tempo.

-IL MISTERO DI MARIE ROGET ; Questo racconto,mi duole dirlo,è a tratti quasi illeggibile.
Qui Poe vuole sfidare la polizia stessa riguardo a un caso che in quel periodo faceva scalpore in America; la sparizione di una giovane donna e il conseguente ritrovamento del suo cadavere. L’autore sposta la vicenda a Parigi e,mediante una interminabile conversazione tra Dupin e un suo interlocutore, ricostruisce il delitto,propone diverse soluzioni scartandole una ad una fino ad arrivare a quella definitiva; per la cronaca,pare che Poe avesse effettivamente intuito com’erano andate veramente le cose.
Intendiamoci,il racconto è superbo e impeccabile dal punto di vista narrativo,ma lo stile è di una pesantezza quasi insostenibile; ciononostante vale la pena di fare uno sforzo pur di leggerlo,ma non vi aspettante un avvincente racconto d’evasione ma piuttosto l’esposizione di un rigoroso teorema.

-LA LETTERA RUBATA; racconto paradigmatico del concetto de “il miglior nascondiglio possibile di un oggetto è nel posto in cui è più visibile a tutti”. Questa particolarità ne fa un racconto molto famoso e celebrato ( lo menzionarono nelle loro opere Freud,Proust e Sciascia) ,ma a dire il vero la storia è farraginosa e piena di divagazioni, e da questo punto di vista risulta abbastanza datata;come negli altri racconti con Dupin  protagonista il discorso sul raziocinio e sulle capacità della mente umana di risolvere enigmi si fa preponderante, e finisce oggi per appesantire irrimediabilmente la narrazione.
In definitiva,i racconti con protagonista Dupin sono inappuntabili e spesso geniali nei contenuti ma sono pesanti,poco scorrevoli e artificiosi,e anche un attimino autocompiaciuti; l’autore (ma questo in moltissimi suoi scritti) teneva molto a fare sfoggio della sua erudizione, non immaginando certo che questo avrebbe invecchiato irrimediabilmente i suoi lavori. Tra l’altro questo era il modo di scrivere che andava per la maggiore nell’America del tempo,anche Hawthorne e Melville soffrono di senescenza per i medesimi motivi, ed è un fatto che questi autori della prima fioritura di grande letteratura americana si leggono sempre meno ogni generazione che passa. E infatti ormai questi tre mitici racconti polizieschi risultano avere il sapore dei film di Griffith, più importanti che veramente godibili; mentre invece la successiva generazione di autori del mistero Britannici come Collins e Conan Doyle risultano ancora  fruibilissimi e per nulla invecchiati; forse perchè gli Inglesi per qualche motivo misterioso da sempre hanno rifiutato nella narrativa d’evasione le compiacenze letterarie,le virate nel melodrammatico  e gli sfoggi di erudizione che erano propri di  Americani,Francesi ,Tedeschi e Italiani puntando a divertire il lettore senza inutili orpelli,e per questo le loro opere hanno resistito molto meglio alla prova del  tempo.
Però, per fortuna, i racconti a enigma di Poe non si esauriscono con quelli con protagonista DUpin; nella sua opera ce ne sono altri 3  che possono rientrare benissimo in questo genere, e che personalmente preferisco a quelli più famosi e celebrati perchè scritti dal Poe più ispirato e avvincente.

-LA CASSA OBLUNGA;  Impropriamente compreso nelle raccolte dei racconti del terrore, questa storia non ha nessun elemento soprannaturale ma è a tutti gli effetti un racconto a enigma.
Su una nave diretta a New York il narratore incontra un suo vecchio amico, mister Wyatt; i due si ritrovano con piacere, ma Wyatt  però è visibilmente angosciato e quasi folle in certi suoi comportamenti, e altri misteri gravitano attorno a lui; perchè sua moglie,che aveva descritto anzitempo al narratore come di una donna di bellezza e intelligenza non comuni, è invece alquanto ordinaria e sciocca? perchè le sue sorelle, di solito amabili, sono diventate ritrose e riservate? e cosa c’è nella cassa che Wyatt custodisce gelosamente? le risposte nel finale di questo superbo e avvincente racconto.

