mercoledì 29 gennaio 2014

“L’ULTIMA AVVENTURA DI PHILO VANCE” DI S.S. VAN DINE; UN CANTO DEL CIGNO SOMMESSO MA MELODIOSO.


Parlare di William Huntington Wright alias S.S. Van Dine è un qualcosa che va fatto con molta cautela. Siamo infatti davanti a colui che forse era il più colto ed erudito autore di polizieschi di sempre, di uno degli autori più rigorosi e impeccabili (solo Austin Freeman in questo gli era pari) di un vero e proprio teorico del romanzo giallo.
 

l'autore
 
 
Non scrisse molti romanzi polizieschi Van Dine, solo 12. Ma di questi, due ( La fine dei Greene e La canarina assassinata)nsono dei grandi capolavori della letteratura americana del ventesimo secolo, indispensabili per capire e conoscere una certa New York degli anni venti almeno quanto gli scritti di Fitzgerald. Altri tre (La strana morte del signor Benson, L’enigma dell’alfiere e La tragedia in casa Coe) sono romanzi polizieschi magnifici ed paradigmatici di un genere. Il resto va dall’ottimo al discreto, e certo gli ultimi romanzi non hanno un intreccio paragonabile ai primi lavori; ma ciononostante soffro nel sentirli definire mediocri, come scrive più di un addetto ai lavori. E’ come giudicare la Christie portando sempre come esempio Styles court o Dieci piccoli Indiani, sminuendo inevitabilmente ogni altra buona cosa l’autrice abbia scritto; no, gli ultimi romanzi con protagonista Philo Vance (come noto, il superomistico e altezzosissimo investigatore dandy creato dall’autore) sono comunque prodotti assolutamente godibili, da non trascurare ne soprattutto sottovalutare.

Siccome dei capolavori dell’autore si parla molto e bene in altri lidi, voglio parlare di Van Dine proprio partendo dalla fine, ossia dal suo ultimo romanzo rimasto incompiuto, non nell’intreccio o nella soluzione finale ma nella stesura, in quanto l’autore morì prima di “rimpolparlo” , di dare a trama, descrizioni e personaggi quello spessore che gli è tipico specialmente nelle opere migliori; ma quello che rimane è un romanzo breve che nell’edizione dei tascabili Newton che ho io (da evitare quella nell’omnibus Le ultime avventure di Philo Vance, sempre con traduzione vetusta e nomi Italianizzati) per occupare le canoniche 96 pagine ha bisogno di un Font grande il triplo che negli altri volumi.

Ma se si guarda il bicchiere mezzo pieno, questa incompiutezza è uno dei punti di forza della storia, che scorre velocissima e leggera, e che di fatto è quasi una commedia brillante con descrizioni d’ambiente un poco più lunghe del solito; questo ne fa un libro perfetto per una lettura di una sera, in quanto anche i lettori più rilassati possono terminare il volume in un’oretta; non tanto per la sua brevità, ma perché la storia diverte ed è accattivante.
 
 

Il vero, suggestivo titolo del romanzo ( da noi ribattezzato melodrammaticamente “L’ultima avventura” , che come nel caso di Addio Miss Marple non è affatto un congedo dai lettori da parte del personaggio, ma un libro che potrebbe essere collocato in qualunque momento dell’opera Vandiniana) è “The winter murder case”, e infatti l’ambientazione è tipicamente invernale. Siamo in una tenuta con castello 5 ore a nord di New York, nel bel mezzo di un gelido inverno. Philo Vance vi viene invitato per sorvegliare sugli inestimabili preziosi del signore del maniero, Carrington Rexon, un creso in perfetto stile americano. L’uomo è preoccupato perché la festa di fidanzamento del figlio Richard con la bella e sofisticata Carlotta Naesmith, sposa affascinante ma praticamente impostagli dal padre, si è arricchita di molti invitati giovani e di dubbia estrazione, e il tesoro custodito in una delle sale del castello potrebbe fare gola a qualche uccello da preda.

Un Vance molto più umano e simpatico del solito (forse perché l’autore non ha avuto il tempo di renderlo insopportabile come sempre)si reca alla tenuta con l’aria del vacanziero; in essa conosce la Bella ed eterea Ella Gunthar, una Mary Sue alla Wallace abbastanza atipica per l’autore, che vive nel castello come dama di compagnia e amica di Joan, la figlia invalida (dopo un incidente a cavallo) di Rexon, altro personaggio dolcissimo e patetico; si può dire infatti che le pagine più belle per il sentimentale sottoscritto (e magari più indigeste ai Vandiniani doc abituati al cinismo quasi senza speranza della Fine dei Greene) sono quelle con le due fanciulle, con Ella che si esercita di nascosto nel pattinaggio artistico (è una vera campionessa) di nascosto a Joan per non farle pesare la sua infermità, mentre invece la dolce invalida avrebbe voluto più di ogni altra cosa che l’amica continuasse a pattinare, e soprattutto che sposasse suo fratello Richard, visto che i due si amano dall’infanzia ma la loro unione è osteggiata dal signor Rexon a causa delle umili origini di Ella. Come si risolverà questo quadro idilliaco? Visto che in questo romanzo l’autore è di una delicatezza assoluta, direi proprio bene.

Tornando all’intreccio poliziesco, nonostante la sorveglianza i gioielli vengono rubati, e due persone vengono trovate morte. E’ chiaro che un investigatore del calibro di Vance, abituato a misteri ben più complessi e terribili,  risolva il caso in quattro e quattr’otto e contribuisca alla felicità dei cuori palpitanti del castello.

Insomma, come avrete capito questo “Winter murder case” è un divertissement, che anche compiuto avrebbe accresciuto di poco il suo spessore; quindi i detrattori dell’ultimo Van Dine hanno tutte le ragioni per massacrarlo. Ma il sottoscritto, che non è un purista dell’intreccio e non vuole meraviglie a tutti i costi, riesce comunque a entusiasmarsi per una storia discreta, delicata ed evocativa di una magnifica atmosfera anni trenta, che non merita affatto l’oblio.
 



Il volume si trova, oltre che nel giallo economico Newton (disponibile in ebook a 0,49) anche in edizione Cartacea nel catalogo Gremese, con il titolo “Philo vance e il delitto al castello”, al non proibitivo prezzo di 6,90 euro.
 
 

2 commenti:

  1. Dei 12 romanzi di Van Dine con protagonista Vance ne ho letti 5, tutti mi sono piaciuti moltissimo, soprattutto "La Canarina assassinata" (sono d'accordo, un vero capolavoro al di là del genere). L'ultimo mi manca, ne ho sempre evitato la lettura per la sua presunta "incompletezza", ma dopo aver letto quanto sopra, allora direi che posso recuperarlo a cuor leggero. Parlando poi del personaggio di Vance, è vero, può risultare altezzoso e forse un tantino affettato, però mi piace molto la dinamica tra lui e Markham, che per certi versi è il suo opposto.

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  2. Già, la canarina assassinata è un vero capolavoro, anche se gli preferisco di un'incollatura La fine dei Greene. Comunque per leggere questo ultimo romanzo basta non avere aspettative del livello dei due libri sopra citati, e il libro risulterà assai godibile.

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