mercoledì 15 maggio 2013

L’IMPRONTA SCARLATTA; IL ROMANZO D’ESORDIO DI RICHARD AUSTIN FREEMAN, IL PIU’ GRANDE GIALLISTA DELL’ETA’ EDOARDIANA.





Per “Età edoardiana” si intende quel periodo storico Inglese compreso tra il 1901 (anno di morte della regina Vittoria e conseguente ascesa al trono del figlio Edoardo) e la prima guerra Mondiale,dopo la quale la rigida divisione classista inglese ebbe il primo scossone per poi crollare definitivamente sotto i colpi di chitarra dei Beatles.
In quest’epoca l’Impero britannico era ancora potentissimo  e si estendeva fino alla Polinesia, mentre Londra e altre grandi città inglesi navigavano l’onda positivista; il background perfetto per uno scrittore come Austin Freeman e per un detective come il suo dottor Thorndyke, medico legale che risolve i casi confidando prettamente sulla scienza e sui suoi elaboratissimi macchinari e strumenti di analisi; il trionfo del detective positivista e scientifico che dal 1920 in poi sarà sostituito dal razionale pensatore tutto  “cellule grigie”.
Freeman è l’unico autore di Polizieschi dell’epoca Edoardiana assieme a Chesterton che sia sopravvissuto fino a noi e soprattutto che sia ancora meritevole di lettura (a parte felici episodi come Trent’s last case di Bentley, in quel periodo la narrativa poliziesca visse un periodo transitorio,un ponte ideale tra Conan Doyle e la golden age), e meritevole lo è davvero perchè trattasi di un autore geniale e di grande leggibilità.
Chi conosce Freeman solo per sentito dire (o sentito leggere in qualche guida al poliziesco) ha solo delle nozioni arbitrarie e riduttive, in quanto vi si dice solo che il suo dottor Thorndyke è il più scientifico degli investigatori, che è il primo medico legale mai apparso e che le sue storie abbondano di tecnicismi etc. Tutto giusto, ma purtroppo si tace delle splendide descrizioni di Londra,delle tenerissime storie d’amore, delle conversazioni brillanti tra il dottore e il suo assistente e dei siparietti umoristici;un gran peccato perchè sono queste,più che i complicati  e ormai datati esperimenti di Thorndyke, le motivazioni che portano a leggere Freeman a oltre un secolo dal suo primo libro. Perfino il terribile (verso i gialli classici) Raymond Chandler in una sua lettera elogia apertamente l’autore, che definisce “un mago” e “uno scrittore migliore di quanto si immagini”.  E se il bilioso Chandler scrisse questo, allora c’è da credere in un effettivo valore di questo scrittore.

Freeman esordi nel 1907, con il romanzo “L’impronta scarlatta”. In questa prima storia appare subito il dottor Thorndike, descritto come un uomo affascinante, spiritoso e dai modi gentilissimi (ma niente affatto pomposo come Philo Vance) e naturalmente di estrema intelligenza. A tracciare questo elogiativo ritratto è il dottor Jervis, il Watson della situazione; esso è un simpatico giovane medico neolaureato e disoccupato che dopo aver incontrato dopo anni il vecchio amico Thorndyke accetta di buon grado di fargli da assistente per un nuovo caso di cui si sta occupando,ossia il dover dimostrare l’innocenza di un giovane onesto e retto ingiustamente accusato di furto (notare come in questo libro manchi il morto,una cosa davvero rara) ,ma da tutti ritenuto colpevole perchè nella cassaforte è stata rinvenuta una sua impronta digitale. Apparentemente la colpevolezza del giovane è lampante, ma il geniale medico legale e patologo forense dimostrerà il contrario, smascherando il vero colpevole (che per tutto il romanzo cerca di fare fuori Thorndyke con mezzi curiosi, dal lancio di un dardo letale all’invio per posta di un sigaro avvelenato) e facendo tutti felici e contenti, compreso il buon Jervis che in questa storia troverà l’anima gemella dopo un pudico ma tenace corteggiamento.
C’è da dire che in questo romanzo l’intreccio vale non tanto per l’identità intuibilissima del colpevole,ma per il modo nel quale il dottor Thrndyke procede allo smantellamento delle prove a carico dell’innocente; i procedimenti sono lunghi ma niente affatto noiosi, e nell’epoca dei RIS si leggono quasi con affetto; e poi c’è la splendida prosa di Freeman,un vero scrittore nato.