-SEI STATO TU! ; qui abbiamo una storia gialla di stampo convenzionale con morti misteriose,innocenti ingiustamente accusati e un colpevole insospettabile (beh, quasi insospettabile) ;un racconto estremamente godibile impreziosito da un finale macabro e grandguignolesco.

-LO SCARABEO D’ORO ; ecco quello che per me è il capolavoro del raziocinio di Poe; perchè il racconto,oltre ad anticipare i cifrari e la crittografia  (che diventeranno elementi ASSAI presenti nel giallo classico) ed essere un impeccabile meccanismo narrativo, è anche una avvincente ed emozionante caccia al tesoro, una delle più belle mai raccontate in letteratura; il capolavoro assoluto del genere è ovviamente l’isola del tesoro,ma questo scarabeo d’oro la segue dappresso. Tra l’altro questo è uno dei lavori di Poe che ho più cari,visto che assieme al gatto nero è stato il primo racconto in assoluto da me letto di questo autore, in una fredda sera di gennaio di tanti anni fa, convalescente da una brutta tonsillite; dall’eccitazione derivata da questa lettura faticai a prendere sonno, e non vedevo l’ora che fosse di nuovo giorno per leggere altri racconti del “meraviglioso ciarlatano”; e ancora oggi questo capolavoro non ha perso un briciolo di smalto,una storia esemplare che arricchisce i ragazzi e fa tornare ragazzi per un’ora gli adulti. E non è poco.

In definitiva Poe, pur avendo pagato dazio al tempo in molte sue opere (chi avrebbe ormai il coraggio di affrontare quei suoi racconti di genere grottesco-bizzarro? io no di certo) per quanto riguarda il racconto a enigma è sempre un autore che vale almeno una lettura, e in certi casi ben più di una. Non sei ancora un caro estinto,caro vecchio Edgar.

6 commenti:

  1. Ci riprovo, per la terza volta Google si mangia il commento.
    C'è un motivo dietro alla differenza di stile degli autori inglesi di cui hai parlato. Fino all'età della Austen ma anche dopo, fino a Jerome in realtà, il genere novel, il romanzo, in Inghilterra era considerato un genere di serie B che si leggeva di nascosto e si criticava in pubblico. Quello che stava bene leggere era la saggistica, ed è in quella che è confluito tutto l'orpello di cui parli e che a rileggerla adesso è antiquariato, nera testimonianza dell'epoca ma veramente niente di più. Da noi spesso il saggio storico o filosofico aveva aspirazioni letterarie, e questo inevitabilmente portava alcuni autori di letteratura a sconfinare nella saggistica, forse per paura di essere considerati una lettura poco seria.

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  2. Carissima, innanzitutto benvenuta sul mio blog!

    Quello che dici è vero, in quegli anni il novel era un genere di modesto profilo che usciva perlopiù in riviste e quotidiani, e destinato quindi a un pubblico soprattutto popolare; lasciamo perdere che poi questi autori si chiamavano DIckens e Thackeray, altro che serie B. Però anche i racconti di Poe uscivano sull' Herald tribune e altri quotidiani, per cui credo che fosse proprio un modo di scrivere e pensare diverso, come hai detto tu si sconfinava nella saggistica per paura di essere considerato un pennaiolo; non per niente molti scrittori americani pubblicavano i loro "romanzacci " sotto falso nome, vedi la Alcott. Però la leggibilità degli Inglesi si è mantenuta tale ben oltre Jerome e il contesto vittoriano;Per dire, negli anni venti del novecento ci fu una grande fioritura di Ghost- tales sia in Inghilterra che negli states; puntualmente i racconti degli inglesi sono sempre magnifici (e il più grande di questi autori, M.R. James, era nientemeno che il rettore di Cambridge e non pubblicava certo nei quotidiani) mentre quelli americani sono stilisticamente invecchiati,vedi Lovecraft che era un autore assolutamente magnifico ma dallo stile troppo New-England, ossia pesantuccio. Conclusioni; secondo me gli autori inglesi tenevano conto del pubblico e meno di se stessi, con gran divertimento di chi leggeva e grandi guadagni per le loro tasche.

