domenica 5 maggio 2013

L'ULTIMA TAPPA DI ANTHONY BERKELEY;UN CONTROGIALLO





 

(immagine presa dal blog del giallo Mondadori)



Anthony Berkeley è uno degli autori del “terzo girone” dell'appassionato di libri gialli. Questo perchè il neofita quasi sempre si approccia alla letteratura poliziesca attraverso gli autori più famosi e soprattutto più reperibili nelle librerie; la Christie,Ellery Queen,Stout,CHandler,COnan Doyle; questi autori rappresentano il primo girone,il più esterno.
 Poi il lettore si interessa al genere e comincia a cercare altri autori altrettanto grandi ma ignorati dalla distribuzione libraria,che quindi bisogna cercarsi per biblioteche e bancarelle;parlo di scrittori come John Dickson Carr,Edgar Wallace,S.S. Van Dine,Cornell Woolrich; di questi  ogni appassionato ha cercato con costanza e passione di reperire tutta l'opera.
Poi,rinfrancati e soddisfatti dalle grandi opere dei maestri,scatta la vera passione collezionistica, quella che porta a sfogliare dizionari del giallo,fare ricerche su Internet visitando vari siti e blog specializzati nel poliziesco; il tutto per sapere quali sono gli autori meno famosi ma meritevoli quanto i più celebrati.
E qui,in questo “terzo girone” ,che ci si imbatte puntualmente in Anthony Berkeley Cox.Un autore molto dotato per gli intrecci e che spicca anche per l'altissima qualità della sua scrittura,che oltre ai romanzi con l'intuitivo ma rozzo,gaffeur e talvolta antipatico Roger Sheringham (era una novità per l'epoca caratterizzare il detective in modo tanto negativo) conta anche altri capolavori scritti sotto il nome di Francis Iles;il più grande di essi è per me il romanzo “Il sospetto” da cui Hitchcock trasse l'omonimo grande film,un autentico capolavoro spietato e pessimista su una donna che si rende conto pian piano di aver sposato un assassino.
E scrittore spietato e pessimista Berkeley lo è stato molto spesso,come nel romanzo del 1933 “L'ultima tappa”,che proprio in questi giorni torna in edicola dopo 34 anni di assenza.
I classici del giallo ripropongono infatti questo romanzo della serie di Roger Sheringham (in una versione a quanto pare sforbiciata,ma in ogni caso tradotta benissimo) che spicca sugli altri titoli del comunque sempre poliedrico e sorprendente autore Inglese per la tecnica narrativa eccezionale e ai tempi veramente innovativa; infatti questo è un vero e proprio “contro-giallo” perchè si parte dal presupposto non di scovare una assassino bensì di proteggerlo.
La storia è questa; c'è una festa in maschera sul tema degli assassini famosi, e durante il trattenimento la moglie del fratello del padrone di casa,donna pericolosamente vicina allo squilibrio mentale,oltre a rendersi ridicola con tutti quelli che le capitano a tiro minaccia di rovinare la vita di alcuni dei presenti con delle rivelazioni scottanti che,a detta sua,farà il giorno dopo.Poi prosegue in una serie di sconcertanti stranezze e proclami di suicidio,fino a giocare a mettersi un cappio attorno al collo.Uno degli invitati passa di li,la vede e...le toglie la sedia da sotto i piedi. Punto.
Il cadavere viene scoperto,la polizia viene chiamata e in quel mentre nella testa di tutti,in particolare di Roger Sheringham che si trovava ospite alla festa,sorge il desiderio di far passare un omicidio per un suicidio;quindi,come in assassinio sull' orient-express e altre gialli “etici” il romanzo diventa una spietata analisi dell'    omicidio a fin di bene,quello commesso per motivi non dico nobili ma quantomeno spiegabili; nel mondo creato dallautore la tranquillità delle persone è più importante di una vita umana seppur sbagliata,e il lettore si trova suo malgrado a fare il tifo per tutti loro,aiutati da Berkeley che riversa sulla storia fiumi di quel cinismo inglese intriso di understatement che porta a minimizzare tutto quello che per altri è il sale stesso della vita.Un passaggio emblematico dice “nessuno dovrebbe sposarsi a vent'anni,casomai provare a convivere insieme;a 30 anni non siamo gli stessi che eravamo a 20,le persone cambiano e l'amore quasi sempre finisce...” questa e altre perle di filosofia cinica sono sparse per tutto il libro.
Poi il colpo di scena finale,beffardo e orribilmente ironico,in perfetta sintonia con tutto il resto del libro.
Insomma,un vero piccolo capolavoro d'intreccio,di scrittura e di profondità psicologica;altro che bieca letteratura d'intrattenimento come vorrebbero molti critici.Un  ennesimo gioiello proposto da una collana che attualmente,grazie a collaboratori capaci e intelligenti,vola su ottimi livelli regalandoci almeno un titolo imprescindibile al mese.

INTRECCIO E SOLUZIONE FINALE;  9/10
-LEGGIBILITA’  10/10
-ATMOSFERA  8/10
-HUMOUR   8/10
-SENTIMENTO   7/10

MEDIA VOTO; 8,3

2 commenti:

  1. Al mercatino di Lucca ho visto un sacco di gialli di Berkeley. La prossima volta ne prenderò qualcuno (ci sono titoli da avere assolutamente di quest'autore?).

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  2. Mah,di Berkeley per me il capolavorissimo è il sospetto (che ti ho trovato io),poi questo l'ultima tappa e il caso dei cioccolatini avvelenati;bellissimo anche il primo che ha scritto, "Uno sparo in biblioteca" edito però solo da Polillo.Comunque grazie della dritta,non vedo l'ora di andare a Lucca perchè di Berkeley mi mancano due soli titoli,"delitti di seta" e "Il mistero di Elsie vane" se poi ci torni da solo e li vedi..

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