mercoledì 17 aprile 2013

-I DIMENTICATI;

KAY STRAHAN -  LA FATTORIA DEL DESERTO




 Il mio passatempo preferito è setacciare bancarelle e mercatini dell'usato in cerca di libri,gialli e non.Per colpa della crisi questi ultimi sono prosperati in modo incredibile,nella piana Tra Pistoia e Firenze dove risiedo ne sono spuntati come funghi.In quasi tutti questi mercatini nell'angolo libri (più o meno esiguo a seconda di dove si va)si trova sempre qualche libro giallo,soprattutto degli anni settanta-ottanta.
Una regola di molte catene di mercatini dell'usato è che dopo 60 giorni il prezzo deciso per il libro si deprezza della metà,e dopo 90 giorni del 75% ; e mi è successo una volta di entrare in uno di questi mercatini e trovare una pila di classici del giallo scaduti.Già partivano da un euro come prezzo di base (questo per capire che affari si possano fare),deprezzati venivano la bellezza di 25 centesimi l'uno;visto che ho l'ambizione di avere la collana completa dei classici del giallo ho arraffato i molti che non avevo senza nemmeno guardare di cosa trattavano,alla fine con 8 euro ho portato a casa 32 libri e non mi pareva di star li a minimizzare.

Riordinandoli negli scaffali ho notato un volume più corposo degli altri,con una bella copertina di Oliviero Berni riguardanti due fanciulle assorte e somiglianti fra loro (Berni era subentrato da poco al mediocre Roger Barcilon,il primo copertinista dei classici del giallo,le cui copertine sempre uguali con primi piani di gente impaurita non sono assolutamente di mio gradimento)e un titolo bello ed evocativo,”La fattoria del deserto”.
Cercando su internet ho scoperto che il romanzo,scritto nel 1933,è uscito negli stessi anni nella collana delle palmine(i collezionisti le chiamano così perchè il logo Mondadori degli anni trenta era appunto un piccola palma) e poi ristampato solo in quell'occasione nei classici.Una relativa rarità dunque,oltre che l'unico romanzo dell'autrice tradotto in Italia.
Il mio quinto senso e mezzo mi suggeriva di leggerlo subito,e siccome la giornata di febbraio era fatta apposta per far stare i pigri come me placidamente seduti sul divano,ho seguito l'auto-consiglio.
E ho fatto bene,anzi benissimo.Che romanzone sensazionale questo della Strahan,un perfetto giallo – thriller un po alla Wilkie Collins (per i personaggi e lo stile sempre un po’melodrammatico)e un poco alla Edgar Wallace (bande di criminali organizzate,tesori nascosti,sottotrame arzigogolate)ma anche estremamente raffinato nella psicologia dei personaggi,con quelli femminili che per fascino e importanza sovrastano nettamente i maschili,tutti alquanto buzzurri e materialisti.
E poi l'ambientazione è assolutamente originale. Infatti la fattoria del titolo è appunto un immenso ranch tra Nevada e Utah,tra piane desertificate e immensi pascoli.Non proprio un topos del romanzo giallo classico,anzi l'esatto contrario del villaggetto di campagna inglese o della vetusta villa dell'east coast americana;ma non dimentichiamoci che uno dei capisaldi assoluti del giallo,lo studio in rosso di Conan Doyle,è per metà ambientato proprio in quest'America ancora primitiva e misteriosa,ancora “western” per molti aspetti.
Voce narrante è l'anziana governante e tuttofare della proprietà,un vero angelo del focolare che da decenni protegge tutti gli abitanti della casa.La vita scorre tranquilla fino a che non arrivano due enigmatiche gemelle,figlie dell'unica figlia del padrone del ranch (e signore incontrastato di quelle terre)morta da tempo dopo una vita ribelle e turbolenta.
Le due gemelle sono identiche ma una è buona e dolce e l'altra cattiva e sprezzante.Puntualmente il giovane figlio adottivo del proprietario si innamora di una delle due,non sto a dirvi quale.Le gemelle sono apparentemente in visita di cortesia,ma cercano incessantemente qualcosa nell'immensa proprietà.
Poco dopo capita nella tenuta un personaggio equivoco legato alle gemelle,e iniziano le liti,i sospetti,gli equivoci e infine i delitti.
Quando la situazione diventa insostenibile,viene chiamata a sbrogliare la matassa non un Poirot o un Holmes o un Vance,ma una giovane e bella ragazza dai capelli rossi di nome Lynn MacDonald;a detta di tutti è la più eccezionale detective della zona,e seppur con riluttanza viene assunta.Proprio questo tipo di detective donna,che si va ad aggiungere ad altri personaggi femminili deliziosi disseminati nel romanzo,rappresenta un unicum per l'epoca;le Kay Scarpetta e le altre detective in gonnella erano ancora parecchio lontane,ma già la narrativa americana poteva contare su una di esse.Che poi Lynn ovviamente risolverà brillantemente il caso,che presenta una soluzione che il lettore di oggi può certo ritenere inflazionata ( e forse lo era già nel 1933) ma che però calza perfettamente al resto del libro.
Finale poi tutto zucchero e miele,anch'esso perfettamente pertinente a un libro che in un anno in cui Ellery Queen e la Christie stavano riscrivendo le regole del giallo doveva già sapere di vecchiotto,ma che invece regge benissimo proprio per quel suo essere fuori dal tempo.Certo,se amate i gialli scientifici e rigorosi evitatelo,ma se come me siete un po’ Collinsiani e un po Wallaciani fareste meglio a procurarvelo.
La traduzione è molto buona,ripresa da quella anni trenta ma rinfrescata,quindi senza nomi italianizzati o toscanismi vari;si legge benissimo.
Su E-bay ne vedo sempre qualche copia in vendita a pochi euro,quindi è un libro abbastanza ben reperibile.

-INTRECCIO E SOLUZIONE FINALE;  8/10
-LEGGIBILITA’  9/10
-ATMOSFERA  8/10
-HUMOUR   6/10
-SENTIMENTO   10/10

MEDIA VOTO;8,2

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