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  3. Da fan di Poe e del "giallo", ovviamente non potevo esimermi dal leggere i racconti di Dupin.
    Come te, ho fatto un po' di fatica, ma allo stesso tempo credo siano una lettura imprescindibile. Per come la vedo io, sono l'inizio, i semi, di un qualcosa che poi è stato successivamente "raffinato" da altri.
    A proposito degli Inglesi, è inutile negarlo: nel romanzo hanno una marcia in più.
    Forse il mio giudizio è un po' "condizionato": da figlia di una Prof di Inglese, sono cresciuta leggendo romanzi inglesi, proprio perché era quello che trovavo in casa (e in abbondanza XD).
    In altre parole: il primo amore non si scorda mai XD!

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  4. Si,si,Omar concordo con te la grandezza di E.Poe è indiscutibile e anche per me i suoi racconti sono stati fra i grandi amori letterari dell' adolescenza insieme alla fantascienza però soprattutto'Il Mistero di Marie Roget' è di una pesantezza notevole l'ho letto una sola volta e non penso lo rileggerò più.Però mi permetto di aggiungere che Lovecraft era un caso particolare nella letteratura Americana che in quegli anni è stata la fucina delle più importanti Pulp magazines mondiali che hanno dato una vitalità e fruibilità incredibile ai generi(poliziesco,fantascienza,western,horror,etc.)e insieme a tanti scribacchini hanno forgiato scrittori del calibro di D.Hammett,R.E.Howard,R.Chandler,C.A.Smith,lo stesso Lovecraft(anche se sulle riviste i suoi racconti spesso venivano semplificati),etc.Bye da Andrea!

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  5. Hi perfettamente ragione, infatti io etichettavo come "datate"solo le ghost-stories, che non hanno la semplice immediatezza di quelle inglesi,ma lungi da me criticare grandissimi come Hammett o Chandler ( più Hammett, secondo me....) e altri autori che purtroppo, essendo digiuno di fantascienza a parte Fredrick Brown o qualcosa di Bradbury, non ho mai letto o comunque approfondito ma dei quali in ogni caso so che sono maestri nel loro genere. Riviste come Black Mask sono state fondamentali nel contribuire a forgiare l'immaginario fantastico-avventuroso del secolo scorso; perchè ognuno di noi ha amato almeno un genere di quelli da te citati, quindi dobbiamo tutti qualcosa agli americani e alle loro riviste; in uno degli ultimi post parlavo del black mask nostrano (anche se il paragone ovviamente non regge) ossia il cerchio verde, che poteva essere un qualcosa di epocale se il regime non l'avesse chiuso perchè istigava alla violenza e altre cretinerie del genere; ma allora l'america era veramente la terra della libertà e dei sogni, e giustamente appena liberi dal giogo fascista abbiamo assimilato tutto l'assimilabile; e per riallacciarsi al discorso dei pulp, lo sapevi che Gianluigi Bonelli, il creatore di Tex, ne era un lettore accanito? infatti le primissime avventure di Tex hanno poco del Western classico alla John Ford e molto di Mickey Spillane,autore che Bonelli idolatrava; infatti nel 1948 dovevano essere scioccanti tutte quelle scene di violenza, turpiloquio e ragazze discinte (poi molte cose le censurarono e Tex venne notevolmente ammorbidito), e non per niente i lettori se ne innamorarono subito.Ciao da Omar.

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  6. Scusami avevo frainteso il tuo discorso,comunque le ghost-stories americane migliori forgiate da scrittori-artigiani non dai letterati più rinomati si trovavano anch'esse sulle riviste('Weird tales'o'Argosy'sopra di tutte).Avevo letto il tuo bel post sul'Cerchio Verde' mentre di Bonelli sapevo solo che era ammiratore di Salgari,Dumas o Zane Grey ma in effetti riflettendoci non sorprende troppo il suo attaccamento alle riviste.Saluti da Andrea!

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