I suoi libri,quasi tutti tradotti benissimo  da Alberto Tedeschi, sono  reperibili abbastanza facilmente nei classici del giallo e nella compagnia del giallo Newton; i miei preferiti sono “L’occhio di Osiride”  e  “IL testimone muto”, ma se li trovate prendeteli tutti.
L’impronta scarlatta poi è reperibile anche in libreria nello splendido Mammuth Newton “I grandi maestri del giallo” volumone che comprende questo e altri grandissimi romanzi d’esordio di vari autori; tra i titoli citiamo Poirot a Styles court,le inchieste di Monsieur Dupin,La strana morte del Signor Benson,Uno studio in rosso,Charlie Chan e la casa senza chiavi,La scala a chiocciola,Delitto a villa rose; assolutamente imperdibile per chi vuole avvicinarsi al mondo del giallo classico.




INTRECCIO E SOLUZIONE FINALE;  8/10
-LEGGIBILITA’  8/10
-ATMOSFERA  9/10
-HUMOUR   8/10
-SENTIMENTO   9/10

MEDIA VOTO; 8,4

4 commenti:

  1. L'ho appena terminato (acquistato in EBook nella collana zeroquarantanove) e, purtroppo, non mi è piaciuto; l'ho trovato noioso. Anche se ho apprezzato il metodo d'indagine, scientifico e supportato da elaborate sperimentazioni, ho trovato la scrittura poco coinvolgente. Amo moltissimo, visto che lo hai citato nel post, la prosa di Chesterton che è molto evocativa e d'atmosfera, mentre i personaggi e le ambientazioni di Freeman (questo è il primo suo giallo che leggo) mi sono parsi piatti. Ho inserito questo tuo articolo nel mio blog http://decadentvintage.blogspot.it/2013/08/limpronta-scarlatta.html. :)

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  2. Ciao Niki, benvenuta su mio blog. Beh indubbiamente il libro è un poco datato,ma forse è colpa mia che ho scelto di recensire questo titolo (in quanto primo romanzo del ciclo) piuttosto che altri molto più avvincenti e coinvolgenti come L'occhio di Osiride e Il testimone muto. Per quanto riguarda Chesterton considero questo autore come il più raffinato scrittore di gialli in assoluto, anche se purtroppo non avendo pubblicato romanzi lunghi ma solo racconti non ha la visibilità che meriterebbe nella storia del genere. Grazie anche per la sponsorizzazione del mio articolo nel tuo blog, che visiterò molto volentieri.

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  3. ciao Omar,
    anche io ho appena terminato il libro..acquistato dopo aver letto la tua recensione ...purtroppo non ho l'abitudine di leggere i commenti, ma d'ora in poi lo farò..perchè più pareri sono meglio di uno solo.
    Un libro davvero noiso, per nulla accattivante ...tutta la simpatia per i personaggi...ma non basta ...le ultime pagine le ho lette saltando le righe ..non ne potevo più ...l'ho pagato solo 4.90 euro...ma era meglio spenderli in un gelato.
    Il tuo blog è molto carino ..mi piace trovare qui nuovi suggerimenti ... ma quando scrivi " i procedimenti sono lunghi ma niente affatto noiosi" ...beh..mi viene un pò da mandarti affettuosamente a quel paese... :-)

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    1. Ciao Tiziana,

      vedi fin dall'inizio ero titubante nel recensire un Freeman, sia positivamente che negativamente, èerchè è un autore molto datato che va contestualizzato; non ha la scorrevolezza di un Conan DOyle o di una Christie, è un autore affascinante (anzi, per certi versi forse il più affascinante, almeno nelle descrizioni della Londra Edoardiana) ma non proprio immediato, e questo vale anche per il discorso dei procedimenti di Thorndyke; in epoca odierna fanno sorridere e/o annoiare, ma al tempo erano davvero innovativi. Ti invito timidamente a rirpovare con l'autore leggendo i romanzi "L'occhio di Osiride" e "Arsenico" che sono molto più belli e completi dell'impronta scarlatta...se non ti piacciono nemmeno questi vuol dire che l'autore non è nelle tue corde (cosa più che legittima, se sapessi quanti autori largamente incensati non piacciono a me) ma io credo che, comunque, se li leggi non mi manderai a quel paese... ;)

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